panama informazioni finanziarieSolo una settimana dopo essere stata inclusa nella lista nera dell'Unione Europea come un "paradiso fiscale", il governo di Panama ha deciso di firmare accordi di scambio di informazioni finanziarie automaticamente a partire dal 2018 con cinque paesi: Regno Unito, Paesi Bassi, Italia, Messico e Norvegia; mentre ha già firmato con altri tre: Spagna, Germania e Giappone e continua a negoziare con altre otto nazioni.

Con la firma degli Accordi Multilaterali tra le autorità competenti (MCAA), Panama spera di migliorare la sua immagine di fronte all'Unione Europea e cerca di ridurre l'impatto delle sanzioni per chi sta incluso nella lista nera. In precedenza, Panama aveva assicurato al Forum Globale sulla Trasparenza dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (noto con l'acronimo OCDE) che avrebbe condiviso le informazioni finanziarie secondo il Common Reporting Standard, ma attraverso accordi bilaterali. Ora la cancelleria panamense ha ammesso che la via bilaterale non era stata la più efficace ed è per questo che è entrata a far parte del MCAA.

Altri quattro paesi (Bahamas, Hong Kong, Brunei e Macao) avevano optato per lo stesso meccanismo di Panama, ovvero lo scambio automatico di informazioni fiscali attraverso un meccanismo bilaterale; tuttavia, la stragrande maggioranza delle giurisdizioni con politiche fiscali amichevoli lavoravano già da prima con meccanismi multilaterali, quindi il passo che Panama ha appena realizzato cerca di collocare il paese all'interno della tendenza predominante in questo scenario.

Secondo la cancelleria panamense, ci sono più di 50 giurisdizioni che hanno riconosciuto il loro interesse nello scambio di informazioni finanziarie con l'Istmo. Per calmare i timori emersi dopo la decisione, il ministero degli Esteri ha chiarito che, anche se ora optano per uno scambio multilaterale, Panama manterrà il diritto di stabilire con quali giurisdizioni avere lo scambio automatico di informazioni.

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Pubblicato in Paradisi Fiscali
Domenica, 29 Novembre -0001 19:00

Cosa è un paradiso fiscale?

cosa e un paradiso fiscaleSono giurisdizioni con una pressione fiscale molto bassa, con regimi fiscali molto agevoli per coloro che decidono di conservare i propri risparmi.

Per i pensionati e per coloro che gestiscono grandi fortune, i paradisi fiscali sono luoghi molto attraenti poiché consentono loro di eseguire operazioni legali che incidono su una minore pressione fiscale. Ma la mappa dei paradisi fiscali, a causa della pressione, sta cambiando e sempre più giurisdizioni si stanno unendo ai Trattati per lo Scambio di Informazioni (sarebbe a dire, condividere i dati finanziari degli individui).

Tra coloro che hanno firmato i trattati incontriamo la sempre neutrale Svizzera, Isole Cayman, Ecuador, Bermuda, Isola di Man, Jersey, Gibilterra, Mauritius, Filippine, e anche le Barbados, Cile, Dominica, India, Niue, Seychelles, Uruguay, Trinidad e Tobago.

Anche in Europa, le giurisdizioni hanno ricevuto fortissime pressioni, così ad esempio, Liechtenstein, Città del Vaticano, San Marino e Principato di Monaco hanno rinunciato e, quindi, hanno smesso di essere attraenti per coloro che facevano ricorso a queste giurisdizioni per risparmiare denaro in tasse. Il problema non finisce qui, poiché entro il 2018 altri paesi hanno annunciato che si uniranno alla norma: Andorra, Arabia Saudita, Australia, Bahamas, Belize, Brasile, Brunei, Canada, Cina, Costa Rica, Dar es Salaam, Granada, Emirati Arabi Uniti Uniti, Hong Kong, Indonesia, Israele, Giappone, Isole Marshall, Macao, Malesia, Monaco, Nuova Zelanda, Qatar, Russia, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Singapore, San Martin, Turchia.

Allora, cosa fare? È ancora possibile operare da un paradiso fiscale con una società offshore?

Per fortuna ci sono ancora dei paradisi fiscali e attraverso di loro si può ancora continuare a creare strutture giuridiche e triangolazioni dipendendo dal regime di tassi o imposte adottate. Quindi la domanda da un milione di dollari è: sono finiti i paradisi fiscali a partire dal 2017? Assolutamente no.

Questi paesi hanno dovuto apportare modifiche e adottare nuove leggi per adattarsi ai nuovi tempi; però continuano ad esistere giurisdizioni dove, attraverso strutture giuridiche e servizi finanziari, le informazioni degli individui sono, come dovrebbero sempre essere, totalmente private.
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Domenica, 29 Novembre -0001 19:00

Quali sono i paesi chiamati paradisi fiscali?

qual son i paradisi fiscaliUna delle questioni più controverse di oggi riguarda cosa si intende con paradiso fiscale. Sembra che non pochi identificano alcuni paesi come "paradisi fiscali", mentre altri paesi, più vicini a tali caratteristiche, non sono nemmeno menzionati. La verità è che v'è ora una grande campagna mediatica contro i meccanismi finanziari adottatati da piccoli paesi con poche risorse naturali e umane per sopravvivere in una società sempre più diseguale.

