fondi dormientiChe dire dei "fondi dormienti", che sono stati per lungo tempo nelle banche senza essere toccati? Sappiamo che i rapporti bancari sono di solito a lungo termine e non è raro che, le banche perdono il contatto con i loro clienti, può succedere che le persone si trasferiscono in un altro paese o chiudano un’impresa, in queste situazioni si dimentica di aggiornare i dati del proprio account in banca. Oggi se si lascia un conto inattivo per più di 6 mesi, la banca può congelarlo quindi non si può accedere ai fondi.

Tutto questo è comune con nuovi regolamenti sempre più stretti, ad esempio, a Panama, se per cinque anni un conto rimane inattivo e nessuno lo reclama, questi "fondi dormienti" finiscono nelle mani dello Stato, stessa cosa succede in Spagna, dove conti, depositi o titoli depositati presso istituti finanziari, che non hanno subito alcun movimento per 20 anni sono considerati abbandonati e proprietà dello stato, ai sensi dell'articolo 18 della legge del Patrimonio delle Pubbliche Amministrazioni. Ciò ha permesso allo Stato spagnolo di aumentare di circa 7 milioni di euro all'anno la propria cassa. In seguito a queste leggi, ha preso sempre più interesse in tutto il mondo, l'assunzione di studi legali specializzati, come Caporaso & Partners, con una vasta esperienza in questi casi, che si fanno responsabili delle indagini e di attivare la procedura per recuperare, rapidamente questi fondi e/o eredità.

Di solito tutte le banche del mondo prevedono di poter perdere il contatto con i loro clienti e quindi, ogni istituzione stabilisce le misure da adottare in questi casi, le procedure che devono seguire i clienti o i loro eredi, per poter accedere ai fondi depositati nella banca.
conti dormenti svizzera medium

Tra le misure che le banche spesso utilizzano per affrontare i "fondi dormienti" appaiono: proteggere questi fondi da accessi illegittimi mediante misure organizzative per gestire questi beni a beneficio della avente diritto; inserire tutte le informazioni dei questi fondi, in un database centralizzato, a cui pochissime persone possono accedere. Nel caso della Svizzera, per esempio, il rapporto tra il cliente e la banca è considerato inattivo tra i 50 e i 60 anni dall’ultimo contatto con il cliente, i dati dei conti, che superano i 500 franchi svizzeri e per le cassette di sicurezza, di cui logicamente è sconosciuto il valore di ciò che contengono, vengono pubblicati.

In Svizzera, viene pubblicato il cognome, nome, la data di nascita e nazionalità del cliente e l'ultimo luogo di residenza o indirizzo noto. Qualcosa di simile vale per le società o altre persone giuridiche (naturalmente senza nome e data di nascita). Grazie a questo, le persone che non hanno informazioni concrete sull'esistenza di un conto bancario svizzero dormiente sono in grado di verificare la loro esistenza.

Il processo di richiesta da parte della banca può portare al ripristino del contatto con il cliente. Se questo accade, i fondi non saranno considerati inattivi, e la persona autorizzata potranno disporne. Ora, passato un anno dalla pubblicazione sul sito internet, senza alcuna risposta, i fondi diventeranno proprietà del governo federale.

Non tutte le giurisdizioni sono così aperte per questi casi come la Svizzera. Così oggi è conveniente, per le persone che sanno che hanno diritto a eventuali "fondi dormienti", invece di contattare direttamente la banca, utilizzare studi legali specializzati, come Caporaso & Partners. Utilizzando questi studi legali, si hanno più opzioni per accedere a tali fondi, in quanto questi studi legali conoscono la complessità di questi casi. Alcune persona sono a conoscenza dell'esistenza di questi fondi, ma non sanno esattamente in quale banca sono depositati, quindi è più conviene muoversi velocemente attraverso uno studio legale per recuperare i soldi a cui avete diritto.

Un dettaglio importante e da non sottovalutare, è che le banche non sono aperte alla condivisione di informazioni che portino a togliere i fondi dalla loro cassaforte, per questo sollecitano una serie di documenti prima di fornire qualsiasi tipo di informazioni, per facilitare ed accelerare queste procedure conviene appoggiarsi a studi legali specializzati.

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Banca Offshore 2017I conti bancari offshore sono quei conti creati al di fuori del paese di residenza del titolare, in paesi con basse aliquote fiscali o paradisi fiscali. Fino ad oggi offrono ancora una vasta gamma di vantaggi a tutti coloro che decidono di utilizzare questo strumento finanziario.

Un primo vantaggio molto importante dei conti bancari offshore è che aumentano la sicurezza finanziaria delle persone, perché in nessuna circostanza saranno colpiti dalle turbolenze che colpiscono i governi, portando a tassare i depositi bancari, nazionalizzare i risparmi dei pensionati o stabilire controlli sui capitali, come è successo in molte nazioni europee e dell'America Latina. In questo modo, sarà molto difficile per il tuo governo congelare o confiscare i tuoi beni e se viene imposto un controllo sul capitale, attraverso il conto bancario offshore puoi continuare ad accedere, senza problemi, ai tuoi fondi.

