Italia: gli italiani all'estero

avionItalia: gli italiani all'estero

Sono 3.106.251 i cittadini italiani residenti all’estero secondo i dati dell’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero (AIRE), aggiornati al 9 maggio 2006. La ripulitura degli archivi ha portato in un anno alla cancellazione di circa 450.000 iscritti, ma, tenuto conto anche delle risultanze degli Schedari Consolari, il numero effettivo dei cittadini italiani nel mondo è più realisticamente vicino ai circa 3,5 milioni, per cui i numeri qui riportati dovrebbero essere maggiorati del 13%.
L’Europa si conferma come il continente di maggiore insediamento con quasi 2 milioni di persone (1.864.579) e circa il 60% delle presenze totali, di cui il 43,9% nell’Unione Europea a 15. A seguire l’America con 1.069.282 residenti (34,4%), di cui il 24,3% nell’America centro‐meridionale, e l’Oceania con 110.305 presenze (3,6%); sono invece molto distanziate l’Africa (41.040 presenze, 1,3%) e l’Asia (21.045 presenze, 0,7%).
I primi 20 paesi di insediamento sono sparsi in ben 4 continenti: Europa, America (settentrionale e centro‐meridionale), Oceania e Africa. Per quanto concerne il continente asiatico il primo paese di destinazione, Israele, si ritrova in 27a posizione, con 5.815 residenti di cittadinanza italiana, seguito da Cina, Giappone e Thailandia.
Guidano la classifica le due nazioni europee maggiormente coinvolte nei flussi dal Dopoguerra: la Germania, con 533.237 presenze (1 ogni 6 italiani all’estero risiede in quel paese, senza che peraltro sia stato assicurato un insediamento del tutto soddisfacente) e la Svizzera, con 459.479 residenti e 68.000 frontalieri.
L’Argentina, con 404.330 presenze, è il paese extraeuropeo che ospita il maggior numero di cittadini italiani e anche quello in cui l’incidenza degli italiani è iù alta: si stima che la popolazione locale sia per il 50% di origine italiana. Lo ricordano attualmente 31 deputati e 8 senatori e, nel passato, 10 presidenti della Repubblica, quasi un simbolo dell’acquisita convinzione che l’italianità costituisca un elemento caratterizzante il tessuto socio‐culturale del paese.
Una considerazione in parte analoga può valere anche per il Brasile, secondo tra i paesi latinoamericani quanto al volume della presenza italiana (148.746 residenti), composta in misura rilevante da persone di origine trentina e veneta, tanto che in diversi centri le rispettive varianti dialettali rappresentano la lingua veicolare più diffusa.
Il Brasile è preceduto da Francia (325.364) e Belgio (215.580) ed è quasi alla pari con la Gran Bretagna (145.241 presenze, 4,7%). In questi e altri paesi dell’Unione Europea, grazie alla normativa sulla libera circolazione e all’affermarsi del concetto di cittadinanza comunitaria, gli
italiani hanno conosciuto nel tempo un inserimento meglio tutelato che ha ridimensionato l’equazione “essere straniero uguale essere estraneo”.
La seconda collettività extraeuropea per numero di cittadini italiani, dopo quella argentina, si trova negli Stati Uniti (187.621, 6%). Meno numerosa quella, pur consistente, residente in Canada (125.554, 4%), che presenta la più alta incidenza di ultrasessantacinquenni (36,4%) e, a differenza degli USA, è rafforzata da poche centinaia di ingressi l’anno.
In Australia (108.472 persone), la collettività italiana è la più numerosa tra quelle d’origine straniera di lingua non inglese, mentre i nuovi arrivi, ridotti sul piano quantitativo, hanno per giunta uno spiccato carattere temporaneo.
Al di sotto delle 100 mila presenze troviamo quindi il Venezuela (73.128), la Spagna (56.137) e l’Uruguay (49.612), seguiti nell’ordine da Cile (27.602), Paesi Bassi (26.102), Sudafrica (primo tra i paesi africani, con 23.497 presenze), Lussemburgo (20.401) e Austria (13.004).
A partire dal Perù è poi possibile individuare un ulteriore gruppo nella graduatoria dei principali paesi di insediamento che rccoglie tutti quegli Stati in cui risiede un numero di cittadini italiani inferiore alle 10 mila unità, tra i quali Grecia, Colombia, Ecuador, Messico, Israele, Croazia, Svezia, Monaco, Irlanda, Danimarca, Paraguay e Repubblica Dominicana.
