Quale moneta per il Secolo XXI ?

iran oil_bourseQuale moneta per il Secolo XXI ?

L’organizzazione monetaria globale attuale appare caratterizzata dalla co-esistenza di sistemi diversi rispetto al tradizionale binomio “un paese - una moneta”: accanto alle Unioni Monetarie, all’interno delle quali i singoli paesi scelgono di condividere la sovranità monetaria con i propri partner e di assegnare ad un’autorità unica la gestione della politica monetaria, si registra il fenomeno opposto, l’abbandono, più o meno permanente, della sovranità monetaria da parte dei governi nazionali, attraverso l’”esternalizzazione” del governo della moneta ad altro Paese o organismo.
Sono esempi di cessione il sistema di dollarizzazione, completa o parziale, adottato da paesi che hanno sostituito la moneta nazionale con il dollaro; il sistema bi-monetario, in cui le valute estere possono circolare liberamente sebbene la divisa nazionale sia la sola ad avere corso legale; e il sistema del currency board, che prevede il conferimento ad un’autorità indipendente della competenza di determinare l’emissione di moneta e di fissare il tasso di cambio, abitualmente in relazione con una valuta forte. In questo studio, John Williamson esamina punti di forza e di debolezza dei diversi sistemi, soffermandosi a considerare quale sistema abbia più convenienza ad adottare un piccolo Paese dell’Africa, quale, ad esempio, l’Uganda. In merito all’ipotesi di abbandonare o di condividere la sovranità monetaria, un Paese, a detta dell’autore, deve compiere una attenta valutazione costi-benefici, attraverso l’analisi di variabili quali l’abbattimento dei costi di transazione sugli scambi, l’aggravio di costi derivante dal dover adottare provvedimenti di aggiustamento in occasione di shock economici senza poter manovrare il tasso di cambio (oneri il cui rilievo dipende dalla circostanza che si appartenga ad una unione monetaria più o meno omogenea dal punto di vista dell’economia reale); la perdita dei proventi derivanti dall’emissione di moneta (signoraggio). Infine, occorre considerare l’impatto politico che l’abbandono della divisa nazionale produrrebbe sull’opinione pubblica interna e la perdita di influenza che esso produrrebbe verso l’esterno. In particolare, Williamson ritiene che due siano gli elementi fondamentali: il simbolismo politico e il calcolo costi–benefici tra aggiustamento macroeconomico e abbattimento dei costi di transazione. Nel caso di un paese con le caratteristiche dell’Uganda, l’autore suggerisce comunque di mantenere la sovranità monetaria a livello nazionale, poiché il paese si trova geograficamente distante da “economie forti”, ed è economicamente dissimile, quanto alla struttura produttiva, dai suoi vicini.

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