Visti falsi in vendita ed altre incredibili storie delle nostre rappresentanze estere

visti falsi_3Visti falsi in vendita ed altre incredibili storie delle nostre rappresentanze estere
Di Massimiliano Cocozza

Ormai da tempo il nostro notiziario segue con incredulità l’operato di alcune delle nostre rappresentanze diplomatiche all’estero. Abbiamo dovuto rilevare diversi casi di abbandono, quando non di peggio, di nostri concittadini che sono in mano a sonnolenti funzionari e diplomatici che ad onta dei governi che si susseguono, operano nello stesso incomprensibile modo, mettendo in difficoltà piccoli imprenditori ed altri concittadini che risiedono all’estero.
Sono gli stessi “abbandonati all’estero” che sentendosi considerati quanto meno cittadini di serie B denunciano, cercano visibilità per i loro strazianti casi.

Noi non abbiamo la bacchetta magica e non abbiamo superpoteri quindi il nostro unico contributo possibile è quello di rivolgerci al folto gruppo di nostri lettori con l’unico scopo di fare loro aprire gli occhi sull’imbarazzante operato dei nostri rappresentanti.
L’ultimo caso segnalatoci viene dal Marocco, quando la procura di Roma ha aperto un’inchiesta, con due indagati per truffa, falso, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e il sospetto, concreto, della presenza di almeno un dipendente corrotto all’interno del consolato di Casablanca.
La cosa scoperta dall’ufficio immigrazione del commissariato di polizia di Piombino, in provincia di Livorno parte dai casi di una sarta, Sadia, 36 anni, e di un saldatore, Lakdir, 50 anni, la prima ospite di un cugino a Pontedera, il secondo semiclandestino nel centro storico di Genova. Le loro carte arrivate allo sportello unico della Provincia in un caso e a quelle della questura nell’altro non quadravano. L’ufficio stranieri ha saputo cogliere tra i documenti, apparentemente coerenti, il bandolo di una matassa molto più ampia.
Si tratta di un’organizzazione senza scrupoli e con efficaci addentellati in Marocco così come in Italia. Negli uffici consolari di Casablanca e in una questura del Nord Est che ha l’obiettivo di vendere autorizzazioni all’ingresso nel nostro Paese per affari. Visti che la normativa sugli stranieri prevede siano concessi solo a condizioni tassative: la presenza di un contatto reale in Italia, in particolare, e di un incarico effettivo da parte di una azienda marocchina. «Un sarto non va in Europa a comprare i bottoni così come un meccanico non va a rifornirsi di chiavi inglesi», spiega un poliziotto esperto in materia di immigrazione. Ottenere quei visti non è tuttavia un grosso problema, se si conoscono le persone giuste tra i dipendenti e i funzionari degli uffici diplomatici.
Il giro al centro dell’inchiesta riguarda potenzialmente almeno duecento immigrati, in parte già in Italia in parte in attesa del visto. Ma il sospetto è che vada avanti da almeno tre anni e che coinvolga altri intermediari.
Il nucleo isolato dagli investigatori è di 34 persone. Hanno pagato 8 mila euro a testa, 272 mila euro messi insieme nel volgere di pochi mesi. Ma il fatturato dell’organizzazione stimato dagli inquirenti è destinato a crescere notevolmente e a superare, secondo le informazioni raccolte fino a ora, il milione e mezzo di euro, mica noccioline.
Pare che al centro delle indagini ci sia l’hotel El Kandarà di Casablanca dove un visto per l’Italia costa circa 8 mila euro. Pare sia una coppia di faccendieri italiani a offrirli: tre mesi in Europa con la scusa di un inesistente «viaggio di affari» e poi la prospettiva di un’occupazione stabile e regolare. Come funziona il sistema scoperto dal commissariato di Piombino e segnalato alla Procura di Roma, al Servizio centrale operativo (Sco) della polizia e al ministero degli Affari esteri?
