Autofinanziarsi non effettuando il versamento Iva

versamento IvaAutofinanziarsi non effettuando il versamento Iva

L’ Iva è acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto, un prelievo fiscale che pesa sulla quasi totalità delle merci e dei servizi circolanti, acquistati o ceduti, all’interno del territorio italiano. In Italia è stata recentemente incrementata l’aliquota dovuta al 21%, ma nei prossimi mesi è già dato per scontato che l’ Iva possa crescere fino a raggiungere, entro fine anno, il 23%, facendo segnare un record negativo e portando l’ oppressione fiscale molto vicina al 60%.
Chi fa impresa o gestisce un’ attività all’interno del territorio italiano, sa bene che non pagare l’ Iva potrebbe essere, in questo particolare momento storico, l’ unica soluzione possibile per passare indenni la crisi e la recessione mondiale, in un momento come questo dove il risparmio è azzerato e l’ economia è impantanata tra beghe politiche nazionali e sfiducia dei risparmiatori mondiali.
Per risparmiare dunque, è necessario capire come pagare meno tasse, prima tra tutte l’ Iva, che per gli imprenditori comunque rimane un’ imposizione neutra, in quanto grava interamente sull’utente finale, quindi si tratta, in realtà, in quello che contabilmente sarebbe definita una partita di giro, nella quale l’imprenditore o comunque il soggetto obbligato alla dichiarazione Iva, è solo un tramite, tra il cliente che la paga inserita in fattura e colui che riceve il pagamento, che la deve oblare allo Stato entro certi termini di legge.
Uno dei metodi su come pagare meno tasse potrebbe essere quello di non effettuare il versamento Iva; fermo restando che tale comportamento, se attinente ad una posizione debitoria superiore ai 50 mila euro, comporta anche la possibilità della contestazione di un’ ipotesi di reato penale, per somme inferiori, il povero imprenditore vessato dalla crisi, potrebbe decidere di non pagare l’ Iva nell’immediato, presentando solo ed esclusivamente l’ apposita dichiarazione, senza i relativi versamenti.
Se la posizione Iva viene saldata entro la fine dell’ anno fiscale, il soggetto obbligato dovrà versare, oltre agli interessi legali, sanzioni pari al 3,75% dell’ Iva corrisposta in ritardo; in questo caso si sarà finanziato a tassi molto più bassi rispetto agli attuali fidi bancari o commissioni sullo scoperto.
Un altro metodo, che spesso viene messo in atto per consentire ad una società di non pagare l’ Iva, è quello della cosiddetta operazione a “carosello”, un insieme di operazioni apparentemente semplici, ma che, per il numero e la tipologia di società coinvolte, possono essere difficilmente riconducibili ad un’ attività fraudolenta delle parti.
In pratica una società estera pone in essere una vendita intracomunitaria di merci ad una seconda società, fittizia e con sede in Italia. La compagine estera non pagherà nulla mentre quella fittizia italiana rivenderà ad una terza parte la merce, incassando teoricamente l’ Iva ma senza versarla. A questo punto, seguendo la normativa fiscale vigente, l’ ultima società chiederà il rimborso dell’ imposta.
Nel caso di contenzioso tributario, potrebbe essere molto difficile provare il connubio con le altre due società, perché per legge e consolidata giurisprudenza in materia, l’ onere di provare che la terza società sapesse e partecipasse al “carosello” spetterà allo Stato, che in molti casi non riesce ad andare oltre un reiterare presunzioni labili, flebili e quasi inconsistenti.

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