Mezzo miliardo di euro al giorno per mantenere l’apparato burocratico

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Aumentano le tasse e non si riesce a scongiurare nemmeno il tanto temuto aumento dell’ Iva, ma si continuano a spendere tantissimo soldi per colpa dei costi di gestione e di mantenimento dei Ministeri. Questo il quadro, che emerge dall’ analisi compiuta dal commissario Bondi, deputato all’ analisi e all’ attuazione della spending review, ovvero la pratica fiscale di contenimento della spesa, che dovrebbe permettere risparmi per 5 miliardi di euro subito dopo il varo, senza permettere però una minima riduzione del carico fiscale. I cittadini italiani continuano a guardare i paradisi fiscali come isole felici dove pagare meno tasse e potersi permettere, attraverso la costituzione di società offshore, una vita dignitosa e piena di soddisfazioni, che non preveda una pressione fiscale eccessiva e che non includa il dover versare, anche sugli utili della propria impresa, onerosi importi a titolo di prelievo fiscale. Le prime stime del Ministero dell’ Economia parlano chiaro: quasi 108 miliardi di euro l’ anno vengono spesi solo per il mantenimento dell’ apparato burocratico     dell’ Italia, un dato che non ha eguali in tutto il mondo occidentale. Tutto questo preclude la crescita e, attraverso una tassazione ingiusta ed iniqua, anche la libertà di fare impresa, che è possibile invece trovare nel mercato offshore. La soluzione logica e legale alla crisi sistemica e agli assurdi sperperi di cui, ancora oggi, l’ Italia si rende responsabile alle spalle degli onesti cittadini, è investire offshore, pianificare anche il proprio trasferimento in un paradiso fiscale e iniziare a pagare zero tasse. I paradisi fiscali soprattutto in questi momenti tornano alla ribalta, sfatando quell’ alone di falsità ideologiche, che spesso e volentieri vengono poste in essere dai regimi democratici per dissuadere i tantissimi contribuenti stanchi, dall’ investire in società offshore, che invece risulta essere un’ ottima soluzione per pagare meno tasse. Panama ad esempio, grazie all’ apporto di professionisti qualificati, può permettere ottime possibilità di sviluppo e di guadagno, essendo il paradiso fiscale per eccellenza, dal quale o attraverso la quale, gestire la propria società offshore e pagare meno tasse, rispetto a quelle che sarebbero dovute nel proprio Paese d’ origine. Ma cosa rende i paradisi fiscali vere e proprie mete dei viaggi della speranza di tantissimi italiani? Prima di tutto, la stanchezza mentale e fisica di persone che lavorano, mettendo tutto sé stessi nell’ idea imprenditoriale intrapresa, salvo poi capire che 500 milioni di euro al giorno delle loro tasse, vengono impiegati per pagare una macchina amministrativa lenta e che non funziona; questi uomini e donne stanno sempre più realizzando l’idea che investire offshore con una società offshore permette di pagare meno tasse o pagare zero tasse. Prendere atto di questa situazione ed il rischio di vedersi, da qui ad un paio di mesi, un ulteriore aumento della tassazione con l’ incremento delle aliquote Imu e l’innalzamento dell’ Iva anche di due punti, fa desistere anche quelli che fino a poco tempo fa si dicevano, senza alcun motivo fondato, contrari a investire offshore. In modo del tutto legale è possibile aprire ed iniziare ad operare con una società offshore presso un qualsiasi paradiso fiscale, che non è, come nell’ immaginario collettivo, terra di nessuno: si tratta di grandi Stati emergenti ed organizzati, che hanno per vocazione storica, deciso di mantenere la possibilità per tutti gli investitori di pagare meno tasse, prediligendo investire offshore e le aperture di mercato, piuttosto che sistemi chiusi all’ interno dei quali tartassare e sbarrare la strada allo sviluppo.

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