Meno tasse: Giovanni Caporaso intervista l'economista Fabrizio Zampieri

giovanni caporaso_copyMeno tasse: Giovanni Caporaso intervista l'economista Fabrizio Zampieri

Cresce la protesta sul fisco e il presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi viene fischaito anche daí suoi seguaci. Si sta organizzando il Movimento per l’equitá fiscale MENO TASSE che rischia di diventare il pólo della protesta.Giovanni Caporaso¹ ha intervistato su questo tema l’economista Fabrizio Zampieri²
GIOVANNI CAPORASO: Le tasse sembrano stritolare l'economia italiana. Il 65,8% delle entrate va a finire nel gettito fiscale contro una media Ue del 64,1% e una media Usa del 37,3%. Quanto contribuisce questo all'evasione fiscale?
FABRIZIO ZAMPIERI: Effettivamente il livello di tassazione nel nostro Paese è tra i più alti in Europa ma secondo me tale pressione fiscale può far sviluppare molto di più il fenomeno della "fuga" all'estero per quanto riguarda le aziende italiane mentre, relativamente alle famiglie, l'effetto principale è costituito dalla contrazione dei consumi più che dall'evasione.
GIOVANNI CAPORASO: Il cuneo fiscale in Italia grava soprattutto sulle imprese (24%, contro il 21,9% della media Ue-12), essendo le nostre le più colpite in Europa insieme a quelle francesi. Quanto contribuisce al calo degli investimenti e alla fuga all'estero?
FABRIZIO ZAMPIERI: Certamente l'alta pressione fiscale sulle nostre imprese non aiuta la ripresa dello sviluppo economico. Uno degli effetti principali è costituito quindi dal rallentamento degli investimenti sull'innovazione e la ricerca che sono sempre stati i punti di forza delle nostre aziende, con la conseguente perdita di competitività rispetto alle imprese del Far East e dei Paesi dell'est, le quali, non possiamo negarlo, "giocano" anche con regole assai meno rigide e stringenti rispetto alle nostre. Il tutto si traduce quindi con la delocalizzazione all'estero delle nostre aziende più rinomate ma soprattutto con la chiusura di quelle che non hanno risorse sufficienti per poter decentrare la produzione.
GIOVANNI CAPORASO: Nei paesi in cui il livello del cuneo è complessivamente più elevato, in genere é molto più leggero il peso sia dell’Iva che delle altre tasse sui consumi, sia quello delle imposte sul reddito. L’Italia sfora ampiamente la media dell’eurozona, pensa che ci sia una tassazione selvaggia, applicata senza criteri?
FABRIZIO ZAMPIERI: Sono pienamente convinto che in Italia è presente una tassazione selvaggia applicata senza criteri, o meglio applicata con criteri errati (vedi i recenti studi di settore); pensate che il nuovo sistema degli indici, voluti da Visco, penalizzerà circa il 90% delle imprese italiane. E per non parlare di altre tasse quali l'Irap, dichiarata addirittura incostituzionale, con effetto retroattivo di qualche anno, ma che il fisco italiano continua ad esigere.
GIOVANNI CAPORASO: La gente comune dice basta allo strangolamento fiscale, l'evasione non é in aumento anche se lo stato si é dimostrato inefficente nei controlli. Non sará che manca la volontá politica di modificare il sitema?
FABRIZIO ZAMPIERI: Sembra che il governo faccia di tutto per penalizzare chi voglia mettersi in regola con il fisco, basti pensare agli "studi di settore" introdotti dai Decreti Bersani-Visco e dalla Finanziaria 2007 (Padoa Schioppa), i quali sono stati arbitrariamente estesi, addirittura con effetto retroattivo, anche ai contribuenti che operano in regime ordinario di tassazione in base al bilancio, oltre a coloro che operano in regime di contabilità semplificata, stabilendo una superiorità dei parametri statistici degli studi di settore sui dati di bilancio e contabilità dei contribuenti. Ciò va anche in contrasto con l'art. 53 della Costituzione il quale recita che "ciascuno deve contribuire ai carichi pubblici secondo la sua capacità contributiva", quindi sulla base dei suoi dati individuali di reddito e di fatturato e non sulla base di dati ststistici presuntivi. Con l'applicazione di questi studi di settore, circa il 55% dei lavoratori autonomi risulterebbe non congruo... Credo ora sia maggiormente comprensibile il motivo secondo il quale gli esponenti del nostro governo affermino che l'evasione fiscale è in aumento: l'applicazione arbitraria e retroattiva di indicatori con scarse basi logico-scientifiche dimostra che più della metà di aziende e autonomi sono evasori. Io affermerei invece che sono questi studi settore a non essere attendibili.
GIOVANNI CAPORASO: La domanda interna che rappresenta il 70% del Pil é ferma. Sarebbe possibile eliminare le tasse sul reddito in modo da aumentare la domanda interna e applicare solo le tasse sui consumi? Non pensa che questa misura porterebbe ad un'accellerazione dell'economia? E in che misura questo potrebbe ridurre o aumentare il gettito fiscale?
