Bahamas, incentivi e agevolazioni

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Di Francesco Giappichini

Tra le soluzioni per sfuggire alla tenaglia del fisco, che nei prossimi giorni frugherà nelle tasche di tutti gli italiani, ci sono le isole Bahamas, che ci sentiamo tuttavia di consigliare anche per semplici investimenti produttivi, o comunque per dar concretezza alla filosofia del “mollo tutto e me ne vado”. Ma andiamo con ordine, non prima di rilevare l’ottima qualità della vita che i servizi locali sono capaci di offrire. Il sistema legale di questo solare arcipelago di cultura anglosassone sparso nell’oceano Atlantico – e a poche miglia sia da Cuba sia dagli Stati Uniti – è capace di offrire enormi agevolazioni fiscali agli investitori internazionali. Qui non si pagano, infatti, imposte sul reddito personale o societario, non si tassano i capital gain, ossia la differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto di uno strumento finanziario, e soprattutto non esistono imposte successorie. Questo, tanto per cominciare. Inoltre attraggono capitali dal mondo intero la stabilità politica e monetaria (la moneta nazionale è legata al dollaro), nonché la possibilità di aprire conti off shore, in un sistema bancario certamente molto avanzato. In ogni caso la lista degli incentivi offerti agli imprenditori è lunghissima, ed è impossibile sintetizzarla in un pezzo giornalistico. Senza quindi la pretesa di essere esaustivi, ricordiamo che nelle Bahamas non si pagano imposte sulle importazioni di beni personali, oppure di materie prime destinate alla costruzione di alberghi, strutture commerciali e edifici residenziali. Buone notizie anche per l’aspirante imprenditore agricolo, che può ottenere con facilità prestiti agevolati dal Governo di Nassau, che poi restituirà a zero interessi. Inoltre chi fosse interessato a investimenti stranieri diretti non paga imposte sull’import di beni e materie prime. La semplificazione amministrativa stupirà quindi gli operatori economici del nostro Paese, abituati a ben altri tipi di pastoie burocratiche, mentre giova rilevare l’assenza di restrizioni e imposte sulle operazioni finanziarie destinate al rimpatrio dei fondi. Tutto ciò spiega come nel corso dello scorso anno il flusso degli investimenti stranieri nel Paese sia cresciuto del 48,7 per cento, avvicinandosi a quota un milione di dollari: senza dubbio l’ex colonia britannica ha sofferto le conseguenze della crisi economica internazionale, ma pare che la recessione sia ormai una cosa superata. Unico neo, ammesso che sia tale? Forse l’eccessiva dipendenza dal turismo – settore tradizionalmente soggetto a instabilità, anche per i fenomeni legati ai cambiamenti climatici – che rappresenta il trenta per cento del prodotto interno lordo (pil) dell’arcipelago: trenta sono abitate e quindici hanno alberghi e ristoranti destinati ai visitatori. Le Bahamas del resto, sostengono in molti, sono le isole che più si avvicinano al sogno di una vacanza ideale. Nessun’altra regione turistica al mondo può vantare una tale ricchezza di belle spiagge: un vero e proprio paradiso per i moderni Robinson, i patiti dei bagni, gli amanti della vela, e soprattutto gli sportivi. Le possibilità di praticare sport nella natura sono, infatti, infinite, sia sopra sia sotto l’acqua: nuoto, surf, immersioni, e così via, in un clima tropicale che garantisce in estate brezza marina, ed in gennaio gradevoli temperature che si aggirano sui venticinque gradi centigradi.

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