Ecuador: referendum populista promuove la restrizione della libertà d’investimento

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L’Ecuador sta soffrendo da tempo in una crisi economica. Da quando iniziarono a diminuire i prezzi del petrolio, il governo guidato da Rafael Correa si è trovato in guai seri davanti alla propria incapacità di sostenere l’economia dollarizzata.
Per evitare un’esplosione sociale o un duro colpo di Alianza Paìs alle prossime elezioni generali di Febbraio 2017, Correa e il suo gruppo hanno cercato di distogliere l’attenzione dalla propria inefficienza e tentano di incolpare dell’evidente retrocessione gli imprenditori nazionali che hanno riposto il loro denaro in giurisdizioni fiscali più basse. Per evitare questa “fuga di capitali”, il governo ha promosso un referendum mediante il quale chiede agli ecuadoriani approvino che funzionari pubblici, dignitari o qualsiasi carica elettiva, non possono fare investimenti in paesi considerati “paradisi fiscali”.
Questa misura senza precedenti, ha lo scopo di limitare la libertà di investimento ed è stata molto criticata da tutti i settori. Nemmeno i paesi a tassazione più elevata hanno osato fare un passo simile, semplicemente esigono che i propri cittadini, dichiarino i beni che tengono all’estero.
Se si approverà il referendum, i titolari di cariche pubbliche avranno un anno per disfarsi di conti e beni all’estero. Se venisse approvato il referendum l’Ecuador starebbe creando un precedente molto pericoloso, perché sarebbe chiaro che il governo di Correa vuole obbligare gli ecuadoriani a investire solo nel proprio paese, anche se questo soffre un’evidente instabilità economica e politica che è sfavorevole per ogni investimento.
 
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