Un altro vantaggio è che le banche offshore sono molto più affidabili delle banche tradizionali, poiché sono situate in giurisdizioni più stabili, sono meglio capitalizzate, hanno più disponibilità di cassa rispetto alle banche tradizionali, molte delle quali si sono dedicate a prestar denaro dei risparmiatori, e sono finiti in bancarotta.

I conti bancari offshore contribuiscono anche ad aumentare la protezione dei beni delle persone, poiché, a causa delle rigide misure di segretezza bancaria presenti nelle giurisdizioni offshore, la persona è protetta contro una possibile denuncia da parte dello stato, in quanto le banche offshore non condividono le Informazioni private dei tuoi clienti. Inoltre, le banche offshore consentono depositi in un'ampia varietà di valute, il che aiuta a diversificare il portafoglio, diminuire i rischi e protegge il potere d'acquisto.

Un altro motivo importante per utilizzare i conti bancari offshore è che queste banche tendono ad offrire tassi di interesse più elevati sui depositi rispetto alle banche tradizionali, che stanno attraversando uno dei periodi piú neri della loro storia con i tassi più bassi mai visti.

Attualmente i media hanno lanciato una campagna diffamatoria molto forte contro le giurisdizioni a bassa tassazione, dove solitamente operano le banche offshore. La persecuzione contro i cosiddetti "paradisi fiscali" è enorme, ma, nonostante questo, il sistema bancario offshore è completamente legale, perché non approva, non effettua, promuove l'evasione fiscale o altre attività punibili dalla legge come il riciclaggio di denaro sporco, il traffico di droga o vendita di armi. Quando si lavora con un conto bancario offshore, la persona sta semplicemente cercando di ridurre il rischio finanziario. Collocando le proprie risorse in istituzioni prestigiose, altamente capitalizzate e con un ottimo servizio clienti.

Il parere degli esperti è che ora è il momento opportuno per aprire un conto bancario off-shore e spostare lì i suoi beni. Anche se nel vostro paese non vi era ancora controllo di capitale o depositi confiscati, è sempre più sicuro avere i soldi in un posto stabile, con tasse basse e dove la privacy dei conti è rispettata.

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dipendenti banche offshoreOggi è più che una realtà quella che vede i dipendenti delle banche situate in giurisdizioni a basso tasso impositivo, siano molto più redditizi di coloro che lavorano nelle banche locali. Non è che alcuni siano migliori e lavorano più di altri, ma perché le banche offshore hanno un onere fiscale minore, dovuto alle facilitazioni previste da alcuni paesi, e inoltre non svolgono neanche troppe attività in tali giurisdizioni, allora in questo modo le banche possono avere dei libri paga più contenuti ma con un margine sui dividendi molto più alto.

Nell'Unione Europea, vige già da due anni una direttiva che obbliga le banche situate in qualsiasi paese di questa area a rendere pubblici i profitti e le tasse che ottengono e pagano in ogni giurisdizione. Da questi dati forniti, sappiamo che nel 2015, le prime 20 banche europee hanno registrato il 26% dei loro profitti nei paesi a basso regime impositivo, misconosciuti dalla stampa come "paradisi fiscali", ma hanno solo il 7% dei loro dipendenti in tali giurisdizioni ed hanno pagato solo il 14% delle loro tasse.

Accade che le banche, come tutte le grandi imprese, trasferiscano in quei paesi in cui vi sono livelli d'imposta molto bassi o nulli, i loro dividendi e in questo modo, criticato da molti, ma perfettamente legale, riducono il loro onere fiscale. Le caratteristiche dei presunti "paradisi fiscali" indicano che le tasse basse o addirittura zero si applicano solo alle attività svolte fuori da tale paese. Pertanto, le banche non hanno bisogno di avere molti dipendenti in "paradisi fiscali" in quanto essenzialmente non svolgono attività.

Le cifre illustrano questa tendenza: le principali banche europee hanno ottenuto, nel 2015, 628 milioni di euro di profitti in paesi in cui non avevano dipendenti. La stampa sensazionalista ha cercato di presentare i "paradisi fiscali" come le isole caraibiche, ma in realtà il paese dove i dipendenti di una banca sono risultati più produttivi si trova nel centro dell'Europa: il Lussemburgo. Lì, i 42 dipendenti di Barclays hanno generato 557 milioni di euro di profitti, il che rappresenta una produttività di 13,2 milioni per dipendente, 348 volte superiore alla media della banca per ogni dipendente, che pari a 38.000 euro.

Altri dati, gestiti dall'organizzazione Oxfam, mostrano che mentre un dipendente a tempo pieno di una banca genera, in media, un profitto di 45.000 euro, quelli delle banche situate in "paradisi fiscali" generano, in media, 171.000 euro all'anno. Secondo queste informazioni, un impiegato della banca italiana Intesa Sanpaolo situato in un "paradiso fiscale" risulta essere 20 volte più produttivo di un impiegato medio di qualsiasi altra banca.