FABRIZIO ZAMPIERI: Sicuramente la riduzione della tassazione sul reddito ed il mantenimento della tassazione sui consumi potrebbe dare una boccata di ossigeno alla domanda interna ma la fase negativa del nostro sistema produttivo, secondo me, è dovuto anche ad altri fattori, come l'introduzione dell'Euro. Non possiamo certo negare che l'arrivo della nuova valuta ha portato ad un aumento del costo della vita reale mediamente del 50-60%, anche se l'Istat, con i suoi metodi di calcolo basati su panieri assurdi ed irreali, ci dice che l'inflazione è in linea con i parametri di Mastrich al 2,2% (una pizza margherita costava, al 31/12/2001 tra le 4 e 5.000 lire; ora il prezzo si aggira tra i 4-5 euro!!, ma potremmo indicare centinaia di esempi similari e non solo in campo alimentare). Il fatto è che stipendi e pensioni sono rimasti praticamente immutati; per le aziende invece abbiamo assistito ad un notevole aumento dei costi con la conseguente riduzione dei margini. Non dobbiamo dimenticare inoltre che l'Euro è attualmente una valuta forte nei confronti delle altre principali valute internazionali (dollaro usa, yen, franco svizzero, ecc...) ed una valuta forte, come è ben noto, penalizza le esportazioni dei prodotti delle nostre aziende verso quei Paesi che adottano altre valute per il pagamento.Altro punto focale legato all'introduzione della nuova valuta e alla crisi del nostro sistema produttivo è costituito dal discorso dei "tassi d'interesse". I fautori dell'Euro affermavano che i bassi tassi d'interesse avrebbero dato un notevole stimolo alla ripresa dell'economia e dei consumi ma direi non è stato proprio così: il livello del tasso ufficiale di sconto (principale tasso di riferimento dell'eurozona) è passato in pochi anni dal 2 al 4%, con un aumento del 100% (guarda caso come l'aumento reale del costo della vita), e con previsioni di ulteriori rialzi nel medio periodo. Pensate quindi alle famiglie che, a causa dell'aumento indiscriminato dei prezzi, non riescono ad arrivare più alla fine del mese e si sono indebitate con prestiti, finanziamenti e mutui a tassi variabili (è difficile ottenere dalle Banche prestiti a tasso fisso); ovviamente hanno visto lievitare notevolmente la rata mensile del debito creando loro ancor più disagio e difficoltà economiche; è in aumento anche il fenomeno della richiesta di finanziamenti per "coprire" altri prestiti. Ed il medesimo discorso può essere fatto per i finanziamenti richiesti dalle aziende, necessari per poter sviluppare i propri piani operativi.Per concludere, direi che il problema della ripresa del nostro sistema produttivo è ben più complesso della sola questione tributaria-fiscale.
GIOVANNI CAPORASO: Esistono modelli di equitá fiscale nel presente o nel passato che lei potrebbero servire come modello per una riforma?
FABRIZIO ZAMPIERI: Un modello di equità fiscale al quale mi rifaccio è quello che considera il controllo della spesa pubblica come condizione necessaria per avere un fisco equo. Infatti, la quantità e la qualità delle spese pubbliche finiscono per interessare direttamente le famiglie e le imprese, i quali rappresentano i destinatari di quella spesa per la quale pagano le imposte. Si comprende allora come il disequilibrio tra spese ed imposte, qualora fosse causato da spese improduttive, rappresenta una delle maggiori ragioni della mancata crescita economica e una delle cause della difficoltà da parte dell'Ente pubblico di offrire servizi adeguati rispetto al carico fiscale. Quindi la cifra dell'equità di un sistema fiscale dipende in primis dal modo in cui viene decisa ma soprattutto gestita la spesa pubblica; ed è tramite il corretto controllo di questa che si può rendere tollerabile e non oppressivo il sitema fiscale.
GIOVANNI CAPORASO: Si puó parlare di tasse ecosostenibili? Come dovrebbero essere?
FABRIZIO ZAMPIERI: Certo che si può parlare di tasse ecostenibili; in Italia tali possibili entrate dovrebbero essere indirizzate prioritariamente ad alcuni settori critici quali quello dell'agro-business, quello energetico e quello dei trasporti. Le tasse ecosostenibili, anche a livello internazionale, rappresentano un valido strumento per favorire riprese economiche e uno sviluppo "pulito" di settori importanti. Purtroppo nei nostri governanti prevale la visione di una crescita economica nel quadro della libera concorrenza sui mercati competitivi mondiali, ispirata a scelte economico-finanziarie spesso non dipendenti dalla loro volontà. Quindi anche le politiche di sviluppo sostenibile risultano inefficaci fintantochè influenzate dagli interessi dei grandi gruppi finanziari-industriali. Anche il ministro Bersani ha parlato recentemente di sviluppo ecosostenibile ma in un tono assai preoccupante; egli ha chiaramente affermato che: " quando il mercato parla i Governi devono stare zitti. E la sola, vera, politica possibile di sviluppo sostenibile è quella definita e operata dal mercato".
