gafi panamaPanama, insieme ad altri sette paesi, è uscita dalla lista nera dei paradisi fiscali dell'Unione Europea, dopo aver sottoscritto, ad alto livello politico, un impegno a cooperare nella lotta contro la frode fiscale; nove nazioni sono rimaste nella lista nera, in quanto i governi europei hanno ritenuto che questi paesi non hanno adottato misure sufficienti per evitare l'evasione fiscale.

Secondo il cancelliere panamense Isabel de Saint Malo, il suo paese era "assolutamente impegnato negli indici di trasparenza e con i più alti standard in materia fiscale".
Oltre a Panama, sono stati esclusi dalla lista nera: Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Tunisia, Mongolia, Macao e due isole dei Caraibi: Grenada e Barbados. Ora questi paesi fanno parte della cosiddetta "lista grigia", dove saranno monitorati molto attentamente dalle autorità fiscali europee per vedere se applicano le promesse fatte e implementano le raccomandazioni su questioni ancora aperte.

Nella lista nera rimangono: Samoa, Bahrein, Guam, Isole Marshall, Namibia, Palau, Santa Lucia, Samoa Americane,Trinidad e Tobago.
Sulla lista nera dell'Unione Europea, è interessante notare che non esiste un paese europeo, sebbene secondo il commissario delle imposte Pierre Moscovici, alcune nazioni come Paesi Bassi, Lussemburgo, Irlanda, Malta e Cipro si possono considerare "buchi neri per le tasse".

Per uscire dalla lista nera dell'Unione Europea, i paesi hanno dovuto adottare una serie di forti misure per soddisfare le richieste; i ministri delle finanze dell’Unione Europea hanno rifiutato di rendere pubblici gli impegni assunti da ciascun governo. "Non possiamo pubblicare automaticamente le lettere inviateci dalle diverse nazioni", ha dichiarato
Vladislav Goranov, ministro delle finanze della Bulgaria.

L'Unione Europea intende aggiornare la propria lista di paradisi fiscali una volta all'anno; sebbene manterrà un gruppo di lavoro permanente che sarà responsabile della supervisione del Codice di condotta nella lotta contro la frode fiscale e che avrà il potere di suggerire modifiche all’elenco.

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Pubblicato in Paradisi Fiscali
Venerdì, 19 Gennaio 2018 10:41

Perché tenere i soldi sotto il materasso?

colchón con dólaresSe non vive, lavora e paga le tasse nel suo paese, farsi pagare e depositare i soldi ottenuti con il suo sforzo, al giorno d’oggi, può diventare un problema, dal momento che stiamo vivendo un periodo di guerra aperta contro i paradisi fiscali e i paesi che applicano bassi carichi fiscali. Inoltre, le banche commerciali pongono sempre più ostacoli per aprire e gestire i conti correnti, soprattutto alle persone che risiedono in nazioni arbitrariamente poste su liste nere o grigie. Per complicare ulteriormente la questione, rivolgersi a una banca offshore è un'opzione costosa, poiché queste istituzioni richiedono ingenti depositi iniziali prima di accettare un nuovo cliente e potrebbero essere necessari mesi per aprire un conto. In questo contesto, i portafogli elettronici si sono posizionati come l'opzione migliore per risolvere il problema di come ricevere e inviare pagamenti, visto che in qualche modo forniscono dei servizi bancari, sono sicuri, accettano tutte le nazionalità e hanno costi più bassi per ogni operazione.

La varietà di portafogli elettronici è enorme, ma l'unico realmente offshore e che offre maggiori vantaggi è PAYOPM.com. Tuttavia, recentemente alcuni e-wallet hanno avuto problemi, come nel caso di MegaTransfer, uno dei più importanti che funzionava in Europa, al quale hanno chiuso tutti i conti e non è stato in grado di restituire il denaro ai propri clienti. Ciò crea indubbiamente incertezza tra la gente, molti dei quali si sono persino chiesti se, nel XXI secolo, non valesse la pena tornare come ai vecchi tempi in cui era più sicuro tenere i soldi nel materasso.

