Spazzatura, ecologia e riciclo le nuove frontiere dei “cercatori d’oro”

oroSpazzatura, ecologia e riciclo le nuove frontiere dei “cercatori d’oro”
Nasce in Giappone una nuova idea ecosostenibile, una miniera d’oro alla portata di tutti.
Di Massimiliano Cocozza
Lo chiamano «urban mining», e sta dilagando in Giappone. Consiste nell’estrarre da vecchi prodotti elettronici materiali pregiati, fra i quali iridio e oro. Un'attività che si sta dimostrando particolarmente interessante vista anche la crescita del prezzo dei metalli preziosi. I materiali recuperati vengono reimpiegati in nuovi prodotti di elettronica mentre l'oro e gli altri metalli preziosi vengono fusi e rivenduti sotto forma di lingotti a gioiellieri, oppure a industrie che lo riutilizzano proprio per i circuiti dei cellulari. Sembra un business perfetto, si elimina spazzatura elettronica e si ricicla ed in tutto questo si fanno profitti. Il presidente di Eco-System Recycling Tadahiko Sekigawa sta sfruttando questa miniera d’oro prodotta dalla civiltà elettronica e dalla diffusione dei cellulari, ha spiegato all'agenzia Reuters “Che siano metalli più o meno preziosi, noi vogliamo riciclare il più possibile”.
Una tonnellata di telefonini produce 150 grammi d’oro
Da una tonnellata di minerali grezzi si ottengono mediamente solo 5 grammi di oro, mentre da una tonnellata di telefoni cellulari se ne ricavano circa 150, secondo uno studio pubblicato da Yokohama Metal Co Ltd, altra società di riciclo giapponese. Ma da una tonnellata di telefonini si estraggono anche100 kg di rame e 3 kg di argento. Il riciclo dell’elettronica è fondamentale per il Giappone, che ha scarse risorse naturali con cui alimentare la sua industria di elettronica da miliardi di dollari, ma decine di milioni di vecchi cellulari e altri aggeggi che ogni anno vengono buttati via possono diventare una “miniera d’oro” in mano di astuti ed intraprendenti uomini d’affari con il fiuto del futuro.
In Italia, secondo i dati disponibili, vengono rottamati circa 10 milioni di cellulari l’anno, ma se allargassimo lo sguardo sul continente europeo i numeri sono da fare girare la testa. Secondo le ultime ricerche circa un europeo su quattro (27%) sostituisce il telefonino ogni anno mentre sono circa il 60% gli europei pronti a comprare un telefonino allo scoccare del suo secondo anno di vita. Inoltre su oltre 100 milioni di telefonini venduti in Europa ogni anno, ne vengono riciclati solo 2,5 milioni. Un comportamento considerato pericoloso poiché i componenti utilizzati per la costruzione dei cellulari (così come per i PC) sono altamente dannosi per l’ambiente in quanto contengono metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio, cromo e anche plastiche di vario genere spesso trattate con ritardanti di fiamma bromurati.
Oro dalla spazzatura
Nell'impianto di riciclo Eco-Systems dove sono trattate tonnellate di cellulari, ubicato a Honjo, a 80 km da Tokyo, gli scarti elettronici e industriali sono inizialmente smontati a mano, poi immersi in solventi chimici per eliminare i materiali non utilizzabili, quindi il metallo rimanente viene raffinato. Eco-System produce circa 200-300 kg di lingotti d'oro al mese, puri al 99,99%, per un valore che oscilla tra i 5,9 e gli 8,8 milioni di euro, l'equivalente di una piccola miniera d'oro. Ma nonostante l'interesse crescente verso l'ambiente e il riciclo, il settore stenta ad ottenere abbastanza cellulari per alimentare i suoi impianti. I 128 milioni di abitanti del Giappone usano in media il cellulare per due anni e 8 mesi, ma solo il 10-20% ogni anno viene riciclato.
In altri paesi e proiettando dati su territori più vasti, il riciclo di questa spazzatura elettronica sarebbe un vero uovo di Colombo.
Di certo qualcuno anche da noi si è già reso conto che questa può essere una grande opportunità visto che Vodafone in particolare ha lanciato una compagna nel 2007 di raccolta dei cellulari obsoleti che ha portato alla raccolta di oltre un milione di apparecchi e di 25 tonnellate di materiali.
Ma non è tutto perché lo smaltimento sbagliato è un problema di cui si è occupata anche la Comunità Europea emanando ben 3 direttive (222/95/CE – 2002/96/CE – 2003/108/CE) recepite dal Governo italiano con il D.Lgs. 151/05, finalizzato appunto alla prevenzione della produzione dei rifiuti elettronici e alla realizzazione di un’efficace sistema di raccolta differenziata e recupero/riutilizzo degli stessi.
Aziende di questo tipo quindi andrebbero ad inserirsi in un contesto che forse troverebbe persino dei finanziamenti comunitari o nazionali perché risolverebbero una emergenza reale.
Persino organizzazioni legate alla Chiesa cattolica si stanno attivando attraverso raccolte di telefonini nelle parrocchie. Nella sola Lombardia nei soli mesi di giugno-luglio 2007 sono stati raggiunti quantitativi di 10.000 cellulari raccolti.
In conclusione dobbiamo sottolineare quanto effettivamente questo tipo di iniziative, pur essendo a scopo di lucro, possano venire a sostegno del sistema ecologico del nostro pianeta, anche perché si tratta di rifiuti particolarmente pericolosi se dispersi nell’ambiente. Gli osservatori sanno che il settore che sarà sempre più in crescita nei prossimi anni è proprio quello della raccolta, smaltimento e/o riciclo dei rifiuti di cui siamo dei produttori instancabili e se l’oro è nella spazzatura, gli spazzini saranno coperti d’oro.

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