GIOVANNI CAPORASO: In Italia sta nascendo il "Meno Tasse - Movimento per l'equitá fiscale" sicuramente risponde ad una grande massa di scontenti, ma a parte la demagogia é cosí difficile far tornare i conti?
FABRIZIO ZAMPIERI: In Italia si sta assistendo a sempre più numerose iniziative popolari di protesta e malcontento nei confronti del sistema fiscale e dell'alta tassazione. Le attuali forze di governo promettevano minori tasse, quando erano in campagna elettorale, ma, grazie alle novità in materia fiscale introdotte recentemente, una famiglia con un reddito medio annuo di 14.000 euro si ritrova a dover pagare circa 800 euro in più di tasse rispetto al passato. Per quanto riguarda invece aziende e detentori di partita iva ho già parlato precedentemente riferendomi a studi di settore, irap, ecc...Posso in parte capire questa sempre più diffusa protesta generalizzata perchè, quello che manca in Italia oggi, è il rispetto del contribuente. Lo ripeto, l'attuale amministrazione finanziaria è partita proprio con il piede sbagliato nel tentativo di correggere una situazione che era deficitaria ma rischia di diventarlo ancor di più.
GIOVANNI CAPORASO: A suo parere l'alta tassazione é prodotta da sprechi e spesa pubblica incontrollata o dall'evasione fiscale?
FABRIZIO ZAMPIERI: Secondo la mia opinione l'alta tassazione è causata soprattutto da sprechi nelle pubbliche amministrazioni e dalla spesa pubblica incontrollata. Sono convinto che con la razionalizzazione ed un maggior controllo di tali risorse, si potrebbe ridurre il deficit statale di almeno il 15-20%; basterebbe istituire un dicastero serio ed efficiente con un Ministro preposto e con determinate deleghe e poteri per iniziare a risolvere questo annoso problema ma credo manchi proprio la volontà politica per porre in essere tali azioni: in fondo, molti sprechi sono anche da addebitare ai privilegi dei quali godono i nostri rappresentanti in parlamento e anche a fenomeni di corruzione e concussione ancora presenti in seno alla nostra classe politica.
GIOVANNI CAPORASO: Perché l'uso dei paradisi fiscali, per la riduzione delle imposte, é criminalizzato per le PMI, ma le grandi banche e industrie lavorano tutte offshore?
FABRIZIO ZAMPIERI: Non vorrei addentrarmi in settori ed argomenti "pericolosi" ma a livello internazionale sono ancora le grandi Banche d'affari straniere e le multinazionali di grandi dimensioni a "dettare" le direttive economiche e finanziarie e a "condizionare" anche la classe politica. Anche in Italia abbiamo recentemente assistito a fusioni ed incorporazioni bancarie ma siete proprio convinti che tali processi siano stati messi in atto per migliorare la qualità dei servizi e ridurne anche i costi, a vantaggio del cliente finale..?, o è forse maggiormente credibile la versione che, con dimensioni maggiori, ora anche alcuni nostri gruppi bancari possono competere con le grandi istituzioni finanziarie estere e poter prendere parte a decisioni e a progetti internazionali..?.In base a questo ragionamento credo sia più facile comprendere il motivo secondo il quale determinate Banche, Società Finanziarie, Compagnie Assicuratrici, Multinazionali possano accedere a mercati off-shore, facenti parte della cosiddetta "black list" del Ministero delle Finanze, sfruttando accordi e deroghe particolari, mentre le normali Aziende e Pmi non possano farlo.
¹ Giovanni Caporaso é titolare dello studio legale Caporaso & Partners di Panamá e della OPM Copration, impresa leader nel fornire servizi relazionati alla Pianificazione Fiscale www.paradisifiscali.org É considerato il Guru italiano dell’offshore e há pubblicato per la Expats Ebooks www.expatsebooks.com, numerosi libri sulla materia: “Come pagare Zero tasse. I paradisi fiscli.”, I segreti della banca offshore”, ecc.
²Fabrizio Zampieri - Laurea in Economia Aziendale all’Università Cà Foscari di Venezia e successivo Master in discipline bancarie/finanziarie. Laurea Honoris Causa in Scienze Finanziarie (5/dic/2003). Ha maturando esperienze finanziarie presso primarie società di consulenza. Come consulente si occupa di: analisi e studio dei mercati finanziari, gestione del rischio di cambio e degli strumenti finanziari, gestione della tesoreria aziendale multivalutaria, gestione dell’indebitamento e dei rapporti con gli Istituti bancari, con target di clientela “Private” e “Corporate”. Come formatore collabora con Associazioni di categoria e Imprese attraverso progettazione e docenze di corsi F.S.E. (Fondo Sociale Europeo), seminari, incontri. Socio ordinario Assoconsulenza della quale è Segretario per la delegazione di Padova .

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