Questo "metodo" ha problemi di sicurezza, perché la persona sarebbe esposta, in caso di furto o di un blitz da parte delle autorità alla perdita dei soldi. Cosa fare allora? Il famoso avvocato panamense Giovanni Caporaso Gottlieb offre varie soluzioni che rispondono alla domanda precedente.

Una è dividere il capitale nel seguente modo: almeno il 10-20% del patrimonio in contanti depositato in cassette di sicurezza anonime; un 30-40% in portafogli elettronici (almeno 2) e il resto in 2 banche in diversi paesi.

Un'opzione interessante, se piace il rischio di fluttuazione, è di mantenere fino al 10% del proprio capitale in criptovalute (non solo Bitcoin).

Il consiglio dell'avvocato Caporaso sulla necessità di dividere i beni, si basa sui pericoli reali che possono accadere oggigiorno: come la mancanza di liquidità. Questo può accadere, ad esempio, se PayPal, come spesso fa, blocca il conto, fino a sei mesi, congelando i fondi; nel frattempo, le banche richiedono sempre più documentazione per prelevare i propri soldi e fornire questa documentazione costa lavoro, soldi e perdita di tempo. In molti casi, le banche, bloccano il conto corrente fino a che la documentazione inviata non soddisfa pienamente la loro richiesta.

Detto questo, il fatto di dividere su più conti i soldi, consente di rispondere rapidamente a qualsiasi emergenza. Oggi è una tendenza non solo dei milionari, ma anche del piccolo o grande imprenditore, di fronte al rischio del congelamento dei soldi, sceglie di diversificare il modo in cui gestire il proprio capitale.

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paradise papersIl consorzio internazionale di giornalisti investigativi (CIGI) torna ad attaccare i paradisi fiscali. Se due anni fa, questa organizzazione ha pubblicato informazioni rubate allo studio legale panamense Mossack Fonseca nello scandalo chiamato "Panama Papers", ora il modus operandi sembra essere lo stesso: prendere 1,4 tetrabyte di dati, provenienti da due studi legali: Appleby nelle isole Bermuda e Asiaciti Trust a Singapore, pubblicare decine di rapporti sui diversi media di comunicazione e incolpare i paradisi fiscali dei problemi economici mondiali. Il nuovo scandalo si chiama "Paradise Papers". Nel primo furto è stato dimostrato la presenza di denaro americano e la stessa cosa potrebbe accadere ora.

La presunta indagine riguarda i registri delle imprese di 19 paesi: Antigua e Barbuda, Aruba, Bahamas, Barbados, Bermuda, Isole Cayman, Dominica, Granada, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Trinidad e Tobago; Isole Cook, Isole Marshall, Samoa e Vanuatu; Malta, Libano e Labuan, territorio federale della Malesia.

Coloro che non hanno tardato a rispondere alle "indagini" sono stati diversi paesi dell'Unione europea, che sono quelli che impongono il maggior carico fiscale ai loro cittadini. I ministri delle Finanze dell'Unione hanno chiesto la creazione di una lista nera dei paradisi fiscali, una misura che fa parte di una campagna contro l'evasione fiscale.

I "Paradise Papers" hanno coinvolto diverse personalità famose, del mondo dello spettacolo e della politica. La cantante Shakira risulta domiciliata a le Bahamas e la "investigazione" presenta questo come un crimine, sembra che sia un problema che la cantante gestisca i suoi 31,6 milioni di euro a Malta e in Lussemburgo, soldi guadagnati dai diritti d'autore delle sue canzoni. Inoltre, il leader della band U2, Bono è apparso nella "investigazione" per avere una partecipazione in una società di Malta proprietaria di un centro commerciale in Lituania.

Nel frattempo, il principe Carlo, erede al trono britannico, ha acquistato azioni di una società offshore che presumibilmente potrebbero trarre vantaggio da un cambiamento di politiche climatiche per il quale il principe stava facendo una campagna. Un altro indagato è il quattro volte campione di Formula 1, Lewis Hamilton, che è "accusato" di usare una società offshore delle Isola di Man e di aver risparmiato 4 milioni di euro per l'acquisto di un jet privato dal valore di 18 milioni di euro.

Grandi multinazionali sono coinvolte. Ora criticano Apple per utilizzare il territorio britannico di Jersey, nello stesso modo di come utilizzò l'Irlanda fino al 2014.

