Brasile, sesta economia mondiale

economia brasileBrasile, sesta economia mondiale
di Francesco Giappichini

Per l’effetto diretto della crisi economica nell’Unione europea, ma indirettamente anche per via delle politiche degli ultimi Governi, quest’anno il prodotto interno lordo (pil) brasiliano dovrebbe superare quello della Gran Bretagna. Lo attestano proiezioni del Fondo monetario internazionale e delle società di consulenza Eiu (Economist intelligence unit) e Bmi (Business monitor international). Secondo la stima più recente, elaborata dalla Eiu, il pil verdeoro dovrebbe appunto raggiungere i 2,44 trilioni di dollari, contro i 2,41 di quello britannico. Già nel 2010 l’economia brasiliana aveva superato quella italiana, raggiungendo così la settima posizione. Tuttavia, poiché il Brasile cresce pur sempre a un ritmo ridotto rispetto ai Paesi asiatici emergenti, nel corso del 2013 lascerà la sesta posizione a vantaggio dell’India. E però, sempre a stare a queste proiezioni, la riconquisterà l’anno successivo – in coincidenza con i Campionati del mondo di calcio – a scapito dei francesi. Dopodiché il Paese sudamericano continuerà la sua corsa verso le posizioni alte della classifica, ed entro la fine del decennio supererà qualsiasi altra Nazione del Vecchio continente: nel 2020 è previsto, infatti, il sorpasso ai danni nient’altro che dei tedeschi. Il Paese, che ormai è considerato l’ultima frontiera del lusso e di ogni prodotto di alta gamma, e che ha visto raddoppiare il suo pil nel corso degli ultimi 6 anni, ha quindi cessato di rappresentare una meta di facile approccio per investimenti a buon mercato. Insomma, a causa della valorizzazione della moneta nazionale, ma anche della ripresa della corsa dei prezzi, non è più – almeno per l’europeo medio – il Paese del buen retiro. Lontani quindi i tempi in cui nei portali dedicati agli expats, si leggevano commenti come quello sotto riportato. «Per me, ne sono consapevole, il Brasile e’ stato sempre un bellissimo e personale specchietto per le allodole.In 10 anni di frequentazioni dell’universo verdeoro sono riuscito a fare di tutto:dimenticare che e’ necessario lavorare per vivere, dilapidare i risparmi, indebitarmi per pagare le frequentissime trasvolate oceaniche,staccarmi esageratamente dalla grigia realta’ europea e, dulcis in fundo, convolare a nozze nell’arco di due mesi.Il Brasile mi ha sempre reso felice e mi ha sempre tolto tanti soldi dalle tasche; credo che nessun posto al mondo possa portare uno “straniero” ad avvicinarsi alla pratica dell’autolesionismo come questo bestione dalle mille teste.Quelle benedette donne cosi’ simpatiche da far impallidire le acidita’femminili di casa nostra, quella musica ipnotizzante,quel buonumore che rende tutto piu’ sopportabile,quel sole che abbaglia e quei panorami che ipnotizzano sono e saranno sempre la mia dolcissima via crucis.Quando un europeo si innamora del Brasile e’ destinato,salvo casi estremi, a non riuscire piu’ a distinguere sogno e realta’; a volte l’allucinazione e’cosi’ potente che si finisce sul lastrico per volersi ostinare ad inseguire il sogno infantile di voler sfuggire al freddo,alla fatica del lavoro e alla solitudine.Severgnini ha fotografato alla perfezione l’approccio psicologico con il quale il non brasiliano cerca rifugio in Brasile; la fuga dalla realta’ e l’ansia di cambiamento radicale sono gli ingredienti principali di un piatto che, se mangiato in abbondanza, puo’ anche portare ad indigestioni non indifferenti. Io continuo con i miei mal di pancia, preferisco avere di queste patologie che morire senza aver vissuto!!! vade retro Satana!!».

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