L’opportunità vietnamita

vietnam 2L’opportunità vietnamita
Di Francesco Giappichini

Un Paese del sud-est asiatico in via di sviluppo, in forte crescita economica, ma con un Governo popolare socialista può rappresentare un’opportunità per gli investitori globalizzati del terzo millennio? A nostro avvisto sì, specie se si avrà attenzione a puntare sulla zona più sviluppata del Paese: la parte meridionale della Nazione asiatica, ove è situata Ho Chi Minh (la”capitale finanziaria”), com’è stata ribattezzata Saigon. In primo luogo, infatti, il Vietnam ha una situazione politica, economica e sociale molto stabile, mentre l’Esecutivo socialista di Hanoi sta attuando una politica favorevole agli investimenti stranieri. In secondo luogo vanno segnalati altri fattori che stanno consentendo al Paese una sempre maggiore integrazione nei mercati internazionali: dalla ricchezza delle risorse naturali, a una manodopera abbondante, preparata, giovane e colta, sino ai progressi nel campo delle opere infrastrutturali. Gli aspiranti investitori sono sempre più attratti dai settori turistico, manifatturiero, e dall’import-export, che rappresentano in questa fase il vero volano dell’economia nazionale. Favorita, in epoca di crisi globale, anche dalla debolezza della moneta nazionale: quando si scrive, con un euro si possono, infatti, acquistare oltre ventisette dong vietnamiti. E se poi teniamo conto della relativa vicinanza culturale, si capisce come la Nazione del Golfo de Siam è sempre più attraente: nelle città maggiori è diffusa un’ottima conoscenza della lingua inglese, ma è possibile cavarsela anche col francese, che specie i più anziani non hanno dimenticato. E addirittura vi sono media che tra le proprie versioni annoverano anche quella in spagnolo. Tutti questi aspetti sono stati di recente chiariti nel corso del seminario «Opportunità di business in Vietnam», organizzato da “Ab & com”, in collaborazione con Promos Monza Brianza – Azienda speciale della Camera di commercio, e con il patrocinio della Provincia di Monza Brianza. Vi si è opportunamente segnalato che la presenza dell’imprenditoria italiana in questo futuro Eldorado – presto una nuova Cina, grazie alla crescita del prodotto interno lordo del 7 per cento – è ancora insufficiente. Probabilmente, aggiungiamo noi, specie a causa di alcune difficoltà burocratiche, che vanno dalla concessione del Visto turistico sino alle difficoltà per rinnovare sia il suddetto sia quello per Affari. E poi va segnalata anche la distanza geografica, la corruzione che ancora caratterizza l’amministrazione, i rapporti non sempre agevoli con i partner locali, e infine la scarsa conoscenza degli incentivi all’investimento, che il Governo offre alle aziende estere. Nel corso dell’evento, l’assessore alle Attività produttive ha dichiarato: «Investire sì, certo, ma a due condizioni, non solo per delocalizzare e né per trovare luoghi dove operare con regole “poco civili”. L’imprenditore che va all’estero deve essere portatore non solo di risorse economiche ma anche di valori etici e di libertà». Vincenzo Ascrizzi, uno dei titolari di “Ab & com”, ha invece rilevato che il Vietnam «è un paese capace di abbinare costi bassi ad una notevole capacità manifatturiera. In particolare nei settori tessile e abbigliamento, cuoio e calzature, legno e mobili, estrazione e lavorazione delle pietre naturali industriali». E proprio al fine di colmare questa lacuna, Promos ha organizzato un progetto speciale, che si è concretizzato proprio in questo mese con una missione imprenditoriale a Ho Chi Minh.

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