Proteste di Panama per l'inclusione nell'elenco dei paradisi fiscali dell'Unione europea

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paradisi fiscali lista neraI ministri dell'Economia e delle finanze dell'Unione europea hanno deciso di includere 17 paesi nella loro "lista nera" dei paradisi fiscali. Queste giurisdizioni rischiano ora di perdere l'accesso ai fondi dell'Unione, oltre a ricevere ulteriori sanzioni. Nell’elenco delle nazioni, appare Panama e questo ha provocato un forte movimento di rifiuto, sia tra politici che impresari.

Nella lista dei 17 paradisi fiscali da parte dell'Unione europea appaiono anche: Samoa americane, Bahrain, Barbados, Granada, Guam, Corea del Sud, Macao, Isole Marshall, la Mongolia, Namibia, Palau, Santa Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago, Tunisia e gli Emirati Arabi Uniti.

Secondo il presidente di Panama, Juan Carlos Varela, la decisione dei ministri europei è deplorevole e il governo ha immediatamente chiamato il suo ambasciatore a Bruxelles, Dario Chirú. Il presidente ha ribadito che il suo paese ha svolto un ottimo lavoro e ha completamente rifiutato di essere considerato un paradiso fiscale.

l'immagine del paese è stata danneggiata dallo scandalo chiamato “Panama Papers”, un furto di informazioni riservate da uno studio legale, utilizzato dalla stampa internazionale per cercare di presentare Panama come una giurisdizione in cui si creano società offshore con lo scopo di evadere le tasse o di riciclare denaro.

Per cercare di ridurre il danno, il governo Varela ha approvato diverse trasformazioni nel sistema finanziario, tra cui l'eliminazione delle azioni al portatore e l'impegno davanti Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per lo scambio di dati fiscali con oltre un centinaio di paesi.

Varela ha promosso un disegno di legge da sottoporre per l'approvazione al Congresso che contempla l'inserimento del reato di evasione fiscale come un crimine a partire dagli USD 300.000 con sanzioni pecuniarie enormi, e la reclusione tra i 2 e i 5 anni.

Al momento, Panama sta aspettando i risultati finali della valutazione effettuata dal Financial Action Group, un'istituzione internazionale il cui obiettivo è combattere il riciclaggio di denaro sporco.

I ministri europei hanno inoltre elaborato una "lista grigia" di 47 paesi che attualmente non soddisfano gli standard richiesti dall'Unione Europea, anche se c'è un impegno da parte di queste giurisdizioni di cambiare il loro sistema fiscale.

Nella "lista grigia" sono, tra gli altri: Andorra, Armenia, Liechtenstein, San Marino, Turchia, Isola di Man, la Serbia, la Bosnia-Erzegovina, Vietnam, Thailandia, Hong Kong, Swaziland, Botswana, Perù, Uruguay, la Giamaica, Bermuda, Isole Cayman e Nuova Caledonia.

Se questi paesi non apportano le modifiche richieste ai loro regolamenti fiscali nel 2018, potrebbero essere inclusi nella "lista nera" dei paradisi fiscali.

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