Vietnam report/1 dedicato al Vietnam

vietnamVietnam report/1 dedicato al Vietnam
di Francesco Giappichini

Siamo orgogliosi di presentare ai lettori del sito “Investire nel mondo”,·“Vietnam report”, il primo portale dedicato·al Vietnam, che tuttavia non trascura le vicende economiche, politiche e·sociali degli altri Paesi del Sudest asiatico, e in particolare dell’Indocina·francese. Intanto dovremmo spiegare perché, in questa fase storica, proporre·un media con queste caratteristiche. Peró prima di farlo riteniamo piú·importante indicare l’approccio con cui di giorno in giorno racconteremo gli·eventi piú importanti della Nazione asiatica. Privilegeremo una visione·senza pregiudizi politici o culturali di ogni tipo, lontana dagli stereotipi·che negli anni si sono incrostati nei canali della comunicazione, e ben·riassunta nella famosa frase che scrisse Tiziano Terzani, introducendo l’ultima·edizione di “Pelle di leopardo”. «Dal momento che non sono mai stato membro·di nessun partito, di nessuna chiesa, di nessun gruppo, di nessuna setta che·mi imponesse i suoi valori, che mi guidasse nel giudizio, che mi offrisse le·sue già confezionate interpretazioni dei fatti umani, dal momento che non ho·mai avuto una fede a cui attaccarmi, ho dovuto ogni volta farmi una mia idea·di quel che mi stava davanti, di quel che vedevo». Proprio cosí: in un fase·storica in cui l’opinione pubblica e l’informazione italiane sono coinvolte·in guerra civile strisciante, crediamo che sia prioritario valorizzare il·sacrificio di chi le notizie se le va cercare, le verifica e le rende,·diciamolo pure, appetibili per il lettore di riferimento. Detto questo,·perché proprio il Vietnam, come in tanti ci chiedono stupiti, o·finto-stupiti? Possiamo cominciare coi «4 fattori economici chiave», che da·tempo spingono gli imprenditori di casa nostra, ma anche le nostre·Istituzioni, a rafforzare i propri rapporti col Paese socialista.·Innanzitutto, per banale o poco politically correct che possa sembrare, si·sceglie il Vietnam tout court per delocalizzare. Aziende italiane attive·soprattutto nel settore tessile decidono di spostare la produzione in un·Paese ove il costo della mano d’opera é molto piú basso rispetto all’Italia,·al fine poi di esportare i prodotti finite nelle aree “ricche” di·provenienza. Attualmente una tuta blu in Vietnam guadagna infatti circa·ottanta dollari al mese, molto meno rispetto all’India o alla confinante·Cina, ove lo stipendio medio dell’operaio generico supera ormai i duecento·dollari. Naturalmente questo investitore dovrá fare i conti con la·corruzione ancora non debellata, le pressioni inflazionistiche – che solo·ultimamente paiono sotto controllo – e soprattutto una crescente ondata di·scioperi, che negli ultimi dodici mesi hanno reclamato maggiori guadagni per·la classe lavoratrice. In veritá scegliere quindi il Vietnam al solo scopo·di contrattare mano d’opera a basso prezzo potrebbe essere una scelta·errata, anche in considerazione delle condizioni ancora “migliori” offerte·dalla vicina Cambogia, o da altri Paesi in via di sviluppo. L’altro fattore·riguarda invece l’export verso il Vietnam, un mercato che adesso conta con·novanta milioni di consumatori, una popolazione giovane e colta. Molti·imprenditori italiani giá pensano al Paese asiatico come a uno dei·potenziali maggiori acquirenti dei prodotti italiani: non solo di quelli·tipici del made in Italy come moda e abbigliamento – che rendono Belpaese·famoso nel mondo – ma anche e soprattutto di quei macchinari industriali, di·cui gli Asiatici hanno immenso bisogno per rendere competitivo il loro·apparato produttivo.

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