Gli aspiranti viaggiatori d’affari in partenza da Casablanca sono lavoratori marocchini con il sogno di migliorare la propria posizione e dare un futuro certo alla propria famiglia. Non parliamo di disperati. Ma di operai, manovali, contadini, saldatori, sarte. Nessuno nelle condizioni di chiedere un visto per affari della durata di tre mesi, ma tutti ben disposti a raggranellare la cifra richiesta per ottenerlo.
Il punto di riferimento è una donna italo marocchina che vive a Mohammadia, paese vicino a Casablanca. Moglie di un cittadino italiano, residente a Treviso. Pare che i faccendieri abbiano una villa splendida e quattro macchine fiammanti. Basta chiamarli a casa per un appuntamento. I due chiedono quattromila euro di anticipo e consegnano una scrittura privata che simula un prestito. L’emigrante sottoscrive un credito nei confronti della donna. E un documento senza alcun valore e senza significato. L’operazione avviene alla caffetteria di uno degli alberghi più famosi di Casablanca, l’El Kandarà.
Il passo successivo è la raccolta dei documenti da presentare al consolato italiano. Una fotocopia delle prime tre pagine del passaporto, della carta di identità e quattro fotografie. Nient’altro. Nessuna credenziale aziendale. Niente. A quanto pare nell’ufficio diplomatico c’è qualcuno che non fa troppe domande quando c’è da firmare questo genere di visti.
I due faccendieri gestiscono le pratiche in prima persona. E offrono un servizio completo: organizzano il viaggio in pullman, versano i soldi per le assicurazioni sanitarie, pagano le spese di cancelleria. Ti portano in Italia con la promessa di un lavoro e poi spariscono, lasciandoti a dormire nelle stazioni, in magazzini dormitorio, nelle case di parenti e amici.
«Con una valigetta piena di documenti in copia entrano nel consolato ed escono a loro piacimento», hanno raccontato i testimoni e vittime agli investigatori. Sono loro a raccogliere i bigliettini con l’appuntamento per la consegna del passaporto vistato. Sono loro a chiamare i loro “assistiti” uno a uno per ottenere a domicilio il saldo della cifra pattuita. Alla consegna del denaro la scrittura privata, che era stata firmata al momento del pagamento della prima tranche, viene strappata.
Il visto, pagato facendo colletta tra gli amici e i parenti, è la chiave di ingresso per l’Italia. Il simbolo di una promessa che, scaduti i tre mesi, per tutti puntualmente si dissolve.
Ma non è tutto. A fronte di casi come questi ce ne sono altri meno visibili in cui le nostre rappresentanze danno il meglio di sé in modo da rendere invisibili quei cittadini italiani residenti all’estero, con paletti e burocrazie e di fatto impedendo loro di esercitare il diritto più sacrosanto della democrazia, la libertà.
Uno dei casi più eclatanti ci giunge sempre dal Marocco da dove una giovane imprenditrice ci scrive in quanto vittima delle diplomazie all’estero del nostro paese. Ecco di seguito la richiesta che ci è giunta e che pubblichiamo integralmente.
