La Guardia di Finanza sta già indagando sui nomi di 500 italiani

La stretta: la Guardia di Finanza sta già indagando sui nomi dei 500 italiani emersi dalla ventiquattrore di un commercialista
San Marino, Svizzera e Montecarlo
I paradisi nel mirino del Fisco
Controlli concentrati anche su Vaduz. I 30mila finti residenti
Di Roberto Bagnoli / Corriere della Sera 15 Agosto 2009

ROMA — La campagna d’autun­no per la caccia all’esportatore ille­gale di capitali si concentrerà in quattro Paesi: San Marino, Monte­carlo, Svizzera e Liechtenstein. E nel mirino della Guardia di Finanza potrebbero finire molto più dei 170 mila sospetti evasori fiscali, ci­fra indicata l’altro giorno dal diret­tore generale dell’Agenzia delle En­trate Attilio Befera. Da indiscrezio­ni risulta che i 170mila si riferisco­no solo al 2007, ai quali vanno ag­giunti i 30mila presunti finti resi­denti all’estero per avere un tratta­mento fiscale più amichevole e quelli da scovare negli anni succes­sivi.
La cifra comunque, sia 170 o 200mila, non si riferisce automati­camente agli evasori fiscali certi. I tecnici dell'Agenzia delle entrate precisano che la segna­lazione avviene in automatico dal sistema informatico in base a erra­te compilazioni del rigo RW della di­chiarazione dei redditi modello Uni­co che riguarda movimenti di capi­tali verso o dall’estero per somme superiori ai 10mila euro. Il rigo va compilato non solo per denunciare l’esistenza di conti correnti od ope­razioni finanziare sull’estero ma an­che per la detenzione di azioni par­cheggiate in tesorerie estere o la proprietà di immobili o imbarcazio­ni.
Ma quanti sono i contribuenti ita­liani che hanno conti o capitali al­l’estero? Cifre esatte non sono state fornite ma secondo Vittorio Carlo­magno, presidente di Contribuen­ti. it — che ieri tra l’altro ha diffuso uno studio secondo il quale l’Italia con il 51% del reddito imponibile non dichiarato è in testa alla classi­fica europea degli evasori fiscali — sareb­bero oltre 700mila gli italiani che le­galmente o illegalmente hanno de­nari fuori confine.
Ma se per ora la macchina dei con­trolli dell’Agenzia delle entrate si muove incrociando dati per arrivare a una platea di «indiziati» il più pre­cisa possibile, la Guardia di Finanza sta già mettendo sotto torchio i 500 nominativi che sarebbero saltati fuo­ri dopo l’arresto di un avvocato sviz­zero ai quali vanno aggiunti i titola­ri dei conti presso Ubs Italia nella ipotesi che abbiano anche dei lega­mi con il quartier generale svizzero. Una short list piuttosto numerosa visto che, secondo quanto ha scritto ieri il New York Times , sono 150 i clienti americani di Ubs nei con­fronti dei quali la magistratura sta­tunitense ha aperto un’inchiesta pe­nale per evasione fiscale. Il mondo degli esperti fiscali si sta intanto mobilitando per cercare di decritta­re l’iniziativa dell’agenzia delle en­trate. Tommaso Di Tanno, docente di diritto tributario e consulente di molte società italiane (tra l’altro è presidente del collegio sindacale di Vodafone) ritiene che la cifra dichia­rata dall’Agenzia delle entrate «ap­partenga ad attività di routine». «Faccio fatica a credere che Befera ­continua - abbia indicazioni così elevate e, visto che risalgono al 2007, dovrebbero essere già scatta­te le indagini». Per Di Tanno co­munque la strada maestra per de­bellare il fenomeno dell’esportazio­ne di capitali è quella di rivolgersi al sistema bancario italiano. «È im­possibile — spiega il superconsu­lente — avere oggi posizioni finan­ziarie o patrimoniali all’estero sen­za la complicità delle banche».
Anche per Arvedo Marinelli, pre­sidente dell’associazione nazionale consulenti tributari (Ancot), i 170mila è «una cifra enorme, un re­cord nella storia fiscale del Paese». E, pur augurandosi che l’azione del Fisco serva per sconfiggere la piaga dell’evasione, è più propenso a cre­dere si tratti di una manovra, di «un effetto psicologico per convin­cere gli evasori fiscali ad aderire alla nuo­va versione dello scudo fiscale».
«Una mossa pubblicitaria per spa­ventare gli ignoranti», questo il commento di Giovanni Caporaso, un ex giornalista che nel 1992 si è trasferito a Panama, si è laureato in diritto, e ha aperto una società off-shore molto attiva su Internet che offre ogni genere di consulenza per sfuggire alle maglie troppo strette della legge italiana.

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