Il CIPI è il burattinaio dei Bahamas Papers.

bahamaspapersNon è certo una casualità che sia ancora una volta il Congresso internazionale di giornalismo investigativo (CIPI) il burattinaio dei Bahamas Papers. In aprile di quest'anno, questa organizzazione realizzò una supposta investigazione, in realtà pagata dal governo degli Stati Uniti, per rubare gli archivi dello studio legale Mossack Fonseca, in Panamá.
Questo furto rivelò dettagli confidenziali delle attività finanziere realizzate da società offshore e da persone, di differenti parti del mondo. La stampa sensazionalista denominò lo scandalo "Panama Papers". Adesso, con un modo di operare similare, il CIPI ha acceduto, in modo illegale, a 175mila documenti di società offshore, fondazioni e fondi fiduciari costituiti nelle Bahamas tra il 1990 e il 2016. Immediatamente, la stampa scandalistica optò per qualificare questa nuova filtrazione di documenti come "Bahamas Papers".
Tra i dati rubati che hanno ricevuto maggiore copertura mediatica c'è quello del Gruppo Socma, proprietà della famiglia del presidente argentino Maurizio Macrí, che investì nell'aprile del 2010 ben 10 milioni di dollari nella società di turismo ViajesYa.com. L'apporto di denaro si realizzò tramite il gruppo di investimento Galicia Advent Socma Private Equity Fund, registrato nelle Isole Cayman. I Macrí, fin dall’inizio, sostennero che la società offshore era stata dichiarata alle autorità tributarie argentine, il quale li esime da qualsiasi reato. I documenti rubati mostrarono anche che i figli del presidente argentino Fernando de la Rúa, Antonio e Fernando, parteciparono a due società offshore create nelle Bahamas: Furia Investments Holding Inc e Bonds Cay Developement Bahamas LTD. Antonio, marito della cantante Shakira tra il 2000 e il 2011, fu vicepresidente di entrambe le compagnie e Fernando il segretario. Inoltre, nei dati confidenziali sottratti si menziona la ex vicepresidentessa della Commissione Europea, Neelie Kroes, la ministra degli interni britannica Amber Rudd, l'ex ministro colombiano Carlos Caballero, ex segretari e centinaia di imprenditori messicani.
La sottrazione dei documenti fa emergere il tentativo mediatico di costruire una cattiva immagine dei paradisi fiscali. Il Presidente di Panama, Juan Carlos Varela, asseverò che i Panama Papers furono principalmente un argomento mediatico che tirava in ballo un problema globale. Il nome di Panama è stato usato impropriamente come ora quello delle Bahamas, visto che la sottrazione delle informazioni è stata fatta nei due casi a danno di studi legali e non dei Paesi. L'argomento dell'evasione fiscale è un problema globale, come lo è quello dello sperpero dei fondi pubblici e finché esistono gli inferni fiscali continueranno ad esistere i paradisi fiscali come risposta economica.
Perché il CIPI - o, meglio il governo degli Stati Uniti – ha attaccato questa volta alle Bahamas? La risposta non é complicata: questo paese si oppone a firmare l'accordo per l'interscambio standardizzato è automatico di informazione tributaria che l'OCDE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) esige. É dato certo che il governo delle Bahamas si era compromesso a sottoscriversi nel 2018 però è probabile che, dopo questo scandalo, debba aderire prima per evitare sanzioni economiche. Con lo scambio automatico delle informazioni, i governi che più tassano i propri cittadini avranno accesso a informazioni che, fino ad ora, erano stare confidenziali.
Un altro punto che smentisce la teoria dell'occultamento dei fondi è che se i politici anteriormente citati e altre migliaia che sono state pregiudicate dal furto delle informazioni del CIPI realmente avessero voluto nascondere il loro ruolo in queste società, semplicemente avrebbero ricorso ad altre società offshore, per esempio, inserendo una società della Liberia come direttore e azionista della società di Panama o delle Bahamas. Qualsiasi somiglianza tra i Panama Papers e i Bahamas Papers non è pura coincidenza.
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