L’ elusione fiscale come tutela dalla tassazione per ogni cittadino

elusione fiscale_10L’ elusione fiscale come tutela dalla tassazione per ogni cittadino

L’ elusione fiscale è l’utilizzo di tutti i mezzi legali per pagare meno tasse, un diritto del cittadino che viene spesso calpestato.

Differisce per molti versi dall’ evasione vera e propria, che può essere definita come la totale assenza di versamenti dei tributi dovuti in forma delle leggi in vigore.

Evasione fiscale ed elusione fiscale derivano entrambe dalla pianificazione fiscale, perché anche per evitare di pagare le tasse o pagare meno tasse è necessario programmare la propria azione, omissiva o parzialmente veritiera, mettendo in atto mosse e accorgimenti tali da rendere difficile all’amministrazione finanziaria di essere rintracciati o comunque punibili.

Mentre l’ evasione fiscale è un reato, l’ elusione si è trasformata, evolvendosi, in una sorta di lotta per la sopravvivenza, un diritto per ogni contribuente che vuole pagare meno tasse, attraverso delle operazioni, più o meno complesse, poste in essere in modo del tutto legale.

Negli Stati Uniti d’ America l’ elusione fiscale che scaturisce da un’ attenta pianificazione, è stata definitivamente resa legale ed accettata da una sentenza della Corte Suprema piuttosto datata. Correva ancora l’ anno 1935, quando infatti i giudici di merito riconoscevano il diritto di tutti i cittadini di organizzare i propri affari in modo da riuscire a pagare meno tasse.

Per quanto riguarda invece l’ Italia, l’ omologo soggetto istituzionale, la Corte di Cassazione, ha stabilito con tre recenti sentenze del 2008, dei principi che se non seguiti dal contribuente, possono dare luogo alla contestazione, da parte dell’ amministrazione finanziaria, all’ elusione fiscale, con la conseguenza che il contribuente va’ a decadere dai benefici concessigli: il soggetto fisico non dovrà mai trarre vantaggi indebiti dall’ utilizzo di negozi giuridici leciti, attraverso un uso o un’ interpretazione tesa a sviare la normale natura impositiva dei movimenti di bilancio.

Tutto ciò si traduce in un sostanziale discostarsi dalla pronuncia e dalle regole di diritto tributario degli Usa, non riconoscendo alla pianificazione fiscale quell’ adeguata valorizzazione che invece gli andrebbe concessa.

La posizione dell’organo giurisdizionale va ad integrare, nell’ interpretazione estensiva, il D.P.R. 600 del 1973, che esclude la buona fede del beneficiario di tutti gli eventuali sgravi o esenzioni concesse, quando ricorre anche uno solo dei tre requisiti pubblicati: assenza di valide ragioni economiche; aggiramento di obblighi e divieti previsti dall’ ordinamento tributario; indebita riduzione d’ imposta o rimborso di quanto versato in eccedenza.

Dunque l’ elusione fiscale non prevede l’ inversione dell’ onere della prova e comporta, per l’ erario, il dover provare con indizi chiari e sostanzialmente precisi, innanzi alle Commissioni Tributarie Provinciali, i casi di tutti i contribuenti che, mettendo in atto acquisti, cessioni, fusioni e quant’ altro inerente la propria impresa o crediti ad essa legati, mettono in atto la pratica dell’ elusione.

La pianificazione fiscale consente tuttavia, alla luce delle recenti pronunce, un’ organizzazione tale da poter fare tutto il possibile per pagare meno tasse, purché non sia quello il fine ultimo di tutte le movimentazioni; creare una holding al fine di reinvestire gli utili di gruppo, ad esempio, è un’ attività potenzialmente elusiva, che viene esclusa da tale casistica se le somme vengono effettivamente spese per tale fine ultimo.

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