Crisi economica: dati Istat preoccupanti, troppe tasse

Rassegna Stampa

paradisi-fiscali-2Crisi economica: dati Istat preoccupanti, troppe tasse e niente credito bloccano l’economia reale
Finanza No Stop, 5 Novembre 2012
di Carlo Scalzotto

Il rigore e l’austerità non sono un meccanismo vincente le imprese abbandonate dalle banche dallo stato abbandoneranno a loro volta noi italiani: chi può si trasferisce altrove e chi non può taglia i costi… e da qui la disoccupazio
ne… chi assumo io imprenditore se non vengo aiutato dallo stato dalle banche? nessuno! e da qui i dati resi noti dall’istat disoccupazione toccherà livelli mai raggiunti prima, le retribuzioni subiranno uno stallo, ci sarà una forte contrazione dei consumi e il Prodotto Interno Lordo calerà. Sembra una profezia di Nostradamus e invece è solo il fosco scenario predetto dall’Istat nel rapporto “Le prospettive per l’economia italiana nel 2012 e 2013“. (Segue

Il presigioso blog finanziario nell' articolo in cui ci cita numerose volte, ha fatto il ritratto dell'Italia che fugge all'estero. Chissa come mai?

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La beffa è doppia, nel senso che la Svizzera d’estate offre, turisticamente, una serie accattivante di attrazioni: e così, con la scusa di una visita a Ginevra, o alle mostra d’arte di Martigny (16 banche per 15mila abitanti) si devia verso uno sportello bancario. E si mette in sicurezza il capitale.

Offshore - Tutto legale, se fatto con le dovute attenzione e regole. Su internet si trova facilmente lo studio legale di Giovanni Caporaso Gottlieb, principe di West Antarctic (scissione dello stato non riconosciuto di Antarcticland, stato non riconosciuto di cui Caporaso era addirittura Principe Reggente) – e “guru italiano delle società offshore”, grazie al suo studio con base a Panama, paradiso fiscale fra i più apprezzati. Lo stato del Canale, appunto, ma anche le Seychelles, in generale i Caraibi, Nevis, Antigua – dove si era rifugiato il famigerato Valter Lavitola e dove banca Arner aveva finanziato la casa di Silvio Berlusconi – addirittura partecipazione o creazione di banche offshore. Lo studio Caporaso fornisce ogni sorta di servizio per l’apertura e la gestione di conti e attività oltrefrontiera, anche perché molto spesso le istituzioni finanziarie dei paesi destinazione richiedono spesso la presentazione di una persona di fiducia. Attraverso gli studi di consulenza si può avere un pacchetto offshore completo: ci sono addirittura società pronte per essere messe in campo, come cestini da pranzo già preparati e pronti all’uso. “É legale possedere una società offshore?”, ci si chiede sul website di Caporaso.

Meno tasse - “Cento per cento  legale. Quasi il 50% (112 su 250) delle società quotate in borsa ed il 25% (22 su 88) dei gruppi bancari hanno partecipazioni, quasi sempre di controllo, in società residenti nei paradisi fiscali. Perché?  La risposta é semplice: per pagare meno tasse!”. Una volta aperta un’offshore sarà possibile aprire un ufficio di rappresentanza in Italia per operare in maniera praticamente libera del nostro paese. L’attività deve apparire interamente esplicata all’estero, così bisogna fatturare esclusivamente oltre confine: “Dal conto offshore potete ritirare i soldi come volete ma non debbono mai essere inviati sul vostro conto. Potete usare il bancomat o triangolazioni su altri conti”. Le azioni della società? Al portatore, per il completo anonimato, più una procura generale per gli affari. La libertà d’azione e le agevolazioni fiscali variano da paradiso fiscale a paradiso fiscale: in generale la meta prediletta per chi vuole scampare alla crisi dei paesi industrializzati rimane Panama, con la sua totale assenza di tassazione sulle persone giuridiche: “L’unico adempimento é il pagamento di una Tassa Annuale (Tassa Unica) e dell’Agente Residente (noi) per un totale di 550 euro annui, a partire dal secondo anno. Non ci sono altre tasse, adempimenti, obblighi, doveri”: davvero un ricco bottino. Ma il confine fra legalità e illegalità è davvero labile.

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