Gentili Signori, risiedo in Marocco da 11 anni , pregandovi di mantenere il mio anonimato, qui ho un sacco di casini da quanto potete leggere nel mio sito www.abbandonatiallestero.it sono stata minacciata di denunce, accusata di essere una pazza ed avere manie di persecuzione anche se a me sembra il contrario, ma di sicuro non mi faccio intimidire. la situazione qui è identica al Brasile. Dicevo che abito in Marocco da 11 anni, ho due società, siamo conosciuti e stimati nella nostra città, ma da quando sono qui ho sempre incontrato ostacoli grazie alle autorità italiane, istituzioni e associazioni , dalla camera di commercio che invia a casa mia un pittore alla ricerca di affari (che in seguito mi minaccerà telefonicamente ), agli impedimenti per quanto riguarda i visti per mio marito, alle mancate informazioni per aprire una società etc, etc etc. Questo è un paese difficile di per sé da vivere soprattutto per una donna , già ho a che fare con la burocrazia e le problematiche del Marocco, in più ci si mettono anche gli italiani con il loro ostruzionismo. Forse do fastidio perché dopo anni di sacrificio , lavorando onestamente siamo riusciti ad avere una posizione che loro hanno invece ottenuto rubando oppure sfruttando i privilegi accordati dai loro amici? Era il lontano 1996 quando mi sono trasferita all’estero, non vedevo possibilità per il mio futuro in Italia ed ho deciso di sfidare le mie paure e tentare la fortuna in un altro paese. Quasi subito ho incontrato mio marito (il mio grande amore ancora adesso), all’inizio non è stato facile partire con un’ attività e pochi soldi , ci siamo rimboccati le maniche , prestito in banca, frigo vuoto, piccola casa in affitto, fino a quando la società non ha cominciato a dare i suoi piccoli frutti. Nel frattempo ho avuto il permesso di soggiorno dalle autorità locali, la nostra relazione continuava felicemente ed un bel giorno abbiamo deciso di sposarci. Prendiamo appuntamento al Consolato per informazioni (nota 250 km ogni volta per farsi trattare a pesci in faccia), ci accomodiamo in ufficio ,vengo attaccata immediatamente dal console, pseudo-vice, non sò che mi comunica la mia situazione d’illegalità per l’Italia perché non iscritta all’AIRE e residente nel paese d’accoglienza già da un po’ di tempo. Rispondo che non ero a conoscenza di questa Aire perché nessuno mai mi aveva messo al corrente e comunque ero disponibile ad iscrivermi come poi ho fatto. Superato questo primo ostacolo passiamo ai fatti , ci scusi : “noi siamo venuti qui per chiedere informazioni perché vorremmo sposarci” . Risposta del personaggi: “eccone un’altra arrivata in questo paese a cercare guai, ma perché non ve ne state a casa vostra invece di venire qui a cercare problemi?”
Indicando mio marito: “e lei si può scordare il visto, non le diamo un bel niente!” Rispondo che ci interessa solo sapere la procedura ed i documenti da presentare per il matrimonio.
Precisazione : Abbiamo cominciato le pratiche di matrimonio (pubblicazioni scadute, documenti da rifare, appuntamenti a vuoto, moduli da compilare sbagliati) e nel frattempo è nato nostro figlio.
Finalmente riusciamo a sposarci senza poter decidere la data del matrimonio ed avere la possibilità di comunicarlo alla mia famiglia (Sono loro che danno l’ok quando i documenti sono pronti) a questo punto andava bene qualsiasi giorno, ancora oggi dopo nove anni non siamo andati in viaggio di nozze, avevo sognato il mio matrimonio festeggiato con una bella festa insieme ai parenti e invece ho indossato il vestito più elegante che avevo e nel giro di mezz’ora la cerimonia si è consumata nell’appartamento dove vivevamo con il bebè “abusivo “ nascosto nella nostra camera addormentato dopo un' abbondante poppata. Il primo visto mio marito l’ha richiesto dopo circa 5 anni di matrimonio, io andavo e venivo dall’Italia in visita alla famiglia mentre lui faceva sacrifici per noi e si occupava della società qui. La voce del console, vice, pseudo, non so che diceva: suo marito un visto non lo avrà mai!” riecheggiava nelle nostre orecchie. (perché? fare 250 km fino al Consolato per farsi prendere a pesci in faccia, ci vuole un limite anche al masochismo), quindi ci dirigiamo al Vice Consolato Italiano qui sul posto, dalla segretaria sul pisello come la chiamo io per chiedere informazioni, questa Signora ha tre caratteristiche particolari : Non sa mai nulla , spesso e volentieri rifila i moduli sbagliati, in ufficio non c’è quasi mai..
Signora ci scusi, volevamo sapere quale è la documentazione che serve per richiedere un visto : a guardi servono un sacco di documenti, bisogna aspettare molto, le consiglio di fare come fanno tutti gli italiani qui con coniuge straniero, lo faccio anche io per mio marito, noi ci rivolgiamo dai francesi. Dai Francesi? I francesi svolgono il lavoro che dovrebbero fare gli italiani!
