Differenza tra paradisi fiscali e regimi fiscali agevolati

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I paradisi fiscali sono in continua evoluzione per  contrastare  la feroce lotta che gli stanno facendo i paesi ad alta imposizione fiscale. Un’ eterna lotta iniziata in Europa ai tempi di De Gaulle e che non pare avere fine.
L’ OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – nel suo Harmful Tax Competition Act, effettua una distinzione tra paradisi fiscali e regimi fiscali agevolati.
Sono paradisi fiscali gli Stati che non prelevano imposte  o il cui prelievo è una percentuale molto bassa dei guadagni o degli introiti, e in cui sussiste almeno un’altra delle seguenti condizioni:
• mancanza di un effettivo scambio di informazioni;
• presenza di norme o prassi che limitano la trasparenza riguardo i beneficiari economici;
• assenza di una effettiva transazione economica.
I paradisi fiscali sono stati costretti, per uscire dalla lista nera (blacklist) dell’OCSE (Panama ne è uscita a luglio 2011) a firmare trattati per lo scambio d’informazioni. Molti di questi trattati sono però solamente dei “pezzi di carta”. in quanto poi non esiste modo di ottenere informazioni in questi Paesi. Spesso gli stessi governi dei Paesi considerati paradisi fiscali hanno lasciato aperta una porta d’ uscita ai professionisti dell’offshore, in modo tale da aggirare gli obblighi imposti dai trattati. Ogni Paese redige però la propria blacklist, quindi uscire dalla blacklist dell’OCSE non significa ad esempio uscire dalla blacklist dell’Italia.
I Paesi con regimi fiscali agevolati, sono invece quei Paesi che, pur applicando un’imposizione fiscale considerata ordinaria, offrono vantaggi impositivi ad alcuni soggetti o a determinate categorie impresari ali o professionali. Si tratta di Stati che in genere sono membri OCSE ma che offrono agevolazioni fiscali ben determinati.
Non c’è quindi da spaventarsi ad usare strutture societarie dei paradisi fiscali. In Italia ad esempio è possibile registrare le fatture ricevute o emesse verso soggetti ubicati in Paesi "blacklist" tramite comunicazione all’Ufficio delle Entrate. Questo significa che se l’impresa italiana dimostra che la transazione economica è avvenuta veramente e la può motivare (prezzi vantaggiosi, servizio non disponibile in Italia, ecc) potrà regolarmente scaricare la fattura relativa. Tutto dipende quindi dal supporto che può darvi il vostro esperto internazionale di pianificazione fiscale

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