Taiwan, nuova frontiera del business / 2

taiwanTaiwan, nuova frontiera del business / 2

Taiwan è salita alla ribalta, negli ultimi decenni, come la nuova frontiera per gli investitori stranieri; non un mercato vergine all’interno del quale avviare un business a buon mercato, ma un complesso agglomerato statale, reso appetibile agli investimenti stranieri da alcuni caratteri distintivi e ben marcati, capaci di attrarre moltissime società internazionali. Taiwan, come Panama, non è un paradiso fiscale, come molti luoghi comuni descrivono entrambe le località, ma un mercato altamente competitivo che grazie ad una fiscalità imperniata sullo stimolo all’investimento esterno, riesce ad attrarre grandi investitori, complice anche un prelievo fiscale dimezzato rispetto ai maggiori mercati mondiali in competizione con Taiwan.
Investire a Taiwan è la soluzione ideale per tutte quelle imprese che hanno intenzione di avviare o estendere i propri rapporti commerciali con il continente asiatico ed in particolar modo con la Cina ed il Giappone, essendo Taiwan in una posizione ideale da poter servire da spola o da apri pista per il nuovo mercato, in costante crescita e sviluppo.
Lontani da crisi e recessioni, Taiwan continua, attraverso un apparato burocratico snello, specializzato ed altamente capace, la propria strada verso l’incremento della presenza straniera, già molto nutrita e non per le solite delocalizzazioni tecniche, ma con massicci investimenti, soprattutto nella ricerca e nei servizi.
Investire a Taiwan, che di fatto è parte integrante della Cina, apre dunque il doppio mercato asiatico, dal bacino d’utenza superiore al miliardo e trecento milioni di abitanti. Dal 2010 grazie alla sottoscrizione di accordi bilaterali con il governo cinese, si sono stemperati e distesi i rapporti diplomatici tra i due Paesi, consentendo un reciproco scambio economico, sia attraverso un abbassamento delle barriere doganali reciproche, sia con una parziale e costante apertura vicendevole dei propri mercati.
Taiwan risulta conveniente agli investitori stranieri, per il regime di sgravi e sovvenzioni economiche che giungono direttamente dallo Stato, in modo da rendere più agevole ed appetibile il giovane mercato asiatico, che mira ad ingrandirsi e a diventare punto di riferimento di un maxi polo tecnologico e produttivo per il sud – est del continente.
Imposte abbattute e tassazione fissa al 17% sugli utili, confortano il potenziale investitore che guarda a Taiwan come possibile sbocco per un futuro allargamento ai mercati emergenti del sud continente. Ma non c’è solo questo: i lavoratori dell’isola possiedono tutti un altissimo grado di specializzazione, consentendo alle aziende un ottimo rapporto tra costo della mano d’opera e produzione industriale; inoltre la ricerca tecnica e scientifica per l’applicazione alla tecnologia è fortemente incentivata, grazie alla creazione di zone franche, a quasi azzerata imposizione fiscale, che hanno attirato nell’arcipelago di Taiwan decine di colossi internazionali, non ultimi Apple e Asus, oltre alla rinomata produzione della tecnologia LCD, che da qualche anno a questa parte avviene in parte sull’isola ed in parte nell’adiacente Cina.
Non sono previsti controlli sui capitali in entrata ed in uscita, anche se chi investe a Taiwan deve sapere, che la Banca Centrale effettua un controllo molto fitto sulla circolazione di capitali non direttamente riconducibili ad attività finanziarie o economiche in genere, mentre proprio questi ultimi non hanno limiti, nella circolazione e negli spostamenti, purché siano riconducibili ad investimenti di stranieri nell’isola o viceversa.
La Cina recentemente ha visto riconosciuto anche il diritto, da parte delle proprie banche e dei propri operatori commerciali, ad investire in Taiwan. Anche per i vicini cugini è ormai possibile acquisite quote di proprietà di società di Taiwan, consentendo un’integrazione uniforme in alcuni settori come quello finanziario e della tecnologia, ma lasciando ampi margini e branche del mercato industriale e dei servizi, scoperti e non rappresentati nell’isola, segno che vi sono ancora grandi possibilità di sviluppo del mercato locale, che non può dirsi in fase di stabilizzazione ma, almeno per diversi anni, ancora in una situazione di forte espansione nei volumi e nel numero di scambi.

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