I paradisi fiscali resistono contro vento e marea

ocdeI paradisi fiscali resistono contro vento e marea

Secondo uno studio di Tax Justice Network (TJN) realizzato nel 2012, attualmente circa 80 nazioni sono considerate paradisi fiscali o giurisdizioni off-shore contro i recenti sforzi di organismi multilaterali per formalizzare il funzionamento dei loro settori finanziari.
Lo studio di TJN studio rivela che da 7,3 a 9,3 miliardi di dollari di transazioni non fiscalizzate provengono da 139 paesi di basso o medio reddito e il 61% di questa cifra corrisponde a un gruppo di 10, compresi i paesi dell'America Latina come Brasile, Messico, Venezuela, Colombia e Argentina.
Per gli analisti finanziari, tra i 21 e 31 miliardi di dollari, qualcosa come la metà del prodotto interno lordo globale, si muovono nelle transazioni non fiscalizzate e in giurisdizioni offshore. O come uno degli analisti finanziari di TJN ha assicurato: "contro vento e marea resistono i paradisi fiscali".
Anche gli analisti finanziari di "The Price of Offshore Revisited " garantiscono che nelle nazioni considerate paradisi fiscali circa 12 miliardi di dollari sono amministrati dalle cinquanta più importanti banche private di tutto il mondo, e nei loro territori, i conti bancari sono gestiti sotto riserva, il che si presta a che le società eludano le imposte, riaffermando che contro vento e marea resistono i paradisi fiscali.
A questo proposito, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), il G-20 e il Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) diventano le agenzie più attive in questo campo, classificando questi paesi come 'semplice territorio a bassa imposizione' o 'vero' paradiso fiscale. Ad esempio, la Svizzera ha basse imposte e un forte settore finanziario e, data l'efficacia delle sue leggi, non può essere classificata come paradiso fiscale.
Tuttavia, ci sono territori dove contro vento e marea resistono: i paradisi fiscali. Molti paesi dell'area dei Caraibi hanno preso un impegno di trasparenza fiscale con la OECD, ma non forniscono informazioni bancarie o fiscali non avendo nessun accordo di scambio con altri Stati. Quindi con la creazione di società offshore è abbastanza facile operare nei centri finanziari offshore, come per esempio nelle isole Cayman, Isole Vergini Britanniche, Curaçao e alcuni territori del vecchio Continente come il Liechtenstein, Monaco e Andorra.
Giovanni Caporaso Gottlieb dello studio legale Caporaso & Partners di Panama, ritiene che è assurdo demonizzare alcuni paesi con un ampio settore di servizi finanziari che si sono sviluppati dentro quadri regolamentari.
Per James Henry, ex capo della società di consulenza internazionale McKinsey e creatore dello studio di TJN, è "un enorme buco nero dell'economia globale che non era mai stato misurato: la ricchezza privata depositata in conti off-shore e l'ammontare dei ricavi esentasse che produce".
Pedro Sarmiento, direttore fiscale di Deloitte, ritiene che la regolamentazione e la restrizione ai paradisi fiscali siano una necessità e ogni passo in avanti si deve fare ogniqualvolta gli scandali finanziari appaiono come protagonisti. "Panama è un esempio da evidenziare. Il paese si è lasciato dietro la sua fama grazie agli accordi che ha firmato di recente e non è considerato come un paradiso fiscale, dal momento che si è impegnato con l'OCSE a generare vantaggi fiscali ai suoi investitori, sempre e quando si indaghi sull'origine delle loro risorse. In questo senso, ha perduto tale denominazione”, ha detto Sarmiento.

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