Lo scudo fiscale

Scudare o non scudare, questo è il dilemma.
Di Giovanni Caporaso


Questo neologismo non è ancora entrato negli aggiornamenti dei dizionari della lingua italiana ma è gia molto diffuso nell’ambito dei commercialisti, degli operatori finanziari, degli avvocati e dei fiscalisti. Il verbo da cui deriva il sostantivo “scudato”, significa usare lo scudo fiscale, in altre parole proteggere dai futuri accertamenti del fisco i capitali detenuti all’estero e non dichiarati e regolarizzati attraverso un rimpatrio e il pagamento di una penale. In pratica, il termine è sinonimo di “evasore pentito”. 

 

 

Il nuovo scudo fiscale, proposto dal governo Berlusconi nella manovra d’estate, propone un’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dall’Italia, a condizione che le stesse siano rimpatriate dai paesi extra Ue. Il Ministro Giulio Tremonti ha dichiarato che il vero beneficio di questo provvedimento è chiudere la caverna di Ali Babà. I contribuenti si chiedono però, chi chiuderà la caverna di Ali Babà del fabbisogno statale che nei primi otto mesi dell’anno è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel mese di agosto si è assestato, in via provvisoria, a circa sette miliardi, rispetto a un saldo negativo di 5,546 miliardi del mese di agosto del 2008.
Molti clienti sono rimasti perplessi sulla manovra e ci hanno chiesto: “Dobbiamo scudare?”.
Il provvedimento, secondo la nostra opinione favorisce più chi ha commesso reati in falso in bilancio, piuttosto di chi ha eluso la dichiarazione. Inoltre, il provvedimento potrebbe servire da scudo per chi ha evaso o eluso le imposte in Italia.
Prima di valutare se scudare o no, l’investitore deve tenere conto non solo della penale sul capitale o sul rendimento, ma sui costi reali di liquidare gli investimenti esteri e rimpatriarli. Ad esempio, secondo il provvedimento, gli immobili acquistati nei paesi UE possono essere regolarizzati, mentre quelli detenuti nei paesi extra UE sono soggetti a rimpatrio, in altre parole devono essere venduti per essere trasformati in liquidità scudata. Immaginiamo ad esempio la necessità di rimpatriare un pied a terre nel Principato di Monaco, l’immobile del valore di un milione di euro, venduto in fretta, causerebbe una perdita di almeno un trenta per cento, oltre al pagamento della multa per attivare lo scudo-ter, calcolata in funzione del rendimento annuo presunto del 2% per un periodo di cinque anni. Facendo i conti della serva, del milione di euro investito all’estero, ci si ritroverebbe in tasca non più di 600.000 euro! Chi poi possiede un portafoglio di titoli diversificati in paesi extra Eu rischia di entrare con tutti e due i piedi nelle sabbie mobili. Alcuni Hedge Fund non consentono ad esempio il riscatto prima di tre o sei mesi, e alcune polizze assicurative impongono penali molto elevate nel caso di riscatto prima di due o tre anni. Anche qui, se l’aliquota del 5% dello scudo-ter per investimenti finanziari, appare alla portata, sommata ai costi di vendita in un mercato che ancora non si è ripreso e alle penali varie, potrebbe causare delle perdite proibitive. Le sanzioni per l’ omessa dichiarazione potranno variare dal 10 al 50% e non è prevista la confisca, è quindi necessario calcolare bene le eventuali perdite per rimpatriare i capitali, perchè i vantaggi dello scudo non sono per chi ha esportato i capitali
Ritornando al quesito iniziale, ovvero se scudare o no, il nostro consiglio è di rivolgersi a un commercialista o ad un avvocato in Italia perché ogni caso è differente all’altro e va analizzato legalmente ed economicamente.
Chi ha investito in immobili o pacchetti azionari attraverso società anonime non rischia nessun accertamento, sempre che abbia preso le dovute misure di sicurezza. Chi ha fatto l’errore di investire a proprio nome, deve valutare da una parte i rischi di un possibile accertamento e dall’ altra i costi per avvalersi dello scudo fiscale.
La decisione ovviamente la dovrà prendere il contribuente. Dagli ultimi dati emersi tre contribuenti italiani su quattro non risulterebbero congrui al redditometro, ossia applicando il metodo di accertamento sintetico, è per questo che il governo si arrampica sugli specchi ed offre lo scudo fiscale. In realtà le autorità non sono in grado di controllare l’ esercito di contribuenti che applica l’ autoriduzione. 

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