Quello che il consorzio internazionale di giornalisti investigativi non riesce a capire è che se una persona o una società, ha soldi, in un paese a bassa tassazione, attraverso una società offshore, non è un reato, a patto che il capitale non vienga da attività illegali e la persona non commette frodi fiscali. Forse, piuttosto che continuare a rubare informazioni private, il Consorzio dovrebbe concentrarsi, a scoprire, come i paesi europei, che hanno le tasse più alte, utilizzano questi soldi. La corruzione, non l'uso dei paradisi fiscali, è la vera causa dei problemi economici esistente in questi paesi. Nella voglia di fare scoop e scalpore anche la trasmissione televisiva Report di RAI 3 ha fatto un’inchiesta cercando di coinvolgere il nostro studio con testimonianze montate ad Hoc e che poi sono state ritrattate completamente. Viene da chiedersi: di chi fanno il gioco questi giornalisti?

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paradisi fiscali caraibi copy copyQuando Oscar Wilde pronunciò queste parole noi non eravamo neanche un'idea! Eppure, eccolo qui, più attuale che mai, dopo un secolo! Scrittore, poeta e aforista decadente dell'Irlanda di fine 800, Oscar Wilde con il celebre aforisma “Non importa che se ne parli bene o male, l'importante è che se ne parli. E dei paradisi fiscali ultimamente se ne parla molto, tanto da suscitare curiosità anche nei più restii.

Quanti paradisi fiscali esistono nel mondo? Quella domanda è entrata nuovamente in discussione, dopo il nuovo furto di informazioni private che è stato presentato dalla stampa come "Papers of Paradise". Secondo l'organizzazione Oxfam, fervente critica di queste giurisdizioni, la cifra raggiunge 73, che comprende paesi europei come Olanda, Irlanda e Lussemburgo; mentre altri ritengono che il numero di paradisi fiscali sia molto più ridotto e si trovano nei Caraibi e nelle isole sotto il controllo britannico, sebbene con autonomia propria. Nonostante la crescente pressione internazionale, i paesi a bassa pressione fiscale restano interessanti per privati ​​e aziende, che li usano per ridurre, legalmente, il carico fiscale, anche per il segreto bancario, commerciale e professionale che continua ad essere in vigore in questi paesi.

Uno degli strumenti più utilizzato in questi paesi a fiscalità privilegiata sono le società offshore, strutture giuridiche costituite da non residenti che, non esercitano nessuna attività economiche nel paese in cui sono state create, quindi non sono tenute a pagare le tasse. Queste società offrono diversi vantaggi, non solo le politiche fiscali favorevoli, ma possono essere formati in breve tempo ad un prezzo relativamente basso e i nomi dei titolari di società off-shore, sono protetti dalle leggi del segreto bancario e commerciale. In certe occasioni, il principale beneficiario della società offshore non appare neppure come direttore.

Cosa distingue i paradisi fiscali? Ci sono una serie di caratteristiche che contraddistinguono le giurisdizioni a bassa tassazione,  totale rispetto del segreto bancario; di solito non firmano accordi per lo scambio di informazioni fiscali con altri paesi; non stabiliscono rigide regole di controllo sui movimenti di capitali, sebbene vengano effettuati processi di “due diligence” per evitare di diventare centri di riciclaggio di denaro; Inoltre, hanno politiche fiscali molto amichevoli con investitori stranieri e si applicano tasse basse o nulle per coloro che non svolgono attività economiche nel paese.

Individui e aziende utilizzano procedure di ingegneria fiscale, totalmente legali, che coinvolgono i cosiddetti "paradisi fiscali". Ad esempio, creano diverse società offshore e trasferiscono le entrate generate altrove. In questo modo, non devono pagare le tasse per tali benefici.

Uno dei luoghi più utilizzati al mondo a formare società offshore è lo stato del Delaware, curiosamente situato nella nazione che ha la più alta imposizione fiscale sui cittadini e sulle imprese: gli Stati Uniti d’America. Delaware è interessante perché ha stabilito un'esenzione fiscale per le società di capitali appartenenti a stranieri non residenti e l'unica condizione è che, come in altre giurisdizioni offshore, le attività economiche non si devono svolte all'interno dello stato. Inoltre, le filiali della società sono esenti da imposte e questo ha influenzato diverse grandi società multinazionali che hanno stabilito la loro sede nel Delaware. Un dato conclusivo: il 58% delle aziende situate nella Top 500 del mondo hanno la loro sede lì.

