E a Panama già si “brinda” all’addio con Brexit. Per gli studi legali crolleranno i controlli.

Avvenire
E a Panama già si “brinda” all’addio con Brexit.
Per gli studi legali crolleranno i controlli.

Non è per il nuovo Canale che gli studi legali con vista sui due oceani hano stappato champagne francese. “Il Regno Unito era già un forziere aperto, ma con la Brexit presto non avremo più controllu ne’ regolamenti UE da ottemperare”. Niente di illegale se l’avvocato Giovanni Caporaso parla da Panama, il paradiso fiscale minacciato dai “Panama Papers” e ora graziato dai sudditi di Sua Maestà.
Quello del presidente dello studio “Caporaso & Partners law e office” è uno degli approdi preferenziali per chiunque voglia nascondere capitali mettendoli al riparo dal fisco. Se sulle prime il consulente italiano si trincera dietro un “non cambia molto”, poi riconosce che con l’addio di Londra al tavolo di Bruxelles ci saranno meno grattacapi per chi voglia esportare, nascondere, riciclare capitali di qualsiasi entità e provenieza.
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I clienti di Caporaso, in grande maggioranza italiani, non sono stati pizzicati dalle rivelazioni dei Panama Papers. Ed è inutile dire che per lui i sudditi di Elisabetta II hanno fatto la scelta giusta: “Londra è sempre stata una piazza finanziaria aperta all’offshore, sede della maggior parte dei servizi finanziari paralleli in Europa (carte di credito, trust, e-wallet, ecc.). Sicuramente la Brexit favorirà un maggiore afflusso i capitali”.
Se prima far arrivare valuta nei paradisi fiscali attraverso la City era difficile m non impossibile (e perfino tollerato dalle autorità inglesi non di rado messe sotto pressione dalla comunità internazionale) in futuro sarà più semplice. Parcheggiati offshore ci sono 7.600 miliardi di dollari. La stima è stata presentata al Fondo Monetario internazionale dall’Ong Oxfam, per denunciare come su 68 società che ricevono finanziamenti dall’Fmi, 51 usano i paradisi fiscali. L’Fmi per inciso, non ha smentito.
Anch il rientro di capitali opachi in Italia, auspicato con la cosiddetta “volontary disclosure”, potrebbe andare alle ortiche. La procedura ha permesso di far emergere 60 miliardi di imponibile sconosciuto al fisco, con un recupero di evasione di circa 4 miliardi. Ma potendo contare sulle maglie allargate di Londra, i patrimoni nascosti potranno fare il giro dei “paradisi” sfuggendo all’inferno dell’erario.
Al contrario sono molto preoccupate le major del gioco d’azzardo. Le gare per le concessioni dei Monopoli di Stato rispondono al diritto comunitario. Alcuni colossi come Bwin e William Hill hanno ottenuto dall’Italia il via libera seppure basati a Gibilterra, il noto paradiso delle tasse britannico.
L’uscita dalla galassia Ue metterà a repentaglio questo lucroso business. Non è un caso se il governatore di Gibilterra ha parlato di “catastrofe”. Solo nelle scommesse il territorio d’oltremare, conteso tra Londra e Madrid, impiega 3mila persone (su 33mila residenti), per non dire di tutti gli altri affari che dal promontorio che affaccia sul Marocco prendono le vie dell’oceano dirigendosi verso i caveau dei patrimoni esentasse. D’ora in avanti però, non sarà più indispensabile far transitare i capitali attraverso l’enclave britannica. Per fare prima basterà un bonifico di sola andata da Londra a Panama o Gran Cayman.
La Brexit dunque, potrebbe rimettere in sesto i forzieri di piazze come quelle minacciate dalle rivelazioni dei Panama Papers. “All’inizio mi ero preoccupato pensando ad una possibile catastrofe, poi – racconta l’avvocato Caporaso – mi sono accorto che i “Papers” hanno prodotto l’effetto contrario, incuriosendo persone che fino ad ora non sapevano come avvicinarsi all’offshore”. Pubblicità negativa che ha però resa pubblica la modalità con cui uomini d’affari, leader politici, personalità dello spettacolo, dirottano i proventi alla larga dalle varie agenzie delle entrate. “Abbiamo riscontrato un aumento nelle richieste e negli ordini di società e conti bancari – dice Caporaso - . Le persone hanno capito che si è trattato di un caso isolato di spionaggio, finanziato dagli Stati Uniti, che ha colpito un solo studio di avvocati, anche se il secondo per grandezza qui a Panama”.
Al resto pensa la tecnologia. Gli studi legali investono milioni di dollari in comunicazioni blindate che consentono di restare in contatto, ad esempio attraverso numeri telefonici anonimi del tipo usa-e-getta. Grazie alla progressiva copertura commerciale di Cuba, una grande quantità di comunicazioni internazionali (spesso inaccessibili agli stessi cubani) passano attraverso lo snodo dell’Avana, vanificando i tentativi di intercettazione e tracciabilità delle polizie finanziarie. E in futuro sarà davvero difficile immaginare che i cacciatori di capitali sporchi, dall’Interpol all’Europol, possano trovare sul Tamigi la seppur timida cooperazione di un tempo. Ecco perché sulle terrazze di Panama si brinda augurando “lunga vita alla Corona inglese”.
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