Investire in Cambogia

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di Francesco Giappichini

La Cambogia, che dopo decenni ha ritrovato la pace e la stabilità politica, si sta affermando come il nuovo Paese del buen retiro, soprattutto per gli europei, in particolare francesi, e in generale per chi non ha troppi soldi da spendere, ma non vuole desistere dallo svernare ai tropici. L’ultima tendenza del Golfo del Siam è addirittura quella di abbandonare la Thailandia – ove i prezzi sono cominciati a salire – e dirottare appunto sul Paese confinante (ma anche nelle Filippine), ove il costo della vita è ancora a livelli piuttosto bassi, specie per quanto riguarda gli alloggi. Il che vale ovviamente anche in vista di un eventuale investimento. Il clima, la poca criminalità, l’assenza di eccessive pastoie burocratiche e soprattutto la gentilezza degli abitanti (sono pressoché assenti fenomeni di ultranazionalismo, da parte degli abitanti), sono quindi gli altri ingredienti, che – insieme ai costi ancora abbastanza contenuti – fanno della Nazione asiatica una meta che viene presa seriamente in considerazione. Detto che le mete più gettonate dai nuovi expatriate sono la capitale Phnom Penh, la litoranea Sihanoukville (che i locali chiamano spesso col nome coloniale di Kampong som), e Siem reap (a un passo dalle rovine di Angkor Wat), possiamo passare ad aspetti più tecnici. Come accennato, ad attrarre gli expats del terzo millennio in Cambogia – tra i vari fattori – c’è senz’altro la semplicità burocratica: lo straniero qui può possedere la totalità della propria impresa, a differenza di quanto accade ad esempio nella vicina Thailandia. Questo vuol dire che si conserva il pieno controllo del denaro investito, senza la necessità di avere dei soci locali, reali o fittizi. A tutto ciò si aggiungono politiche di agevolazioni fiscali, e quel grande entusiasmo, tipico delle fasi pionieristiche dello sviluppo economico: tanto per intenderci, solo nel luglio scorso è stata inaugurata, nella capitale, la prima Borsa dei valori del Paese. Per i primi scambi del neonato mercato azionario si dovrà tuttavia attendere la fine dell’anno. E a differenza di quanto accade nel Paese confinante, il soggiorno in Cambogia, per uno straniero, può essere addirittura perpetuo. Alla frontiera si deve richiedere il cosiddetto Business visa (comunemente chiamato Normal visa), che poi può essere prorogato a tempo indeterminato, recandosi presso le autorità migratorie, oppure rivolgendosi alle agenzie di viaggio. Si tratta, giova dirlo, della soluzione cui più spesso si ricorre. Naturalmente chi avesse intenzione di limitarsi a un mero soggiorno di perlustrazione, prima di trasferirsi o investire in loco, può ricorrere al classico Visto turistico, che ha la validità di un mese, ma può essere rinnovato soltanto per un altro mese. Ricordiamo inoltre che una recente normativa permette agli stranieri di acquistare appartamenti che non siano al piano terra, sempreché l’ammontare degli acquisti non superi il settanta per cento dell’intero condominio. Se quindi si considera che non esisteranno problemi né con le connessioni a internet, né con gli internet point, né tantomeno con gli sportelli atm per prelevare denaro, si capisce bene come – in questi tempi di crisi finanziaria globale – questa opzione non possa essere scartata. Una soluzione che tra l’altro consente di raggiungere con facilità sia il vicino e fascinoso Vietnam, sia Bangkok, da cui tornare in Europa con un volo low cost è uno scehrzo.

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