Breve storia dei paradisi fiscali

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tesoro paradisi fiscali1800 – all’origine alcuni di questi territori non erano che dei porti dove potevano trovare rifugio (haven) le navi dei grandi imperi europei, al riparo dall intemperie e dai pirati. Quest’epoca corrisponde ad una prima fase di attribuzione della bandiera di nazionalità britannica o francese alle isole dei Carabi che si trovano al largo dell’America Latina.  Da qui viene la dizione inglese tax haven (rifugio fiscale) e non tax heaven (paradiso fiscale).
1920-1930 – Incominciano ad apparire dei nuovi territori che si specializzano nella formulazione di legislazioni destinate a sottrarre i patrimoni alla imposte: Bahamas, Svizzera, Lussemburgo.
Dopo il 1945 – La Seconda guerra mondiale è stata decisiva per lo sviluppo dei paradisi. I territori sotto il dominio europeo non ricevono dopo la guerra gli aiuti economici sperati e vengono tagliati fuori dal piano Marshall. Alcuni territori così, invece di continuare a produrre materie prime che non garantiscono più la stabilità economica, si specializzano nell’accoglienza di flotte cui forniscono una bandiera ombra, e nell’offrire ai detentori di capitali un asilo sicuro istituendo il segreto bancario e l’assenza di tassazione.
1960-1970 – Un nuovo trampolino di lancio per l’attività dei paradisi fiscali è fornito dall’emergere del mercato degli eurodollari negli anni 60 e dei petrodollari negli anni 70. Le grandi banche, le grandi imprese e la City di Londra, che attira tutte le grandi società finanziarie, appoggiano lo sviluppo di queste strutture, avendo tutte da guadagnare nel poter disporre di zone con debolissima imposizione fiscale. Alle Bahamas, Svizzera e Lussemburgo si aggiungono, in questo periodo il Liechtenstein, le Isole del Canale, le Isole Cayman, Bermuda, Panama.
1980-2000 – Nel corso degli ultimi trent’anni, proprio grazie alla liberalizzazione finanziaria che ha incoraggiato l’assenza di controllo sui movimenti di capitale su scala internazionale, il numero dei paradisi fiscali cresce vertiginosamente. I movimenti di capitale sia di origine legale trovano nei paradisi un singolare luogo di convergenza, e questo favorisce soprattutto la criminalità che ha tempo e modo di ripulire le proprie ricchezze, riacquistando verginità ed onorabilità.
2001-2006 – Si è vista una lotta senza tregua ai paradisi fiscali da parte delle nazioni industrializzate, attraverso leggi e decreti che in teoria dovrebbero contrarrestare l´uso degli stessi come rifugio per l´evasione delle imposte. In pratica la repressione e l´aumento delle imposte hanno creato una curiositá diffusa sul fenomeno paradisi fiscali ed un´aumento della richiesta di servizi esentasse o a bassa imposizione.
2007-2012 – I paradisi fiscali si sono specializzati e i pochi rimasti offrono sempre più servizi, spesso utilizzando strutture e buchi legislativi dei paesi ad alta tassazione. I G20 hanno minacciato di farli sparire nel Summit Economico del 2009, ma le minacce sono rimaste senza alcun esito. L’attività dei paradisi fiscali è oggi caratterizzata da un giro d’affari stimato in oltre 1800 miliardi di dollari l’anno.  La storia dei paradisi fiscali rivela come le potenze industriali siano state fin dall’origine implicate nella creazione di queste oasi. I paradisi hanno contribuito e contribuiscono alla fortuna delle potenze finanziarie. L’OCSE ha stimato che oltre il 50% del commercio mondiale passa per un paradiso fiscale.
2013-2015 – L’economia mondiale non sembra riprendersi e dai paesi industrializzati e ad alta tassazione si registra una vera e propria fuga verso i paradisi fiscali, Panama ed Emirati Arabi in testa.
2016-2017 – La mancata ripresa, la crescita zero e la fuga di privati, professionisti e industriali verso paesi a tassazione agevolata ha spinto i paesi ad alta tassazione a passare al ricatto: i paradisi fiscali, i paesi a tassazione agevolata e le loro istituzioni finanziarie vengono minacciate di essere isolati e di sanzioni. Dopo lo scandalo Mossak & Fonseca a Panama le banche hanno cacciato gli stranieri non residenti e perseguitano gli avvocati che si dedicano all’offshore. Sempre di più è necessaria una strategia globale e triangolazioni tra vari paesi per poter operare offshore.
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