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paradisi fiscali lista neraI ministri dell'Economia e delle finanze dell'Unione europea hanno deciso di includere 17 paesi nella loro "lista nera" dei paradisi fiscali. Queste giurisdizioni rischiano ora di perdere l'accesso ai fondi dell'Unione, oltre a ricevere ulteriori sanzioni. Nell’elenco delle nazioni, appare Panama e questo ha provocato un forte movimento di rifiuto, sia tra politici che impresari.

Nella lista dei 17 paradisi fiscali da parte dell'Unione europea appaiono anche: Samoa americane, Bahrain, Barbados, Granada, Guam, Corea del Sud, Macao, Isole Marshall, la Mongolia, Namibia, Palau, Santa Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago, Tunisia e gli Emirati Arabi Uniti.

Secondo il presidente di Panama, Juan Carlos Varela, la decisione dei ministri europei è deplorevole e il governo ha immediatamente chiamato il suo ambasciatore a Bruxelles, Dario Chirú. Il presidente ha ribadito che il suo paese ha svolto un ottimo lavoro e ha completamente rifiutato di essere considerato un paradiso fiscale.

l'immagine del paese è stata danneggiata dallo scandalo chiamato “Panama Papers”, un furto di informazioni riservate da uno studio legale, utilizzato dalla stampa internazionale per cercare di presentare Panama come una giurisdizione in cui si creano società offshore con lo scopo di evadere le tasse o di riciclare denaro.

Per cercare di ridurre il danno, il governo Varela ha approvato diverse trasformazioni nel sistema finanziario, tra cui l'eliminazione delle azioni al portatore e l'impegno davanti Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per lo scambio di dati fiscali con oltre un centinaio di paesi.

Varela ha promosso un disegno di legge da sottoporre per l'approvazione al Congresso che contempla l'inserimento del reato di evasione fiscale come un crimine a partire dagli USD 300.000 con sanzioni pecuniarie enormi, e la reclusione tra i 2 e i 5 anni.

Al momento, Panama sta aspettando i risultati finali della valutazione effettuata dal Financial Action Group, un'istituzione internazionale il cui obiettivo è combattere il riciclaggio di denaro sporco.

I ministri europei hanno inoltre elaborato una "lista grigia" di 47 paesi che attualmente non soddisfano gli standard richiesti dall'Unione Europea, anche se c'è un impegno da parte di queste giurisdizioni di cambiare il loro sistema fiscale.

Nella "lista grigia" sono, tra gli altri: Andorra, Armenia, Liechtenstein, San Marino, Turchia, Isola di Man, la Serbia, la Bosnia-Erzegovina, Vietnam, Thailandia, Hong Kong, Swaziland, Botswana, Perù, Uruguay, la Giamaica, Bermuda, Isole Cayman e Nuova Caledonia.

Se questi paesi non apportano le modifiche richieste ai loro regolamenti fiscali nel 2018, potrebbero essere inclusi nella "lista nera" dei paradisi fiscali.

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Sabato, 12 Agosto 2017 17:02

Panama non è un paradiso fiscale

avenida balboa panamaDopo lo scandalo mediatico dovuto al furto di informazioni riservate dallo studio legale Mossack Fonseca, più conosciuto come "Panama Papers", uno dei temi più discussi al mondo riguarda la questione relativa al se; si debba considerare o meno Panama un "paradiso fiscale".

Per il noto avvocato Giovanni Caporaso, esperto del mondo "offshore", non è corretto considerare Panama un paradiso fiscale, ma un paese con bassa imposizione fiscale. Per esempio ci sono paesi dove non viene pagato alcun tipo di tasse, come gli Emirati Arabi Uniti, che essendo così ricchi non vogliono tassare i cittadini, perché il governo riceve un reddito sufficiente per soddisfare le spese, inoltre, esistono paesi come gli Stati Uniti, che stabiliscono che i suoi cittadini devono pagare le tasse per quello che guadagnano nel loro paese e all'estero e poi c'è il modello di Panama, in cui le tasse sono pagate esclusivamente per ciò che viene prodotto all'interno del paese centroamericano.

