La grande truffa sui titoli negoziabili di debito e il debito pubblico

debito-pubblicoL’economia mondiale è, per certi aspetti, un mercato chiuso o almeno cosi si credeva che fosse, nella misura in cui, fino ad una trentina di anni fa, non si trovava in circolo più ricchezza di quella realmente detenuta dai singoli investitori. Ad un certo punto però, i grossi agglomerati bancari decisero che era necessario immettere una sorta di mercato delle scommesse su determinati titoli o gruppi di pacchetti azionari, progettando e realizzando i titoli negoziabili di debito, ovvero la rovina per l’intera catena economica mondiale.
E si sa che grazie al debito che contraggono gli Stati, le tasse sono sempre in aumento.
Inizialmente il fenomeno, in fase embrionale, venne circoscritto al mercato statunitense, almeno per la messa a punto dei pacchetti di credito, rivenduti poi ad azionisti ed investitori di tutto il mondo.
Il sistema dei titoli negoziabili di debito è semplice e simmetrico, segno della grande sicurezza che banche tradizionali e d’investimento possiedono, certe che il proprio operato sarebbe stato, anche se scoperto, insabbiato dal politico o dal faccendiere di turno.
Ad un certo punto della storia macro economica, le banche iniziano a vendere i crediti derivanti dalla concessione di mutui ipotecari, ai più importanti istituti d’investimento, le cinque “sorelle” che, da sole, gestiscono la quasi totalità dei patrimoni borsistici degli Usa: Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Merrill Lynch e Bear Stearns.
Con l’avvento dei titoli negoziabili di debito, le banche iniziano a fare niente di più che gli intermediari, cessando dalle proprie peculiarità
In pratica, chi assume il rischio, rimane titolare dell’insolvenza e dell’eventuale perdita connessa, mentre chi lo riacquista, pagando un sovrapprezzo, acquisisce all’interno del proprio portafoglio, i crediti derivanti dagli incassi delle rate di mutuo che i mutuanti corrispondo, a scadenza, ai mutuatari.
Questo sistema, almeno agli albori, non impatta negativamente sulla stabilità economica globale, anzi rinvigorisce anche il bilancio dello Stato e riduce il debito pubblico, perché traina l’economia ed il mercato immobiliare, attraverso una speculazione moderata che genera buoni introiti e permette anche a fasce d’utenza, normalmente non finanziabili, l’accedere al credito.
Ad un certo punto però il sistema, tutto sommato bilanciato, si rompe; le banche d’affari iniziano a creare dei pacchetti, composti dai diversi crediti acquistati dalle omologhe non commerciali, assemblandoli e offrendoli al pubblico degli investitori mondiali attraverso i CDO, detti anche prodotti derivati complessi. Da questo momento in poi finisce la favola ed inizia l’incubo dei titoli negoziabili del debito.
Le banche tradizionali concedono sempre più credito e non solo nel settore immobiliare: prestiti personali, fidi e plafond sulle carte di credito, vengono indiscriminatamente concessi, anche ad individui già inclini all’insolvenza o sovra indebitati; tutto questo solo per avere sempre a disposizione nuovi contratti da vendere alle banche d’affari attraverso lo strumento dei titoli negoziabili del debito.
E le tasse aumentano per ingrassare le pance di banche e governanti!
Non paghi degli altissimi profitti generati da questi nuovi prodotti, ecco la mossa che ha portato al tappeto l’intera economia globale, incidendo e non poco anche sul debito pubblico di diverse nazioni, che nel frattempo, abbagliate dagli altissimi profitti generati dai CDO di titoli negoziabili del debito, hanno investito in massicci acquisti di smisurati pacchetti.
Le banche d’affari creano un nuovo mostro, sulla falsa riga dei titoli negoziabili di debito, formando pacchetti di vendita contenenti i subprime, ovvero i crediti più rischiosi del mercato azionario, sottoscritti da pessimi pagatori e personaggi insolventi; con la complicità delle agenzie di rating, ottengono una valutazione da primi della classe per questi nuovi CDO, portando ancora più investitori istituzionali ad acquistare e generando miliardi e miliardi di dollari di profitti, almeno in apparenza.
Purtroppo però, ecco la fine della storia: i debitori iniziano a non pagare ed a non onorare le scadenze; questo comportamento, più che prevedibile, innesca un effetto domino, che travolge tutti coloro che hanno investito in titoli negoziabili di debito ed in subprime: le banche d’affari affondano, diventando insolventi; quelle tradizionali sono costrette, per rientrare dalle ingenti perdite, a continue azioni giudiziarie, lasciando sul lastrico e senza casa tutti coloro che avevano ritardi, più o meno gravi, sui pagamenti delle rate d’ammortamento. Le agenzie di rating, infine, vengono accusate e condannate per la diffusione voluta di informazioni false, mentre il debito pubblico vola alle stelle e l’economia mondiale affanna, tanto da portare l’intero sistema mondiale sull’orlo del precipizio, salvato solo da una massiccia ricapitalizzazione statale, che salva i colossi del credito e decreta un unico sconfitto: il cittadino comune, che paga con altre tasse la consistenza maggiore del debito pubblico.

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