Thailandia, per chi si avventura /1

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Di Francesco Giappichini.

In un articolo apparso su questo portale, abbiamo parlato delle difficoltà legate all’investimento in Thailandia, che come noto hanno la loro radice in un certo sentimento nazionalistico, che porta a raffigurare gli stranieri come degli invasori. In questo intervento è però doveroso affrontare il tema della migliori location, a beneficio di coloro che nonostante tutti gli ostacoli – a cominciare dalle difficoltà d’integrazione – decidono comunque di tentare la via thailandese. E sappiamo che sono in tanti, soprattutto alla luce delle difficili condizioni economiche in cui versa il nostro Paese. In questa sede giova solo rimarcare che il visto turistico, di trenta giorni, è gratuito, che dopo la terza uscita consecutiva per un totale di novanta giorni sarà obbligatorio lasciare il Regno per ulteriori novanta, e che il reddito che deve possedere il pensionato ultracinquantenne, al fine di ottenere il permesso di soggiorno, è di 65mila bath, ossia più volte il guadagno della famiglia media locale. (La multa per overstay, ossia per permanenza irregolare nel Paese – dopo sei violazioni consecutive non si può rientrare – è oggi di cinquecento bath giornalieri, e se per un solo giorno di overstay non si paga nulla, si parte dal secondo con mille, ndr). A nostro giudizio, una delle migliori realtà a questo riguardo potrebbe essere l’isola di Koh Samui, soprattutto perché è sì un centro turistico, ma è anche destinato a tutte le tasche, e quindi anche a ogni tipo d’investimento. Ma andiamo con ordine. Situata al largo della costa orientale della penisola meridionale, 560 chilometri da Bangkok, l’isola è frequentata soprattutto da turisti che non possono spendere troppo. Negli ultimi tempi ha accresciuto le proprie strutture ricettive (soprattutto bungalow) e si sta attrezzando per il turismo; per il momento, comunque, è ancora un paradiso in pratica intatto, dove è possibile vivere un’esperienza alla Robinson Crosue. Gli abitanti, pescatori e coltivatori di noci di cocco con uno stile di vita immutato da secoli, sono persone ospitali che danno all’isola una qualità tutta sua. Con le spiagge quasi deserte di finissima sabbia bianca, le acque trasparenti e all’interno piantagioni di cocco e risaie, Koh Samui fa parte di un arcipelago di ottanta isole (di cui solo 4 sono abitate) che si potrà visitare noleggiando delle barche da pesca. C’è una buona strada che percorre l’isola lungo il suo perimetro; tra le numerose spiagge, Lamai e Chaweng, sulla costa orientale, sono le più rinomate. Le attività sportive sono limitate, eccetto il windsurf, che si pratica a Chaweng beach. Ma Koh samui offre anche altre attrazioni; per esempio, si può noleggiare un motorino o prendere un minibus (song taew) per girare le colline boscose dell’interno e vedere, tra l’altro, due splendide cascate. In definitiva una meta sempre più gettonata che l’aspirante investitore non può trascurare. E tuttavia prima di gettarsi a capofitto per acquisire la gestione di ristoranti, hotel, bar – tra le uniche attività consentite allo straniero – ci si dovrà chiedere il perché si tratti di attività in vendita. Le offerte che si possono trovare facendo una semplice ricerca sul web sono veramente molte, ma è evidente che le cifre necessarie ad aprire l’attività sono alte, e in continua crescita, mentre si potranno ottenere ricavi solo dal turismo straniero, evidentemente a causa della parsimonia della popolazione locale.

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