Caporaso è chiaro nell'affermare che si tratta di politiche economiche stabilite da ciascun paese, in totale indipendenza. Non si tratta di schemi per far sì che cittadini di altre nazioni non paghino le tasse o svolgano altri tipi di attività.

Il termine "società offshore" è probabilmente il più ricercato attualmente in internet. Lo studio legale Caporaso & Partners ha una vasta esperienza nel costituire tali società, così che le spiegazioni dell'avvocato Caporaso si basano su un'esperienza di oltre due decenni. Caporaso spiega che a Panama non v'è alcuna differenza tra società locali e società offshore, dal momento che tutto dipende dall'uso che viene dato alla società.

Il sistema fiscale di Panama è costruito in modo tale che il contribuente, sia azienda o individuo, deve pagare le tasse solo per quello che guadagna a Panama. Se si forma una società offshore e questo ottiene profitti fuori del paese, allora tale società non dovrà pagare nessuna tassa, perché ha un uso "offshore".

Formare una società offshore non è un processo complicato e può essere fatto on-line. Caporaso spiega che basta semplicemente compilare un modulo, inviare una carta d'identità nazionale, un indirizzo postale per sapere dove domicilia il cliente e con questo basta per creare la società. Tuttavia, Caporaso chiarisce che a Panama ci sono diverse normative esistenti che affermano che l'avvocato deve sapere chi è il cliente, che tipo di attività svolge a Panama. Tutte queste informazioni le deve fornire il cliente al momento di richiedere la costituzione di una società offshore. Ad ogni modo, Caporaso chiarisce che essi, in quanto avvocati, non sono né autorità giudiziaria né giudice, quindi non hanno modo di sapere il motivo per cui un cliente utilizza una società offshore.

Le società offshore non sempre sono associate a un conto bancario. Secondo Caporaso, gli avvocati possono supportare i clienti che desiderano aprire conti bancari, ma il cliente non è tenuto ad usare la firma legale per aprire un conto. Se ha rapporti con banche internazionali potrebbe aprirsela da solo.

A Panama, secondo le spiegazioni accertate di Caporaso, non ci sono limiti sul numero totale di società offshore che può avere una sola persona. L'azienda si compone di due fondatori, che possono essere panamensi o stranieri, questi sono di solito le persone dello studio legale; inoltre ha minimo tre amministratori, che possono essere corporativi o personali e chi utilizza la società offshore impiega gli amministratori forniti dallo studio legale. C'è anche la figura dell'azionista, che possono essere uno o più, il cui nome è conosciuto solo dall'agente residente, che è l'avvocato che costituisce l'azienda. Questi nomi non sono pubblici. Proprio per questo elemento della legge panamense, ciò che è accaduto con Mossack Fonseca è stato un furto di informazioni riservate, che è stato successivamente venduto a giornali e autorità fiscali.
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know how societa offshoreSai cos'è una società offshore?
Si tratta di una struttura particolare registrato in uno Stato straniero considerato un paradiso fiscale, ma che la sua attività avviene al di fuori della competenza di quella giurisdizione.

Sai cos'è un paradiso fiscale?
È uno stato (di solito molto piccolo) che ha adottato leggi fiscali che risultano essere molto favorevoli a persone fisiche o giuridiche straniere che riescono a stabilire lì una residenza legale. L'obiettivo è quello di attirare più soldi per questi paesi e di offrire, in cambio, l'esenzione al pagamento delle tasse. Molti ricorrono ai paradisi fiscali per risparmiare sulle tasse, dedurre le spese, evitare i creditori o per evitare di essere esposti alle rivendicazioni degli ex coniugi.

Sai quali vantaggi offre una società offshore?
Sono facili e veloci da costituire, garantiscono l'anonimato e offrono due vantaggi fondamentali: proteggere i capitali e ridurre il carico fiscale. Se Lei o la Sua azienda ha un reddito annuo che supera i 30 mila euro, allora troverà grandi vantaggi nell'utilizzare una società offshore.