Chi sono, da dove vengono, come vivono gli italiani all’estero
È difficile tracciare una sorta di identikit dell’italiano all’estero, perché le diversità sono notevoli da paese a paese e all’interno di ciascuno di essi.
Il livello di istruzione è, in media, più basso rispetto ai cittadini rimasti in Italia, anche perché l’istruzione universitaria “di massa” nel nostro paese è un fenomeno relativamente recente. Un terzo degli emigrati in Australia ha solo la licenza elementare, mentre in Argentina e specialmente in Brasile il livello è molto più elevato (rispettivamente, il 36,7% e il 44% tra laureati e diplomati), soprattutto tra gli originari delle regioni del Nord.
Gli emigrati italiani non si caratterizzano per la giovane età. A volte gli ultrasessantacinquenni sono un quarto della collettività, come in Francia, o anche un terzo, come in Argentina e in Canada. In Australia (22,4%), poi, gli anziani prevalgono di gran lunga sugli occupati.
Il fatto che il 50% degli iscritti all’AIRE (anagrafe degli italiani residenti all'estero) si è registrato da meno di 5 anni è solo un apparente paradosso e si spiega per l’elevato numero di fili di italiani nati all’estero e registrati come tali (28% del totale degli iscritti all’AIRE) e, in misura inferiore, per quelli che si sono iscritti a seguito di acquisizione di cittadinanza (2,6%). In alcuni paesi hanno influito in modo significativo anche i nuovi arrivi: il 27% degli italiani residenti in Gran Bretagna risulta iscritto all’AIRE da meno di 5 anni e ciò è da ricondurre al considerevole sostamento di giovani e di professionisti che si recano in quel paese attratti dalle più soddisfacenti opportunità formative e ocupazionali offerte.
Il Sud è stato, dalla ripresa dei flussi dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’area maggiormente coinvolta nel movimento migratorio, come viene confermato dal fatto che il 58,5% degli iscritti all’AIRE sia di origine meridionale. La prima regione per numero di emigrati è la Sicilia (555.000). Non bisogna però dimenticare che i lombardi fuori dai confini nazionali sono 250.000 e che, secondo stime, è di origine lombarda un terzo degli imprenditori italiani all’estero.
Le uniche province che hanno più di 100.000 emigrati sono Agrigento e Cosenza, che precedono Bari e Palermo (ciascuna con 90.000) e, quindi, Milano e Treviso (con circa 70.000). Tra i comuni Milano (38.000) supera Roma (33.000), che però precede Torino (29.000), Napoli (28.000) e Genova (22.000). I numeri non sono molto elevati ma comunque significativi. Se poi si scende al livello di piccoli comuni, non mancano casi eclatanti. Se sul piano nazionale ogni 100 italiani rimasti in patria ve ne sono 5 all’estero, nel piccolo comune di Briga Alta (Cuneo) gli emigrati (55) uguagliano i residenti e ad Acquaviva Platani (Agrigento) gli emigrati (2.335) sono più del doppio dei residenti (1.102). In termini assoluti, il comune non capoluogo che conta il maggior numero di emigrati è Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento (8.786 persone).
È senz’altro fondato parlare di una collettività italiana allargata di 60 milioni e più di persone. Come si rileva da alcune precisazioni acquisite localmente, le persone di origine italiana sarebbero:
•800.000 in Australia a fronte di 108.472 cittadini iscritti all’AIRE
•1,3 milioni in Uruguay a fronte di 49.612 cittadini iscritti all’AIRE
•15 milioni in Argentina a fronte di 404.330 cittadini iscritti all’AIRE
•31 milioni in Brasile a fronte di 148.746 cittadini iscritti all’AIRE e, in particolare, a San Paolo la metà dei circa 15 milioni di abitanti avrebbe sangue italiano nelle vene
•15,7 milioni negli Stati Uniti (187.621 cittadini residenti secondo l’AIRE), ma questa non è più una stima, bensì la risultanza del censimento del 2000.

Fonte: www.rapportoitalianinelmondo.it

Risorse: www.expatsebooks.com guide per Vivere e Investire all'Estero

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