Fondazioni vs Trust /2

firmaFondazioni vs Trust: profili fiscali del trust /2

L’art. 1, commi dal 74 al 76 della Legge Finanziaria 2007 (L. 27 dicembre 2006, n. 296, in vigore dal 1. gennaio 2007), ha espressamente previsto la soggettività tributaria del trust, in Italia ai fini delle imposte dirette, ma non delle Fondazioni che quindi godono di un sistema fiscale privilegiato. Questo articolo di legge, superando anni di defatigante discussione in materia, procede direttamente ad emendare l’art. 73 del DPR 917/86 (soggetti passivi IRES), la legge stabilisce espressamente che i trust sono soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società. Pertanto, a seconda delle peculiari caratteristiche distintive del caso concreto, il trust sarà imponibile IRES tra i soggetti residenti in Italia (nell’ambito dei cosiddetti enti “commerciali” o “non commerciali” diversi dalle società), o tra i soggetti non residenti. Nell’ipotesi di soggetto residente in Italia, il trust risulterà ivi soggetto IRES per i redditi ovunque prodotti, mentre qualora trattasi di trust non residente in Italia, la tassazione in Italia sarà limitata ai redditi ivi prodotti. La soggettività tributaria del trust in quanto tale ed ai fini IRES viene meno nel caso in cui i suoi beneficiari risultano individuati, poiché saranno essi stessi soggetti a tassazione per trasparenza, in virtù della volontà del Legislatore Italiano di riconoscere fino in fondo al trust una sua spiccata originalità rispetto agli altri soggetti IRES. Vale a dire, nel caso in cui i beneficiari del trust sono individuati (attraverso la loro menzione nell’atto costitutivo o in documenti successi dell’alvi), il trust non subirà alcuna imposizione IRES in capo a se stesso, ed i redditi saranno tassati per trasparenza direttamente in capo ai beneficiari, nel periodo di loro realizzazione. In definitiva, sarà possibile avere trust “opachi” pienamente soggetti all’aliquota fiscale IRES (attualmente 33%) nel periodo fiscale di realizzazione dei loro redditi, e trust “trasparenti” ai fini fiscali (nel caso d’individuazione dei beneficiari), i cui redditi sconteranno la tassazione in Italia unicamente in capo ai beneficiari. La novità fiscale in commento ha previsto, inoltre, l’introduzione di una specifica clausola anti-abuso, avente l’obiettivo di attrarre a tassazione in Italia (alla stregua dei soggetti residenti) anche i trust istituiti nei Paesi cosiddetti black list, cioè quelli che non rientrano nell’elenco degli Stati con i quali è attuabile lo scambio di informazioni con l’Italia (Decreto Ministro delle Finanze 4 settembre 1996). Tale presunzione di legge di residenza fiscale in Italia è applicabile nel caso di trust istituiti in uno di tali Paesi black list e che presentano uno dei seguenti requisiti:• Residenza fiscale in Italia di almeno uno dei disponenti (“settlor”) ed almeno uno dei beneficiari;• Attribuzione al trust, successivamente alla sua costituzione, di un titolo che comporti il trasferimento di proprietà di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, anche per quote, nonché vincoli di destinazione sugli stessi, se tale attribuzione è fatta ad opera di un soggetto residente in Italia.Al verificarsi di almeno una delle due condizioni di cui sopra, il trust istituito in uno dei Paesi black list sarà considerato a tutti gli effetti fiscalmente residente in Italia, e quindi ivi soggetto a tassazione, salvo che il contribuente dimostri l’effettiva residenza fiscale all’estero del trust medesimo (in sintesi, è sul contribuente che graverebbe l’onere della prova).In definitiva, alla luce di quanto fin qui esposto, sembra possibile concludere come grande attenzione dovrà essere riposta sulla fiscalità potenzialmente conseguente all’uso del trust in Italia, nonché all’istituzione di trust in giurisdizioni offshore, ed in particolare nei Paesi con cui non è attuabile lo scambio di informazioni con l’Italia.

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