Anche i Giganti dell’ IT vanno in paradiso … per sopravvivere

Apple conti_offshoreAnche i Giganti dell’ IT vanno in paradiso … per sopravvivere

Le ultime stime parlano di una cifra molto vicina ai mille miliardi di dollari; questo sarebbe l’ingente patrimonio parcheggiato nei conti offshore dai giganti OTT, ovvero società multinazionali come Google ed Apple che, gestendo i guadagni di beni immateriali, come software e brevetti, hanno la possibilità di “cedere” lo sfruttamento di queste risorse a società che risiedono nei diversi paradisi fiscali del pianeta. In tutti gli Stati maggiormente fiscalizzati del globo, primo tra tutti gli Usa, si è acceso il dibattito sul rientro di questi capitali, che consentirebbero alla Casabianca di incassare, come minimo, un ulteriore gettito fiscale del 35% sul totale delle somme depositate attualmente all’interno dei conti offshore. Dal canto loro Apple e Google, come diversi altri giganti OTT, fanno notare che la battaglia, quasi una crociata, contro questo loro comportamento, appare come minimo fuori luogo. In effetti, ad un’analisi approfondita, smaltita la rabbia montata come sempre contro l’evasore di turno, è corretto affermare che se questi giganti non avessero avuto la possibilità di mantenere parte dei proventi e dei capitali in conti offshore, probabilmente non sarebbero riusciti a reinvestire nella ricerca e, di conseguenza, avrebbero rallentato e non di poco le assunzioni all’interno delle proprie aziende e, a cascata, per tutto l’indotto collegato alla produzione e alla gestione; un esempio lampante è rappresentato da Apple: avere un patrimonio di 900 miliardi detassati consente di poter pianificare reinvestimenti nella ricerca e nel potenziamento delle proprie strutture per una cifra che supera di poco i 300 miliardi di dollari; soldi che non vengono pagati al fisco americano ma che vengono restituiti, sotto forma di posti di lavoro, assegni di ricerca, ammodernamento e consumi, a tutta la popolazione degli States. In tutti gli Stati ad alta pressione fiscale del mondo, Italia e Francia comprese, si moltiplicano le commissioni d’inchiesta e le proposte di legge: tassare gli utili all’interno del territorio dove avviene l’incasso, obbligare le OTT a mostrare i propri conti offshore, proporre un regime agevolato per il rientro di questi capitali, una sorta di scudo fiscale berlusconiano. La vera domanda, che però per questione di comodità viene ignorata volutamente dal potere politico, è a che punto della crisi mondiale saremmo se i Governi avessero incassato il prelievo fiscale su questi capitali; la risposta, per quanto amara, è che nulla sarebbe cambiato in meglio, anzi se grazie a giganti come Apple e Google, nel mondo vi è ancora una speranza per i tanti ricercatori bravi che provano a trovare uno sbocco lavorativo grazie alla propria genialità, se i conti offshore si svuotassero, i bilanci dei grandi Paesi industrializzati non migliorerebbero più di tanto, anzi questi ultimi si sentirebbero autorizzati ad aumentare il proprio deficit, complice l’incrementato gettito derivante dal potenziale rientro di questa ingente liquidità. Con questo ipotetico epilogo, gli unici a sorridere sarebbero i politici, per la ritrovata possibilità di sperpero e scialacquio di denaro pubblico; dall’altro lato Apple, Google e le OTT in genere, perderebbero il proprio potenziale di crescita industriale, mentre i cittadini onesti e lavoratori del pianeta, per colpa dei soliti pregiudizi sui conti offshore, vedrebbero ridursi ulteriormente i posti di lavoro e la loro possibilità di vivere dignitosamente.

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