Per paradiso fiscale possiamo guardare a una giurisdizione in cui ci sono poche o nessun tipo di tasse, leggi favorevoli al segreto bancario che permettono di mantenere al massimo la privacy dei conti bancari, delle operazioni commerciali e professionali.

Uno dei meccanismi di ingegneria fiscale più utilizzati nei paradisi fiscali è la formazione sul posto di società offshore che sono esentate dal pagamento di tasse a condizione che non realizzino operazioni nel paese dove è stata creata la società.  Il segreto bancario vigente in paradisi fiscali protegge le aziende offshore e il proprietario di tale società.

Un altro vantaggio delle società offshore riguarda il fatto che la sua costituzione può essere molto veloce, dato che la burocrazia non è molto pesante e ha costi contenuti.
Ma torniamo alla domanda iniziale, quali paesi possono essere considerati oggi un "paradiso fiscale"? La lista più diffusa è quella della redatta dalla Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sulla base di quattro punti per determinare se una giurisdizione è o meno un "paradiso fiscale".

Il primo elemento che prende in considerazione la OCSE è il sistema tributario vigente in ogni paese.  Anche se l'OCSE riconosce ad ogni giurisdizione il diritto di determinare ciò che contraddistingue le tasse, ad ogni modo coloro che hanno leggi fiscali considerati "soft" sono nel mirino dell'OCSE.

Un altro punto preso in considerazione dall'OCSE è quello che viene chiamato "mancanza di trasparenza", che è un elemento molto soggettivo. Un terzo fattore molto più "misurabile" è; se la giurisdizione ha firmato accordi per lo scambio di informazioni fiscali con altri governi. Nel caso in cui il paese risulta riluttante a firmare tale tipo di accordi, allora aumenterà la possibilità di risultare nella lista nera.

Infine, l'OCSE valuta se non viene richiesto lo sviluppo di un'attività concreta nel territorio. Dopo aver analizzato questi quattro punti, l'OCSE decide quale giurisdizione comprendere o meno nella lista nera.
Oggi, sono considerati dall'OCSE paradisi fiscali questi territori: Bermuda, Isole Cayman, Jersey, Barbados, Mauritius e Isole Vergini Britanniche.
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Come funzionano le società offshore?

societa offshore 1Il termine società offshore significa una determinata entità registrata in un paese straniero considerato paradiso fiscale, che però sviluppa i suoi affari fuori da questa giurisdizione. Tra i principali vantaggi che offrono queste società e che le convertono in strumenti attraenti per persone di tutto il mondo riguarda il fatto che sono facili da creare, o meglio, ci sono poche pratiche burocratiche per formarla, attraverso di esse è possibile ridurre la pressione fiscale e proteggere meglio i propri beni.

I paesi dove di solito vengono create le società offshore rispettano la privacy e difficilmente rispondono alle richieste dei tribunali stranieri. Formare una società offshore è un processo semplice che richiede solo un paio di giorni, non c'è bisogno di aprire uffici o di assumere dipendenti. A volte non è nemmeno necessario avere un vero e proprio proprietario, altrimenti collocare un fiduciario oppure una società come azionista.

Le società offshore, essendo registrate in paradisi fiscali, non pagano le tasse in quelle giurisdizioni, perché operano all'estero. Così, attraverso questo meccanismo giuridico del tutto legale, è possibile ridurre il carico fiscale.
Come funziona una società offshore? Diciamo ad esempio che una società produce limoni in Guatemala e li vende in un supermercato in Italia. Per fare questo dispone di tre aziende, tutte di proprietà: quella che produce limoni, registrata in Guatemala, un altra che vende, registrata in Italia e una terza, una società offshore costituita in un paese senza tassazione, come Panama.

Quindi l'azienda che produce i limoni afferma che una cassa ha un costo di produzione di USD 100 e lo vende per USD 100, alla società offshore. Pertanto, la società di produzione non registrerà profitti in Guatemala e quindi non deve pagare le tasse. Quindi, la società offshore vende la cassa di limoni di USD 400 alla società che commercializza tali limoni, in Italia. L'ultima impresa dichiara di aver venduto i limoni nel supermercato, a USD 400, e non avendo dunque alcun profitto, non dovrà pagare le tasse in Italia. Nel frattempo, i USD 300 che ha guadagnato la società  con la scatola di limoni sono stati registrati nella società offshore a Panama, che, svolgendo attività all'estero (in questo caso, Guatemala e Italia) non paga le tasse.

Per la legge italiana, creare una società offshore non è un delitto, ma se non la si dichiara, allora si può incorrere in una violazione delle leggi fiscali. Secondo l'Agenzia delle Entrate, molti ricorrono ai paradisi fiscali, per risparmiare sulle tasse, dedurre le spese, evitare i creditori o per non vedersi esposti alle richieste degli ex coniugi.
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