Svizzera: da Paradiso del segreto bancario a massima collaboratrice dei governi

banco-suissa copyDurante più di otto decenni, la Svizzera fu una delle piazze finanziare più forti d’Europa. Gran parte di questa crescita fu dovuta al fatto che lì regnò, dal 1934, un rigido segreto bancario. Le imprese e le persone collocavano i loro capitali nelle banche svizzere perché avevano fiducia nel fatto che queste istituzioni fossero pienamente sicure e non condividessero l’identità dei proprietari dei conti, nè gli importi custoditi. Questa realtà è cambiata notevolmente in un periodo di tempo piuttosto breve, per cui la Svizzera è passata dall’essere un bastione del segreto bancario ad essere invece una servile collaboratrice di governi che vogliono aumentare la pressione fiscale sui loro cittadini.
Il governo di Berna ha ceduto alle pressioni del G-20 ed aderirà all’accordo internazionale sullo scambio di informazioni fiscali. Un passo in più nella direzione sbagliata, ovvero continuare a ridurre, fino a farlo sparire completamente, il segreto bancario in Svizzera.
 Il governo svizzero dice di appoggiare la “Convenzione Fiscale Multilaterale” dell’Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico (OCDE) con l’obiettivo di dimostrare il “suo impegno nella lotta contro l’evasione fiscale”, ma, aderendo a questa Convenzione, sta calpestando la fiducia di decine di migliaia di persone che credevano nella sicurezza delle banche svizzere.
Questa Convenzione, logicamente appoggiata dai membri del G-20, più la Cina ed altre nazioni, esige la cooperazione, senza nessun tipo di riserva, nel caso di richiesta di informazioni da parte di un altro Stato sui conti dei residenti stranieri. Basterà dunque il reclamo di un qualsiasi Paese perché la Svizzera consegni tutte le informazioni delle imprese o dei cittadini di cui sia stata fatta richiesta. Non sarà necessario che si tratti di una “situazione eccezionale”, come sarebbe comprensibile, per catturare dei criminali: basterà una qualsiasi richiesta proveniente da un altro governo.
Berna ha cercato di spiegare la sua adesione alla Convenzione e l’abbandono del segreto bancario come una strategia per “ricostruire” l’immagine della Svizzera che, secondo il Governo, à stata danneggiata da questioni finanziarie di conti nascosti di residenti statunitensi ed europei in banche come UBS e HSBC.
Vari Paesi europei e specialmente gli Stati Uniti, in cui grandi oneri fiscali gravano sulle tasche dei cittadini, hanno celebrato la fine del segreto bancario in Svizzera, perché la considerano una tappa importante verso la normalizzazione di questo Paese che, assicurano, era “stigmatizzato per la sua opacità ed il suo rifiuto a cooperare con le amministrazioni o la giustizia di Paesi stranieri in caso di indagini fiscali”.
Un esempio delle “nuova forma” di intendere il non segreto bancario in Svizzera è ciò che è accaduto quando la Francia ha richiesto i dossier di varie centinaia di clienti di diverse banche svizzere. Queste persone, secondo il governo di Parigi, erano “sospettose di aver commesso frodi fiscali”. Berna ha acconsentito alla richiesta.Cosa può offrire il futuro? La sfiducia nei confronti delle banche svizzere è aumentata ed a ragione. Le autorità elvetiche nel loro affanno di mostrare il loro “buon comportamento” sorpassano addirittura i limiti ed acconsentono “gentilmente” a qualsiasi richiesta di informazioni da parte di autorità straniere. Se prima avevano dei dubbi di fronte al congelamento di un conto bancario, ora approvano rapidamente questa procedura. Solo il tempo dirà quanto sia sbagliato quest’approccio della “nuova” Svizzera.
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