Il valore della moneta, una grande illusione

monetaSempre più cittadini si pongono il problema di capire, nella realtà di tutti i giorni, quanto vale e in che modo viene garantita la moneta circolante. A riprova di quanto sempre affermato infatti, negli ultimi decenni il sistema economico internazionale si è volutamente slegato dalla effettiva ricchezza disponibile, creando strumenti finanziari oppure nuove operatività borsistiche, come la leva finanziaria, capaci di alterare e ridurre a zero il valore della moneta circolante.
Con l’avvento, anche nel vecchio continente, della moneta unica, si è proceduto in modo subdolo e dannoso, a slegare il valore delle banconote stampate o della monete coniate, dalla corrispettiva riserva aurifera che, prima dell’euro, esprimeva l’assicurazione dell’emittente ed il relativo contro valore, attraverso un prezzo convenzionale, slegato dalle oscillazioni della materia prima.
Oggi le singole banche centrali, in un sistema unico con gli istituti di credito tradizionali, di fatto stampano e garantiscono moneta solo attraverso una generale convenzione, accettata dalla totalità dei cittadini, soggiogati dal potere politico e dalle continue pressioni economiche, soprattutto in un periodo di recessione come quello nel quale stiamo vivendo.
Se, per esempio, l’Italia dovesse tornare a coniare e garantire personalmente il denaro circolante, potrebbe permettersi di immettere liquidità per un valore non superiore a 100 miliardi di euro, ovvero l’attuale stima dell’oro depositato presso i diversi magazzini ubicati all’interno delle filiali della Banca d’Italia. Invece oggi solo grazie a tali riserve, può usufruire di garanzie internazionali e della moneta unica, che l’autorizza, dietro l’egida della Banca Centrale Europea, ad emettere titoli di Stato per miliardi e miliardi di euro, con la sola garanzia del costante ed inarrestabile incremento del prodotto interno lordo.
Dunque la moneta, ha un determinato valore nominale, solo per convenzione e solo per decisione dei governi e delle banche centrali, altrimenti non varrebbe assolutamente nulla. Non tutti sanno, che nel caso in cui la Grecia decidesse o fosse costretta ad uscire dall’unione monetaria, tutte le banconote circolanti e recanti la serie iniziale Y, di colpo perderebbero il proprio valore; questo non perché lo Stato ellenico smetterebbe di garantirne il valore, ma perché gli altri componenti del board della banca centrale, dichiarerebbero inutilizzabile tale denaro, che diventerebbe carta straccia.
La smaterializzazione del valore della moneta è la logica conseguenza dell’irrigidimento delle condizioni economiche globali, dei diversi piani di austerity, delle misure depressive varate per salvare un ciclo produttivo ormai irrimediabilmente compromesso ed inarrestabile verso l’orlo del baratro.
Le banche centrali continuano ad immettere liquidità, per arginare la sfiducia dei risparmiatori, ma è come vendere eroina ad un tossicodipendente: più gliene viene fornita e più ne avrà di bisogno, fino a quando si arriverà al punto di non ritorno: il deprezzamento, un ondata inflazionistica peggiore di una tsunami, che riporterà con i piedi per terra tutti quanti. A quel punto la moneta non avrà alcun valore, riportando alla realtà dei fatti un’economia che, fino ad oggi, ha aggirato il problema della stampa di nuove banconote, attraverso la creazione artificiale ed artificiosa di nuova ricchezza tramite meri impulsi bancari, falsi movimenti di un dare e avere senza senso, perché privi di valore legale.
Meglio proteggersi con investimenti immobiliari offshore.

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