Sai che è possibile utilizzare le società offshore in tutto il mondo?
Una società offshore può essere utilizzata in qualsiasi parte del mondo; ma è importante notare che, se il vostro obiettivo è quello di ridurre i pagamenti delle imposte, allora le attività di questa società dovrebbero delocalizzarsi, cioè realizzare un'attività che sembra essere in un luogo, quando in realtà è in un altro.

Sai qual è la miglior giurisdizione per formare una società offshore?
Una delle giurisdizioni più utilizzate col fine di incorporare società offshore è Panama, grazie al basso costo dell'iscrizione della società offshore, la facilità di amministrazione ed infine perché vanta una legge offshore molto favorevole.

Sai che è completamente legale utilizzare una società offshore?
Non è un caso che molte delle aziende leader nel mondo quotate in borsa e i più potenti gruppi bancari hanno un'ampia partecipazione in società off-shore, costituite in paradisi fiscali. L'obiettivo è quello di aumentare la sicurezza degli attivi e ridurre il carico fiscale.

Lo sai che si può operare da un paradiso fiscale con una società offshore?
Ci sono ancora alcuni paradisi fiscali, dove possono ancora essere fatte strutture giuridiche e triangolazioni a seconda del regime di tassi o d'imposte adottato.

Sai che il Governo degli Stati Uniti vuole controllare tutto il denaro in contanti?
La Legge 1241 analizzata dal Senato degli Stati Uniti punta ad ottenere che quei viaggiatori che trasportano più di 10 mila dollari in beni, anche quelli che sono detenuti in digitale, come Bitcoin, compilino un modulo dove dichiarano dai conti bancari fino alle carte di credito. Coloro che si negheranno a conformarsi con questa controversa legge potrebbero ricevere dure condanne, che vanno dalla revisione completa di tutti gli attivi (non solo quelli non dichiarati) e la condanna includerebbe fino a 10 anni di pena detentiva.
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Domenica, 29 Novembre -0001 19:00

Cosa è un paradiso fiscale?

cosa e un paradiso fiscaleSono giurisdizioni con una pressione fiscale molto bassa, con regimi fiscali molto agevoli per coloro che decidono di conservare i propri risparmi.

Per i pensionati e per coloro che gestiscono grandi fortune, i paradisi fiscali sono luoghi molto attraenti poiché consentono loro di eseguire operazioni legali che incidono su una minore pressione fiscale. Ma la mappa dei paradisi fiscali, a causa della pressione, sta cambiando e sempre più giurisdizioni si stanno unendo ai Trattati per lo Scambio di Informazioni (sarebbe a dire, condividere i dati finanziari degli individui).

Tra coloro che hanno firmato i trattati incontriamo la sempre neutrale Svizzera, Isole Cayman, Ecuador, Bermuda, Isola di Man, Jersey, Gibilterra, Mauritius, Filippine, e anche le Barbados, Cile, Dominica, India, Niue, Seychelles, Uruguay, Trinidad e Tobago.

Anche in Europa, le giurisdizioni hanno ricevuto fortissime pressioni, così ad esempio, Liechtenstein, Città del Vaticano, San Marino e Principato di Monaco hanno rinunciato e, quindi, hanno smesso di essere attraenti per coloro che facevano ricorso a queste giurisdizioni per risparmiare denaro in tasse. Il problema non finisce qui, poiché entro il 2018 altri paesi hanno annunciato che si uniranno alla norma: Andorra, Arabia Saudita, Australia, Bahamas, Belize, Brasile, Brunei, Canada, Cina, Costa Rica, Dar es Salaam, Granada, Emirati Arabi Uniti Uniti, Hong Kong, Indonesia, Israele, Giappone, Isole Marshall, Macao, Malesia, Monaco, Nuova Zelanda, Qatar, Russia, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Singapore, San Martin, Turchia.

Allora, cosa fare? È ancora possibile operare da un paradiso fiscale con una società offshore?

Per fortuna ci sono ancora dei paradisi fiscali e attraverso di loro si può ancora continuare a creare strutture giuridiche e triangolazioni dipendendo dal regime di tassi o imposte adottate. Quindi la domanda da un milione di dollari è: sono finiti i paradisi fiscali a partire dal 2017? Assolutamente no.

