Non tutti i paradisi fiscali sono uguali /1

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La relazione annuale pubblicata lo scorso gennaio da ONG Global Financial Integrity (GFI) calcola che 6,5 miliardi di dollari nel mondo in via di sviluppo sono stati persi nel buco nero dei flussi finanziari illeciti tra il 2000 e il 2008 - modo velato per riferirsi ai centri finanziari offshore nei paradisi fiscali - dove, secondo lo studio, l'America Latina è rappresentata nella lista dei 10 paesi emergenti con maggiore fuga di capitali capeggiata dalla Cina.
"Questo comprende dalla distorsione dei prezzi nel commercio internazionale all'evasione fiscale e i soldi della corruzione", ha detto il capo economista del Global Financial Integrity, Dev Kar, co-autore del rapporto citato da Karly Curcio. In questo periodo si è raddoppiato il flusso illegale di capitali dell'America Latina, con una media annuale di 105 miliardi di dollari.
La maggior parte di questa fuga di capitali riguarda enti economici legittimi: multimilionari, multinazionali o istituti finanziari. Secondo il Global Financial Integrity (GFI), oggi sono 10 i paesi con i maggiori flussi finanziari illeciti: Cina, 2,18 miliardi di dollari; Russia, 427 miliardi; Messico, 416 miliardi; Arabia Saudita, 302 miliardi; Malesia, 291 miliardi; Emirati Arabi Uniti, 276 miliardi; Kuwait, 242 miliardi; Venezuela, 157 miliardi, Qatar, 138 miliardi e Nigeria 130 miliardi di dollari.
Il terzo paese nella classifica di Global Financial Integrity (GFI) è il Messico e la principale fonte di fuga di capitali è la distorsione dei prezzi delle grandi corporazioni. Ma la classifica delle 10 nazioni mette in chiaro una cosa: la stragrande maggioranza - includendo i due paesi dell'America Latina - sono produttori di petrolio.
L'economista argentino Jorge Gaggero, rappresentante del Sud America per la Tax Justice International (Giustizia Fiscale Internazionale, ONG che combatte per la giustizia e la trasparenza fiscale), considera che i dati mostrano che è un fenomeno strutturale.
"I dati mostrano che è una tendenza in crescita, ma che non varia con l'espansione o la contrazione di un'economia: è di natura strutturale. C'è una ingegneria finanziaria internazionale molto oliata attraverso l'opacità e la segretezza che forniscono i centri finanziari offshore (paradisi fiscali)"
Aggiunge Jorge Gaggero che a questo flusso di fondi illegittimi si aggiunge il cosiddetto "hot money" (denaro caldo), quantità speculativa che entra ed esce provocando instabilità finanziaria.
Tuttavia, l'economista omette una verità inconfutabile: il flusso di denaro verso i paradisi fiscali è dovuto, da un lato, alla corruzione in alcuni paesi che vogliono coprire la spesa pubblica eccessiva con tasse elevate, così come all'insicurezza fisica e monetaria. Secondo il tono del suo discorso, tutto indica che Jorge Gaggero è un portavoce in più della campagna orchestrata da alcuni governi nei confronti dei centri finanziari off-shore per farli apparire come "nidi di riciclaggio di denaro sporco, narcotraffico e conti gestiti dai terroristi".
Il Global Financial Integrity (GFI) menziona che, tra il 2000 e il 2009, in America Latina il cosiddetto «flusso illegale» o denaro inviato ai paradisi fiscali ogni anno, si comporta così: Messico, 46.000 milioni di dollari; Venezuela, 17 miliardi; Argentina, 10 miliardi; Cile, 8 miliardi e Costa Rica, 4400 milioni dollari. E si dovrebbe domandare agli analisti della Global Financial Integrity: perché associare il "flusso illegale" di denaro ai paradisi fiscali? non è più onesto indicare chiaramente quali paradisi fiscali si prestano al gioco sporco di "hot money" criticato da Jorge Gaggero? (continua)

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