Seguiamo il consiglio al volo, non vale la pena spendere soldi,tempo, denaro, per fare 250 km ed essere presi in giro.
Nota Importante: il visto Schengen è uguale per tutti i paesi della comunità Europea , sulla base della nostra esperienza solo gli italiani fanno differenze.
Di corsa a prendere un appuntamento fissato per il giorno dopo presso il Consolato Francese sul posto, una giornata di tempo per recuperare i documenti, la mattina seguente ci presentiamo: non c’è nessuna fila,davanti al Consolato Italiano ogni giorno ci sono migliaia di persone ,veniamo accolti gentilmente , ci fanno accomodare in un atrio all’aperto con copertura in pergola e udite udite è il caso di dire , veniamo avvolti da musica classica mentre terminiamo di compilare i moduli comodamente seduti, altro che maltrattamenti italiani.Arriva il nostro turno , depositiamo i documenti ( foto, certificato di matrimonio, conto personale degli ultimi 3 mesi di mio marito, registro di commercio , prenotazione hotel,documenti che ci vengono restituiti) paghiamo una piccola somma , ma appena la segreteria si accorge che mio marito è sposato con una cittadina della comunità europea ci restituisce i soldi, vi rendete conto, il servizio è gratuito. Dossier depositato la mattina, passaporto ritirato al pomeriggio con visto Schengen pronto categoria: famiglia/UE EEE validità 3 mesi.
Il secondo visto preso dai francesi, ma andava bene anche quello degli spagnoli.
Passa un po’ di tempo, e l’esigenza di un nuovo visto si faceva incombente anche perché noi viaggiamo per vacanze, per visita alla famiglia e per lavoro, fiere, appuntamenti con rappresentanti etc, etc ,etc, , mi reco dalla segretaria sul pisello del viceconsolato , le chiedo se per caso si è sbloccato qualcosa al Consolato Italiano,le spiego che comunque non esiste che mio marito debba prendere i visti presso i Francesi quando io sono italiana e siamo sposati da più di 6 anni ,mi risponde con il suo solito : ci sei o ci fai ? candidamente : Bè! Se non volete rivolgervi dai Francesi, ci sono anche gli Spagnoli che rilasciano visti in giornata , bene Holà : (gli spagnoli fanno il lavoro al posto degli italiani) Optiamo per il Consolato Francese ,ci è piaciuta tantissimo la musica classica, appuntamento per il giorno dopo, depositiamo i documenti la mattina, il pomeriggio visto pronto di 4 mesi categoria famiglia/UE EEE gratuito.
Grazie per l’attenzione, l´Inkazzata

Ora noi ribadiamo che non è compito nostro fare giustizia, ma che è giusto dare spazio a queste incresciose situazioni di cui sono protagonisti cittadini italiani. Non crediamo che tutte le rappresentanze all’estero si muovano su binari di questo tenore, ma chiediamo alle autorità preposte che prendano posizione, che facciano luce, perché altrimenti è lecito pensare che, a fronte di tante denunce, l’omertà sia connivenza.
Per quanto ci riguarda ci limitiamo a sottolineare che il nostro dovere di informare è assolto e lo sarà sempre perché la trasparenza e la democrazia non rimangano delle parole vuote e perché da italiani ci vergogniamo profondamente di fronte a questi casi di ingiustizia dimenticati o invisibili ai più. intanto sempre dal Marocco ci é arrivata una segnalazione riguardo fondi della comunità europea corsi d'italiano per extracomunitari analfabeti con contratti di lavoro di 3 mesi venduti per andare in Italia, lotti di terreno acquistati a prezzi stracciati e chissà cos'altro c’è sotto, è un lavoro immenso fondato spesso su deduzioni, ma forse con il tempo le cose piano piano verranno a galla, sperando che qualcuno che sa ci invii i dettagli.

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