E’ l’ora del Marocco

maroccoE’ l’ora del Marocco

E’ questo il momento opportuno per investire in Marocco, una Nazione che consigliamo sia per veri e propri insediamenti produttivi, ossia per gli investimenti stranieri diretti, sia per la più prosaica delocalizzazione. Varie le ragioni che ci spingono a queste considerazioni, ma in primis non possiamo non segnalare il sistema fiscale veramente agile, letteralmente capace di favorire le attività commerciali e industriali: in buona sostanza si prevede l’esenzione assoluta per il primo quinquennio, e imposte successive costanti al 17,5 per cento ogni anno. Si tratta poi di un Paese che può stupire l’aspirante investitore per l’efficienza della sua struttura amministrativa, specie alla luce dei luoghi comuni che coinvolgono le realtà politiche dell’area. In genere per aprire una società, negli appositi sportelli pubblici, ci vuole soltanto una settimana; se poi ci si trova nella cosiddetta Free zone le procedure amministrative sono ancora più semplificare e può sorprendentemente concludersi il tutto in sole quarantotto ore. La Nazione maghrebina, su cui ha soffiato, e per fortuna, il vento di libertà della cosiddetta Primavera araba, ha dimostrato peraltro grande stabilità sotto il profilo politico e sociale, come dimostrato dagli elevati livelli di approvazione e popolarità del sovrano, che ha recentemente proposto misure per una nuova apertura politica del Paese. E poi, giova comunque la pena rilevarlo, si tratta di un’economia competitiva che sa abbinare il basso costo della manodopera e le molte agevolazioni all’impresa, a un impianto normativo liberale, specie sotto il profilo commerciale. Insomma il Marocco – “vicino” al nostro Paese con gli attuali mezzi di trasporto – può offrire sia stabilità commerciale, sia un sistema infrastrutturale – dai porti agli aeroporti, sino alle vie di comunicazione interna – che giudichiamo di buon livello. E lo stesso vale, analogamente, sia per i sistemi di comunicazione telefonici e telematici, sia per i servizi: banche, ospedali, tribunali e sistema previdenziale potranno anche far storcere il naso ai più esigenti, ma sono senz’altro conformi alle normative e agli standard internazionali. Il tutto, naturalmente, anche grazie agli accordi di libero scambio conclusi con l’Unione europea, la Turchia, gli Stati uniti e varie nazioni arabe. E poi come non dimenticare, in tempi come questi, l’accordo bilaterale con l’Italia per evitare le doppie imposizioni fiscali? Non soltanto lo Stato lascia liberi, in nome della libera circolazione e rimpatrio dei capitali e dei ricavi, ma la legislazione di Rabat prevede anche – grazie ai cosiddetti Fondi Hassan II – delle generose sovvenzioni statali (anche per la totalità dell’investimento), al fine di insediare complessi produttivi o acquistare terreni. Sul territorio sono inoltre presenti, come accennato, le Free zone, ove si applica una legislazione ancora più favorevole. In quella di Tangeri, si legge sul portale “Bba - Bouchra brokers & advisors – Investire in Marocco”, è ad esempio previsto non solo l’«esonero di costi di registrazione per la costituzione di imprese», ma anche l’«esonero tasse per aumento di capitale e per acquisizioni; esone dalle imposte sui brevetti per 15 anni; esonero dalle tasse urbane per 15 anni; esonero dalle imposte per 5 anni e imposte ridotte, dell'8,75% successivamente; esonero dalle tasse di produzione, sociali e sui ricavi per i non residenti; esonero della TVA sulle merci».

S
U
P
P
O
R
T
O