Antartide, tra ricerca e iceberg

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Di Francesco Giappichini

Una buona notizia per la scienza del nostro Paese: grazie a un finanziamento di diciotto milioni di euro, elargito da parte del Ministero per l’Istruzione, l’università e la ricerca (Miur), è stata riaperta la base italiana in Antartide “Mario Zucchelli”, che si trova nella regione denominata Baia terra nova. Secondo una nota dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), «con la messa in
funzione della stazione ha preso così avvio la XXVII campagna antartica 2011-2012, promossa nell’ambito del Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra) e finanziata dal Ministero per l’Istruzione, la ricerca e l’università (Miur)». All’iniziativa, che terminerà nel prossimo febbraio, quando il personale rientrerà in Nuova Zelanda, parteciperanno circa 190 persone, tra scienziati e tecnici della logistica. I nostri ricercatori si occuperanno non solo di glaciologia e problemi climatici sui ghiacciai, ma porteranno anche a termine uno studio sull’oceanografia e la biologia marina. In verità non è stata questa l’unica notizia che in queste ore ha solleticato l’interesse degli amanti della regione polare antartica. La Nasa ha, infatti, lanciato un allarme per nulla trascurabile: si starebbe formando una grossa spaccatura che nei prossimi mesi (o settimane) potrebbe rompersi, creando un gigantesco iceberg delle dimensioni di New York. O di Venezia, se si preferisce, ossia 880 chilometri quadrati. La suddetta crepa si trova nel ghiacciaio di Pine Island: un’enorme piastra di ghiaccio situata nella parte ovest del continente, di fronte al Mare di Amundsen (proprio vicino a quelle aree protette ove le baleniere giapponesi continuano la mattanza dei grossi cetacei). Come noto questo ghiacciaio si sta riducendo con un ritmo vertiginoso: dai 7 miliardi di tonnellate del 2005 ai quarantasei dello scorso anno. Il continente sta inoltre soffrendo di un altro problema ecologico, anch’esso legato al surriscaldamento climatico. Come accade in ogni primavera australe (che corrisponde all’autunno boreale), sulla calotta polare antartica sta crescendo il buco dell’ozono, tuttavia il picco attuale è il nono di sempre e ben sopra la norma. (I dati sono stati diffusi dalla Nasa e dalla National oceanic and atmospheric administration – Noaa, ndr) Per più di duecento anni, l’Antartide, la regione più meridionale della
Terra, coperta di ghiacci, ha attirato nelle sue terre freddissime, esploratori e imprese alla ricerca di avventure e ricchezze. Non dimentichiamo, infatti, che in queste terre si trovano vasti giacimenti di minerali, tra cui ferro e oro, oltre a consistenti riserve di carbone. E tuttavia le dure condizioni climatiche e le imposizioni volte a preservare l’ambiente, rendono lo sfruttamento minerario antieconomico, oltre che difficoltoso. Il
clima estremo ha in definitiva reso impossibili insediamenti stabili, sebbene in passato siano esistiti alcuni nuclei di cacciatori di pelli. Oggi, i centri abitati sono limitati a basi scientifiche, a parte un piccolo insediamento cileno sull’isola King George. In ogni caso l’unicità del paesaggio e della fauna selvatica attira un discreto numero di turisti: immense colonie di uccelli marini vivono in questo clima estremo, e alcune specie, tra cui i pinguini imperatore, i pinguini di Adelia, la procellaria antartica e lo stercorario del polo sud, nidificano esclusivamente sul continente.Il Principato di West Antarctic invece ha lanciato un programma per la creazione di una Stazione Scientifica Multinazionale cercando l'appoggio dell'Alca e dei paesi in via di sviluppo.

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