Questi paesi hanno dovuto apportare modifiche e adottare nuove leggi per adattarsi ai nuovi tempi; però continuano ad esistere giurisdizioni dove, attraverso strutture giuridiche e servizi finanziari, le informazioni degli individui sono, come dovrebbero sempre essere, totalmente private.
Pubblicato in Paradisi Fiscali
Domenica, 29 Novembre -0001 19:00

Qual è il futuro dei paradisi fiscali dal 2017?

futuro dei paradisi fiscaliDate le continue persecuzioni da parte delle autorità e le continue campagne mediatiche contro, l'immagine dei paradisi fiscali è rimasta, in qualche modo, indebolita; Tuttavia, non poche di queste giurisdizioni continua a mantenere le leggi che proteggono la privacy come uno dei suoi punti di forza. Allo stato attuale, non poche giurisdizioni, sotto la pressione dei governi dei paesi in cui le tasse sono le più alte nel mondo, hanno dovuto accettare lo scambio di informazioni finanziarie, per poter uscire da alcune liste nere; ma, in ogni caso, per coloro che ancora si aggrappano al rimangono ancora delle possibilità.
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Domenica, 30 Luglio 2017 05:19

I paradisi fiscali più temuti al mondo

paradisi fiscali piu temuti copyQuali paradisi fiscali ricevono oggi le maggiori critiche? L'organizzazione Oxfam ha identificato Bermuda, Isole Cayman, Paesi Bassi, Svizzera, Singapore, Irlanda, Lussemburgo, Curacao, Hong Kong, Cipro, Bahamas, Jersey, Barbados, Mauritius Isole Vergini Britanniche, come giurisdizioni che sono nell'occhio del ciclone per il trattamento fiscale dato alle società offshore che si costituiscono lì. Allo stato attuale questi sono i paesi che dovrebbero essere evitati per operare con società offshore, anche se l'uso delle sue banche può essere produttivo.

Per elaborare il "ranking" dei peggiori paradisi fiscali, gli esperti di Oxfam si sono basati sulle politiche tributarie che esistono in questi territori, per esempio, l'applicazione di un’imposta dello 0% sulle società dando peso anche alla presunta mancanza di volontà di tali giurisdizioni ad implementare iniziative internazionali contro l'evasione e l'elusione fiscale.

Secondo Oxfam, diverse giurisdizioni incluse nella loro lista sono state coinvolte in scandali, come l'Irlanda, che ebbe seri problemi per la bassa aliquota fiscale applicata ad Apple o le Isole Vergini Britanniche, dove sono state registrati più della metà delle aziende offshore create dallo studio legale panamense Mossack Fonseca. Le informazioni private di tale studio legale furono rubate da Hackers pagati dal Governo degli Stati Uniti. Dopodiché tali dati furono distribuiti a livello internazionale causando gravi danni a non poche aziende e privati.

Uno dei punti delineati nella campagna mediatica internazionale contro i paradisi fiscali è che questi territori sono utilizzati per eludere oneri fiscali; ma all'interno della campagna però, non vengono riconosciute le elevate tasse che impongono i governi e che servono soltanto ad aumentare la corruzione invece di essere utilizzati per il "benessere del popolo", quindi è una idea falsa quella che vede le stratgie fiscali utilizzate da imprese e privati come la causa degli attuali problemi economici mondiali, mentre invece è la corruzione e la cattiva amministrazione dei governi che sperperano i fondi pubblici.

Oxfam riconosce, almeno, nella sua relazione che i paradisi fiscali non sono gli unici ad avere una tassazione bassa, ma sono tante le nazioni che applicano politiche tributarie favorevoli per attrarre investimenti dalle grandi aziende. Secondo Oxfam, 25 anni fa, il tasso medio di imposte sulle società nei paesi del G20 è stato del 40%; mentre oggi è inferiore al 30%.

Sempre in questi casi, dice Oxfam, i governi preferiscono abbassare le tasse alle grandi imprese e compensare i conti con una riduzione delle spese sociali o un aumento dell'IVA.
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