Un salasso di nome Imu

imuUn salasso di nome Imu

Non è una tassa e nemmeno un balzello, come qualcuno lo ha definito, mentre i membri del Governo tengono a precisare che non è assolutamente assimilabile all’Ici. Cosa sia, nella realtà dei fatti, la nuova Imu, gli italiani avranno il piacere di scoprirlo tra meno di un mese; infatti scade il 18 giugno il termine ultimo per effettuare il primo pagamento, rigorosamente in acconto. L’Imposta Municipale sugli Immobili è una forma di tassazione diretta che colpisce, indistintamente, i proprietari di qualsiasi fabbricato, ubicato all’interno del territorio italiano, aggravando la già endemica crisi finanziaria, al sol fine di ridurre la spesa pubblica ed il deficit tra Pil e debito di Stato. Dopo l’introduzione di questa ulteriore forma di prelievo coatto, somigliante più ad una tassa sul patrimonio piuttosto che ad una imposizione progressiva, un’analisi sulla pressione fiscale italiana, ha evidenziato che, tra gli aumenti delle accise ed il generale accrescimento del costo della vita, il peso delle tasse, nel Paese, è salito a livelli record e presto potrebbe toccare anche valori prossimi al 50%. Nel dettaglio, per l’abitazione principale, quella di residenza del nucleo familiare, per la scadenza di giugno, è prevista l’applicazione di un’aliquota fissa pari al 4 per mille, ferme restando le detrazioni applicabili, in misura fissa per un franchigia di 200€ e con ulteriori sgravi, per ogni figlio convivente fino al 26 anno di età, pari a 50€ l’uno. Per tutti gli altri immobili, siano essi sfitti, locati o semplicemente non abitati per motivi di assistenza o sanitari (come nei casi di persone anziane ricoverate in istituti di cura), l’aliquota per il calcolo è quasi raddoppiata, raggiungendo il tetto del 7,6 per mille. Sulla seconda casa e sulle ulteriori tipologie di immobili, non sono previste agevolazioni. Il sistema di calcolo è semplice, basta avere a disposizione la rendita catastale del fabbricato, rivalutarla del 5% e moltiplicarla per 160. Quel risultato finale è l’ammontare dell’Imu dovuta allo Stato per il solo fatto di avere una casa di proprietà. Proprio questa eccessiva rigidità, nello modalità di calcolo, ha portato a galla furiose polemiche da parte di numerose associazioni dei consumatori, sindacati e raggruppamenti di settore, che lamentano un’applicazione anti sociale della tassa, nella parte in cui non pone alcuna differenza, tra immobili di diversa categoria catastale, non prevedendo nemmeno una suddivisione per zona di ubicazione. Ma l’acconto Imu di giugno pare sarà il meno caro e doloroso per le tasche di tutti quegli italiani che, con il proprio lavoro, sono riusciti negli anni ad acquistare l’abitazione principale, magari anche la seconda casa, da utilizzare nei mesi estivi o da locare quale investimento. Infatti entro luglio i Comuni fisseranno gli eventuali incrementi delle aliquote, in base alle previsioni di bilancio, ferma restando la possibilità per il Governo, qualora il gettito della tassa fosse inferiore alle aspettative, di modificare il sistema di calcolo, incrementando ancora i coefficienti o riducendo il peso delle detrazioni sul totale a debito. Tra l’altro nessuna delle somme pagate a titolo di Imu tornerà ai cittadini sotto forma di servizio, perché le quote destinate alle amministrazioni periferiche sono veramente minime, con buona pace degli amministratori locali, stretti tra vincoli di bilancio sempre più stringenti e minori rimborsi dallo Stato, che se da un lato paga i fornitori privati dopo anni, ha smesso già da un po’ di alimentare le casse degli enti locali, nonostante a loro nome vengano riscosse ancora diverse tasse. Nonostante la situazione drammatica ed il peso delle tasse sempre crescente, diversi Comuni, soprattutto nel Nord, stanno deliberando, previa copertura finanziaria, la completa esenzione dall’Imu per tutte le abitazioni principali, lasciando l’imposta solo alla seconda casa. Morale della favola? Investire all’ estero dove il mattone ancora rende e non costa!

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