Le strategie fiscali utilizzate dalle più importanti banche europee hanno dato risultati: la redditività congiunta di queste banche è stata del 19%, in altre parole per ogni 100 euro fatturati hanno raggiunto un profitto di 19; Tuttavia, nei "paradisi fiscali" questi benefici sono cresciuti fino al 42%, cioè per ogni 100 euro fatturati hanno ottenuto 42 di profitti. La ragione di questa enorme differenza sta tutta nelle tasse che le banche pagano. Ecco perché non è un caso che le grandi banche preferiscano spostare i loro dividendi verso paesi più "amichevoli", in materia fiscale, come Lussemburgo, Svizzera e Irlanda. Nel 2015, Barclays ha dichiarato un profitto complessivo di 5.000 milioni di euro, di cui circa 900 milioni di euro corrispondono a questi tre paesi, dove la banca ha pagato appena 11 milioni di euro di tasse, con un tasso fiscale effettivo vicino allo zero. Mentre in tutto il mondo Barclays ha più di 130.000 impiegati, in questi tre paesi il numero, è di solo 500. Quindi, Lussemburgo, Irlanda e Svizzera, che applicano tasse basse, hanno rappresentato il 18% dei benefici di Barclays a livello mondiale, ma solo lo 0,4% della sua forza lavoro.

Le grandi banche, in quanto multinazionali, seguono strategie completamente legali che consentono loro di spostare gli utili verso i "paradisi fiscali" e, in questo modo, riducono il pagamento delle tasse. Questo è il vero motivo per cui i lavoratori bancari offshore sono molto più redditizi di quelli delle banche locali.

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common reporting standardLa normativa "Common Reporting Standard" della Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) conosciuto come scambio informazioni bancarie, elaborata insieme ai paesi del G20 e con la collaborazione della Unione Europea, aiuta lo scambio di informazioni fiscali su tutti gli investimenti che i contribuenti effettuano in istituzioni finanziarie e banche, provenienti dall'estero. Si tratta di un sistema di scambio automatico delle informazioni fiscali tra i paesi dell'OCSE.

Cosa devo sapere a riguardo? Qui condividiamo preziosi dettagli. Ad esempio, il codice fiscale non è richiesto per la segnalazione delle transazioni. I conti inattivi devono essere riportati in modo uguale, pertanto, per evitare segnalazioni, è necessario chiuderli. In caso di chiusura, questo sarà segnalato, così come il pagamento fatto per tale chiusura. Nel frattempo, per tutti i conti di usufrutto sarà segnalato il proprietario e l'usufruttuario.

Le istituzioni finanziarie comprese le banche offshore non hanno l'obbligo di controllare l'indirizzo di residenza indicato dal beneficiario. Tali istituti, quando esaminano i dati forniti dal beneficiario, possono determinare che esistano 2 residenze diverse e, in questo caso, l'istituzione potrà segnalare più paesi. Questo è il caso del residente di un paese che dichiara alla banca che risiede metà dell'anno in un altro paese.

È importante prestare attenzione a quello che si dichiara all'istituzione finanziaria, poiché potrebbe determinare unilateralmente che le affermazioni fatte non sono veritiere o erronee. Alcune giurisdizioni stanno applicando sanzioni penali per lo spergiuro sulle dichiarazioni dell'indirizzo di residenza.

La mancanza di un numero di identificazione del contribuente può indurre le istituzioni finanziarie a valutare le dichiarazioni del beneficiario come inesatte o inaffidabili, per cui si intende che in realtà per le banche è il numero di identificazione del contribuente che determina la residenza fiscale.

È importante notare che le informazioni sullo scambio di dati sono detenute dal Dipartimento di conformità delle istituzioni finanziarie, comprese le banche offshore. Questo Dipartimento potrebbe essere identificato, in pratica, come nemico del titolare del conto all'interno della banca.

Alle istituzioni finanziarie si chiede di conservare una copia dell'intervista preliminare all'apertura del conto e di tutte le autocertificazioni effettuate dal beneficiario del conto.

Le istituzioni finanziarie sono tenute a individuare i beneficiari finali del conto e eventuali firmatari e delegati. Oltre alle norme internazionali stabilite dall'OCSE, ogni paese o istituto finanziario può applicare regole locali.

Un nuovo conto di un titolare di un conto ripetuto sarà trattato come quello precedente e, in teoria, l'istituto finanziario non dovrebbe richiedere nuove informazioni, anche se, in pratica, lo fa quasi sempre.

Le istituzioni finanziarie dovrebbero compiere tutti gli sforzi necessari per ottenere il TIN (sigla di Tax Identificación Number), poiché sarà uno dei requisiti necessari per l'apertura di conti presso istituti finanziari. Molti di questi richiedono già un saldo o una dichiarazione fiscale, anche se la legge non lo richiede.

La documentazione e le dichiarazioni per l'apertura di un nuovo conto devono essere raccolte in un tempo massimo di 90 giorni, quindi se il titolare del conto ritarda, il processo deve iniziare dal capo.

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