Obiettivo Thailandia? Sempre più lontano /2

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Di Francesco Giappichini.

E’ ancora il caso d’ investire in Thailandia? Secondo gli expat più esperti la situazione si va facendo sempre più difficile, per quegli stranieri che non abbiano molti capitali. Come noto, esistono due possibilità per ottenere il diritto a un soggiorno in loco, il cosiddetto visto O, ma in entrambi i casi esistono molte limitazioni. In prima approssimazione, si può osservare che solo chi è sposato con un cittadino del posto e l’ultracinquantenne pensionato hanno la possibilità di vivere stabilmente nel Paese asiatico. Ma andiamo con ordine, scendendo più nei particolari. Gli aspiranti soggiornanti devono depositare a titolo di garanzia, su un conto bancario locale, una certa determinata somma di denaro: 18mila euro circa è quanto devono collocare i pensionati, mentre i coniugati circa la metà (al cambio attuale tra bath thailandese e dollaro si tratta di oltre novemila e trecento euro). Va subito segnalato che queste somme dovranno rimanere in banca, per tutto il periodo in cui è valutata la concessione del visto. Esiste comunque, per i soli pensionati, una buona alternativa al deposito: la loro pensione dovrà essere fatta transitare su un conto corrente nazionale, e comunque non potrà essere di un ammontare inferiore ai millequattrocento – millecinquecento euro. Va inoltre rilevato che gli stranieri, nella Nazione asiatica, non hanno alcun diritto d’assistenza; quindi, solo per esemplificare, dovranno pagarsi interamente le spese sanitarie, comprese quelle d’emergenza. A questo riguardo va aperta una piccola parentesi: gli ospedali delle città maggiori o delle cittadine turistiche, come Phucket, sono senz’altro all’avanguardia, però sono carissimi, né prevedono formule di assicurazione. Inoltre non esistono normative che prevedano la naturalizzazione, ossia l’acquisizione della cittadinanza locale, tuttavia i soggiornanti in possesso del visto O, dopo 3 anni di rinnovo consecutivo, possono richiedere l’agognata residenza permanente. Difficoltà non indifferenti riguardano poi la possibilità di lavorare, acquistare immobili, oppure aprire delle attività economiche. Difficoltà che inevitabilmente si aggiungono a quelle di tipo linguistico - culturale: ad esempio è impensabile che si possa esercitare attività lavorative oppure imprenditoriali senza conoscere bene la lingua inglese, giacché tutti i documenti ufficiali sono nella lingua di Albione, oppure nel poco comprensibile (per noi) Thai. In definitiva per investire nello Stato del Golfo del Siam, si dovrà avere un buon capitale (con meno trentamila euro è sicuramente sconsigliato avventurarsi), e soprattutto si dovranno escludere certe particolari attività, tipiche dell’italiano all’estero, che però nel contesto thailandese offrono dei margini di guadagno molto ristretti. Con bar e ristoranti, in buona sostanza, è difficile arrivare alla fine del mese, e non è facile farlo neppure con rendite o pensioni che siano inferiori ai 600 euro il mese. “Investire nel mondo” sconsiglia allora l’avventura thailandese? Probabilmente sì, e non tanto per le frequenti fregature cui gli stranieri vanno incontro, ma soprattutto per la tassazione per lo straniero, le pesanti pastoie burocratiche, e la limitazione dei settori in cui chi viene da fuori può lavorare. Ricordiamo solo che, al fine di svolgere attività lavorative in loco, lo straniero deve pagare una consistente somma per ottenere una licenza chiamata Work permit: insomma si paga per lavorare.

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