L' emergenza Prodi

romano_prodidi Giovanni Caporaso


Il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi, a Bari per la Fiera del Levante, ha dichiarato:  «Lo dico con fermezza e chiarezza senza alcuno spirito polemico: è l’evasione fiscale la vera emergenza nazionale». «Il Paese non la può più tollerare ed è per questo che il governo continuerà ad intensificare i suoi sforzi fino a quando questo male, per non dire vergogna, non sarà debellato. Fino a che non sarà vinta questa battaglia l'Italia non sarà un paese civile.». Prodi ha anche rivendicato i risultati finora raggiunti grazie agli «sforzi compiuti dall’amministrazione e dalla Guardia di Finanza, che hanno consentito al Paese di contare, a partire dal 2007, su 20 miliardi di euro di risorse aggiuntive».
Ma cosa cosa c'è di civile in tartassare i piccoli imprenditori fino a stritolarli nella morsa fiscale, mentre i politici della maggioranza e i loro amici comprano case a prezzi di favore e gli sprechi del governo continuano? E che dire del il 22% degli immobili italiani che sono del Vaticano e non pagano le tasse? E perché non riformano le pensioni dei parlamentari? Sarebbe un gesto di responsabilità e di credibilità verso i cittadini.

 

In realtà la dichiarata guerra all'evasione fiscale non é altro che pura demagogia: il governo non ha la minima intenzione di combatterla ad alti livelli (Vaticano, banche, imprese multinazionali, ecc.) e poi la “guerra” serve a confondere l'elettorato sul fardello principale dell'economia italiana: la spesa pubblica selvaggia.
Come Bush tira fuori il video di Bin Laden quando vengono pubblicate le inchieste che attestano un 67% degli elettori a favore del ritiro dall'Iraq, Prodi tira fuori lo spauracchio dell'evasione fiscale quando la gente dice basta all' alta tassazione.
bill_harbaughMa poi é vero che alla gente non piace pagare le tasse o forse non se lo possono permettere? L'economista americano Bill Harbaugh ha fatto una scoperta che se confermata farà la felicità di Romano Prodi, infatti secondo lo studioso pagare le tasse dà piacere e rende felici. L’ illustre scienziato ha condotto uno studio sull’impatto a livello cerebrale dell’esborso di denaro, tasse e beneficenza. Ebbene quando paghiamo le tasse si illuminano le stesse aree di quando ci gustiamo un bel gelato, cibo della felicità. Lo studio condotto su un piccolo campione (nessun italiano tra questi) verteva sul far spendere denaro. Tra le spese vi erano appunto le tasse. il nucleo caudato e il nucleo accumbens, normalmente coinvolte quando viene soddisfatto un bisogno primario, come il nutrirsi. «Ci piace lamentarci delle tasse», afferma Harbaugh, «ma in realtà pagarle ci fa sentire meglio». Harbaugh ha poi ripetuto l’esperimento, inserendo tra le voci di spesa non tasse ma in opere di beneficenza, ebbene il risultato è stato sorprendente.
In Italia, la tassazione effettiva complessiva per un lavoratore dipendente va dal 60% per i redditi medio-bassi (1500€ al mese netti) al 70% per i redditi da lavoro più elevati. La Heritage Foundation, nel suo Indice sulla Libertà Economica, assegna all'Italia la 146a posizione su 156 paesi analizzati per quanto riguarda l'oppressione del fisco. E questo non è accettabile in un paese in cui i servizi pubblici non sono certamente all'altezza di quelli offerti da paesi come la Svezia. La lotta al capitalismo ci sta portando verso un baratro e l'imprenditore non ha più interesse ad investire, certo, almeno non in Italia.
I nostri politici e la stragrande maggioranza dei lavoratori tassati alla fonte (a cui spiegano che sono gli unici a pagare le tasse), ritengono che per avere un alto gettito fiscale bisogna applicare alte aliquote, cioè imposte alte, e che queste debbano gravare sulle quote di reddito più elevate. Tale convincimento è assolutamente erroneo, infatti si crea un fattore negativo ed una fuga impositiva. Mungendo una mucca all'infinito non si otterrà infatti un aumento della produzione del latte. Se l’obiettivo di un governo è la massimizzazione delle entrate fiscali deve evitare di creare inefficienze e disincentivi all' economia, dal lato della produzione, del lavoro, dei consumi, del risparmio e degli investimenti, anche con un livello di tassazione equo.
fabrizio_zampieriL' economista Fabrizio Zampieri spiega: “Certamente l'alta pressione fiscale sulle nostre imprese non aiuta la ripresa dello sviluppo economico. Uno degli effetti principali è costituito quindi dal rallentamento degli investimenti sull'innovazione e la ricerca che sono sempre stati i punti di forza delle nostre aziende, con la conseguente perdita di competitività rispetto alle imprese del Far East e dei Paesi dell'est, le quali, non possiamo negarlo, "giocano" anche con regole assai meno rigide e stringenti rispetto alle nostre. Il tutto si traduce quindi con la delocalizzazione all'estero delle nostre aziende più rinomate ma soprattutto con la chiusura di quelle che non hanno risorse sufficienti per poter decentrare la produzione”.
Sia gli Stati Uniti nell'era Reagan che il Regno Unito durante i governi della signora Thatcher, hanno rivoluzionato il sistema impositivo riducendo le aliquote, ottenendo un aumento delle entrate che ha permesso di redistribuire il carico fiscale a vantaggio dei più poveri.  Negli anni seguenti,  molti altri Paesi (una cinquantina in meno di dieci anni) hanno effettuato riforme fiscali, ispirate alla ricetta Reagan-Thatcher.
Alcune neo-democrazie dell'Est europeo, hanno introdotto un sistema fiscale non progressivo, in cui il contribuente è tenuto a pagare una sola aliquota, indifferentemente dal livello del reddito dichiarato. In genere, tale aliquota è tenuta bassa, e va dal 12%, al 20%. Ciò è finalizzato a due aspetti:  evitare il più possibile gli effetti distorsivi che le alte imposte introducono sui comportamenti degli imprenditori e ridurre gli elevati costi di fiscalizzazione che comporta un’imposta progressiva. Non é logico inoltre che se io imprenditore lavoro 12 ore al giorno, per sviluppare la mia impresa, devo pagare più tasse del mio impiegato che dopo 8 ore stacca dal lavoro e può dedicarsi alla sua vita privata. L'alta tassazione e specialmente la progressività disincentivano l'economia e la produzione.
In tutti i paesi europei che hanno adottato la “flat tax”, ovvero lo scaglione unico, le entrate fiscali si sono qu adruplicate in soli 2 o 3 anni.
Gli economisti neo-conservatori americani, che sono i più convinti assertori di tali politiche fiscali, consigliano, inoltre, un generoso sistema di “No tax area” (abolito dal governo Prodi), cioè di escludere dal pagamento delle imposte un'area significativa della quota di reddito, tale da far sì che i meno abbienti non paghino alcuna imposta. In fondo già tutti noi paghiamo le tasse sul consumo. La “No tax area” sarebbe inoltre una risposta a chi ritiene che “ricchi e poveri” non possano essere tassati con un' aliquota uguale. Insomma sarebbero tutti contenti e senza dubbio aumenterebbe il gettito fiscale.


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