Ecco perché migliaia di miliardi stanno meglio nei paradisi fiscali che nelle banche occidentali.

milioni-euroEcco perché migliaia di miliardi stanno meglio nei paradisi fiscali che nelle banche occidentali.

Sempre più studi commissionati da associazioni di consumatori stanchi del continuo aumento dell’ imposizione fiscale, restituiscono dei dati molto importanti in materia di capitali in fuga: centinaia di miliardi di dollari infatti, fin dagli anni settanta, sarebbero stati sottratti alle economie dei Paesi ad alta tassazione, per giungere in depositi ubicati nei paradisi fiscali, dando vita ad una vera e propria economia parallela, fatta di sviluppo ed investimenti.
Ma mentre sempre più persone cambiano idea nei confronti dei paradisi fiscali, spesso additati come il male assoluto, la fuga di capitali si fa sempre più importante, tanto da coinvolgere ormai non solo l’ elitè ed i grandi ed importanti capitalisti, ma anche il piccolo e medio cittadino, del tutto disincantato dall’ attuale finanza mondiale.
L’ economia parallela venutasi a creare grazie alla fuga di capitali dai Paesi ad alta tassazione verso i paradisi fiscali, è molto più lineare e sostenibile rispetto a quella reale, vista anche la stabilità dei governi coinvolti e la solidità dei conti pubblici. Di contro, nei Paesi ad alta tassazione, la solita elitè finanziaria, non fa altro che commettere reati su reati, abusi di ogni genere e tipo, consapevole che alla fine le eventuali speculazioni finite male, saranno pagate dai singoli cittadini, sotto forma di maggiore tassazione, prelievi forzosi e sforzi maggiori. Questa sicurezza viene anche dal comportamento della classe politica, che lascia fare, foraggiando i grandi gruppi bancari mondiali che, di ritorno, possono essere di fondamentale importanza per la propria rielezione.
Da un lato i paradisi fiscali, che offrono una tassazione agevolata e molteplici possibilità di protezione del capitale, mentre il denaro che circola nel resto del mondo è in balia di chi può influenzare i mercati, alterare i tassi d’ interesse ed indirizzare le scelte politiche internazionali, grazie al proprio potere.
In quest’ ottica dualistica la fuga di capitali continua, senza tregua, verso lidi più tranquilli, rappresentati ormai solo dai paradisi fiscali e da quell’ economia parallela che, come spesso abbiamo avuto modo di affermare, piano piano sta divenendo prevalente, perché più democratica e meno costosa rispetto alla dittatura degli istituti di credito. I capitali in fuga dai Paesi ad alta tassazione risultano essere oggi pari a 17 volte il debito pubblico italiano, quindi rappresentando quasi 10 volte quello americano. Cifre immense che se venissero reinvestite potrebbero sopperire alla mancanza di fiducia ma che, senza una riforma profonda e definitiva, rappresenterebbero solo una panacea temporanea per il sistema economico mondiale, ormai malato e quasi incurabile.
Molti attaccano i paradisi fiscali solo perché non hanno, per colpa delle stesse banche, nulla e nonostante ciò si ritrovano a dover pagare per gli errori commessi da altri e scaricati sempre sulle spalle dei meno abbienti; intere famiglie oggi sopportano carichi fiscali superiori al 50% solo perché i giganti del credito continuano a lucrare, cercando sempre maggiori guadagni. Ma l’ economia parallela è sempre più in agguato e quando ci sarà il tonfo dei giganti, sarà ormai matura per prenderne il posto.

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